*_©Angelo Antonio Messina
La mostra “Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia” a Palazzo Reale e i tre “capitoli espositivi” nei grandi musei milanesi rappresentano un ambizioso e complesso progetto culturale che riunisce, per la prima volta in modo così organico e multiforme, la storia e l’eredità di un movimento artistico di fondamentale importanza, la Metafisica, e le sue molteplici risonanze nel XX e XXI secolo. Curata da Vincenzo Trione e promossa dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, questa iniziativa si inserisce nel prestigioso programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, consegnando alla città non solo una mostra simbolo, ma un vero e proprio percorso emotivo e intellettuale che attraversa Palazzo Reale, il Museo del Novecento, le Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio. Un progetto che parla di arte, ma anche di memoria, identità culturale e capacità visionaria di Milano come epicentro di un dialogo tra passato e presente.
Ogni cosa [ha] due aspetti: uno corrente quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini
in generale, l’altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti
di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile
ai raggi solari non possono apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi x.
Giorgio de Chirico, Sull’arte metafisica, 1919
Il fulcro di “Metafisica/Metafisiche” è la grande esposizione “Modernità e malinconia” a Palazzo Reale, dove oltre quattrocento opere – dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, video e persino vinili – dialogano fra loro, provenendo da più di 150 istituzioni internazionali pubbliche e private. Questo corpus vasto e variegato testimonia l’ampiezza e la vitalità della poetica metafisica: nata a Ferrara nel 1917 con i maestri Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, essa non si è mai esaurita ma ha continuato a riverberare nelle arti visive e nelle altre forme espressive fino ai giorni nostri, contaminandosi con il surrealismo di Magritte, Ernst, Dalí, lo spirito pop di Warhol, e proseguendo attraverso interpreti contemporanei quali Paladino, Paolini, Kounellis, Vezzoli, affascinando settori come l’architettura, il cinema, la moda (da Armani a Fendi), la musica (Genesis, Pink Floyd) e molto altro.
Questa pluralità di voci, apparentemente lontane per epoca, stile e luogo, si incontra però attorno a un comune denominatore: una “manière de voir” che il curatore definisce come un’esperienza poetica laterale, clandestina, quasi marginale, ma capace di scavare nell’invisibile e nel misterioso, dando forma a una malinconia esistenziale e a una modernità che non si limita alla mera innovazione tecnica o stilistica, ma si fa ricerca dell’anima e del senso profondo dell’esistenza. La mostra di Palazzo Reale diventa dunque un viaggio emozionante in quello spazio sospeso tra sogno e realtà, un invito a comprendere come la Metafisica sia stata – e continui a essere – un laboratorio di pensiero e immaginazione.
Particolarmente toccante è il modo in cui il progetto celebra la relazione tra la Metafisica e Milano, città