La gonorrea torna a preoccupare le autorità sanitarie europee, questa volta non soltanto per il costante aumento dei contagi, ma soprattutto per la crescente diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), negli ultimi due anni sono emerse prove sempre più solide della trasmissione locale in Europa di ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti al ceftriaxone, il principale antibiotico oggi impiegato come trattamento di prima linea contro questa infezione sessualmente trasmissibile.

Si tratta di un'evoluzione che gli esperti definiscono particolarmente preoccupante perché rischia di compromettere progressivamente l'efficacia delle terapie disponibili, rendendo sempre più difficile il trattamento di una malattia che ogni anno colpisce decine di milioni di persone nel mondo.

L'ECDC: "Un segnale d'allarme che non possiamo ignorare"

L'allerta arriva da una nuova valutazione del rischio pubblicata dall'ECDC, basata sulle segnalazioni provenienti da undici Paesi europei. Il documento evidenzia come, dal 2022, siano aumentati i casi di gonorrea resistente al ceftriaxone non più riconducibili esclusivamente a infezioni importate dall'estero, ma anche a una trasmissione ormai avvenuta direttamente all'interno del continente europeo.

"L'attuale trasmissione locale della gonorrea resistente al ceftriaxone rappresenta un segnale d'allarme che non possiamo ignorare", spiega Csaba Ködmön, esperto di microbiologia dell'ECDC.

L'agenzia europea sottolinea che, pur rimanendo basso il rischio complessivo per la popolazione generale, l'aumento della resistenza agli antibiotici sta progressivamente erodendo l'efficacia delle cure oggi disponibili. Se questi ceppi altamente resistenti dovessero consolidarsi e diffondersi ulteriormente, le alternative terapeutiche potrebbero diventare sempre più limitate.

Per questo motivo l'ECDC invita ad aumentare la sorveglianza microbiologica, estendere i test di sensibilità agli antibiotici e favorire diagnosi sempre più precoci, così da identificare rapidamente i ceppi resistenti e limitarne la diffusione.

Oltre 106 mila casi in Europa nel 2024

La gonorrea è una delle infezioni sessualmente trasmissibili batteriche più diffuse al mondo. Secondo le stime internazionali provoca circa 82 milioni di nuovi casi ogni anno.

Anche in Europa l'andamento è in forte crescita. Nel 2024 sono stati confermati oltre 106.000 casi nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo, il numero più elevato registrato dall'avvio della sorveglianza europea nel 2009.

L'incremento delle diagnosi dipende probabilmente da una combinazione di fattori: maggiore attività di screening, aumento dei comportamenti sessuali a rischio e miglioramento dei sistemi di sorveglianza. Tuttavia, la contemporanea comparsa di batteri resistenti rende oggi la situazione molto più delicata rispetto al passato.

Cos'è la gonorrea

La gonorrea è un'infezione sessualmente trasmissibile causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae. Dopo la clamidia rappresenta la seconda infezione batterica sessualmente trasmessa più diffusa nel mondo.

Il batterio colonizza principalmente le mucose dell'apparato genitale, ma può infettare anche retto, gola e occhi.

L'infezione si trasmette attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale:

  • rapporti vaginali;
  • rapporti anali;
  • rapporti orali.

Una donna infetta può inoltre trasmettere il batterio al neonato durante il parto. Nei Paesi industrializzati questa complicanza è oggi diventata molto rara grazie alla profilassi antibiotica eseguita sistematicamente alla nascita.


Molti casi decorrono senza sintomi

Uno degli aspetti che rende la gonorrea particolarmente difficile da controllare è l'elevata quota di infezioni asintomatiche.

Le stime indicano infatti che:

  • oltre il 50% delle donne infette non presenta sintomi;
  • circa il 20% degli uomini è completamente asintomatico.

Ciò significa che molte persone possono trasmettere inconsapevolmente l'infezione ai propri partner.

Quando i sintomi compaiono, in genere si manifestano tra uno e sette giorni dopo il contagio.


I sintomi nelle donne

Nelle donne la manifestazione più frequente è la cervicite o l'uretrite.

I sintomi possono comprendere:

  • bruciore durante la minzione;
  • difficoltà a urinare;
  • secrezioni vaginali giallo-verdastre;
  • dolore durante o dopo i rapporti sessuali;
  • prurito vaginale;
  • fastidio pelvico.
  • Proprio perché i sintomi possono essere lievi o del tutto assenti, molte infezioni vengono diagnosticate soltanto durante controlli successivi.


I sintomi negli uomini

Negli uomini la gonorrea si manifesta più frequentemente con un'uretrite caratterizzata da:

  • abbondanti secrezioni uretrali dense di colore giallo-verdastro;
  • intenso bruciore urinario;
  • dolore durante la minzione.

La sintomatologia è spesso più evidente rispetto a quella femminile, favorendo una diagnosi più precoce.


Le forme rettali e faringee

La gonorrea può interessare anche sedi diverse dagli organi genitali. L'infezione rettale, acquisita tramite rapporti anali, è spesso asintomatica, ma in alcuni casi provoca:

  • dolore anale;
  • secrezioni purulente;
  • sanguinamento;
  • prurito;
  • dolore durante la defecazione.

Questa forma è particolarmente frequente tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM).

Attraverso i rapporti orali, invece, il batterio può infettare la gola causando una faringite che, anche in questo caso, può decorrere senza sintomi.

In casi più rari l'infezione può raggiungere gli occhi provocando una congiuntivite oppure diffondersi in tutto l'organismo dando origine a un'infezione gonococcica disseminata, con artriti, tendiniti, lesioni cutanee e, nelle forme più gravi, endocardite o meningite.


Le complicanze possono essere molto serie

Se non trattata tempestivamente, la gonorrea può provocare conseguenze importanti.

Nelle donne il batterio può risalire verso l'utero e le tube di Falloppio causando la malattia infiammatoria pelvica, una condizione che comprende:

  • endometrite;
  • salpingite;
  • annessite;
  • dolore pelvico cronico;
  • ascessi;
  • infertilità.
  • Durante la gravidanza aumenta inoltre il rischio di rottura precoce delle membrane, parto pretermine e trasmissione dell'infezione al neonato.

Negli uomini la complicanza più frequente è l'epididimite, un'infiammazione dolorosa dell'epididimo che, nei casi trascurati, può compromettere la fertilità.

Le persone affette da gonorrea presentano inoltre una maggiore probabilità sia di contrarre sia di trasmettere il virus dell'HIV.


Come si diagnostica
La diagnosi si basa su diversi strumenti di laboratorio.

Oggi i test molecolari basati sull'amplificazione degli acidi nucleici (NAAT) rappresentano il metodo più sensibile e possono essere effettuati su:

  • urine;
  • tamponi uretrali;
  • tamponi cervicali o vaginali;
  • tamponi rettali;
  • tamponi faringei.
  • Nei casi sospetti di diffusione sistemica possono essere analizzati anche sangue o liquido sinoviale.

Fondamentale rimane inoltre l'esame colturale con antibiogramma, che permette di valutare la sensibilità del batterio agli antibiotici e di identificare eventuali ceppi resistenti.

Quando una persona risulta positiva è raccomandato sottoporre al test anche tutti i partner sessuali recenti e ricercare contestualmente eventuali altre infezioni sessualmente trasmissibili, compreso l'HIV.

L'aumento della resistenza agli antibiotici

Per decenni la gonorrea è stata considerata un'infezione facilmente curabile con antibiotici.

Negli ultimi anni, però, Neisseria gonorrhoeae ha sviluppato una crescente capacità di acquisire resistenze nei confronti di numerose classi di antibiotici utilizzati nel tempo.

Oggi il ceftriaxone rappresenta il trattamento di riferimento. Proprio per questo motivo la comparsa di ceppi resistenti a questo farmaco viene considerata una delle principali minacce emergenti per la salute pubblica.

Le linee guida terapeutiche prevedono generalmente una terapia con ceftriaxone o cefixima associati ad azitromicina, ma la scelta dell'antibiotico dovrebbe essere sempre guidata, quando possibile, dai risultati dell'antibiogramma, soprattutto nelle aree dove la resistenza è più diffusa.

Durante tutto il trattamento è necessario evitare rapporti sessuali fino alla completa guarigione, così da interrompere la catena dei contagi.


Chi è maggiormente esposto

Secondo l'ECDC il rischio di contrarre una gonorrea resistente al ceftriaxone rimane complessivamente basso nella popolazione generale, ma aumenta sensibilmente in alcune categorie.

Tra i principali fattori di rischio figurano:

  • rapporti sessuali non protetti con partner nuovi o occasionali;
  • partner multipli o frequente cambio di partner;
  • lavoratrici e lavoratori del sesso e loro clienti;
  • viaggi in aree dove circolano con maggiore frequenza ceppi resistenti, in particolare nel Sud-Est asiatico, che continua a rappresentare la principale fonte di introduzione di questi ceppi in Europa.

La prevenzione resta l'arma più efficace

In assenza di un vaccino, la prevenzione continua a rappresentare lo strumento più importante per limitare la diffusione della gonorrea e contenere l'emergenza della resistenza agli antibiotici.

L'ECDC raccomanda di utilizzare correttamente il preservativo o altri metodi di barriera durante ogni rapporto sessuale a rischio, effettuare controlli periodici in presenza di partner nuovi o multipli e richiedere tempestivamente un test in caso di possibile esposizione o comparsa di sintomi.

Parallelamente, l'Agenzia europea invita le autorità sanitarie a rafforzare la sorveglianza della resistenza antimicrobica, incrementare i test di sensibilità, garantire una gestione clinica tempestiva dei casi e promuovere campagne di informazione sul sesso sicuro.

L'obiettivo è evitare che la diffusione dei ceppi resistenti trasformi una malattia oggi ancora curabile in un'infezione sempre più difficile da trattare. La finestra di intervento, sottolineano gli esperti, è ancora aperta, ma richiede diagnosi precoci, uso appropriato degli antibiotici e una prevenzione costante.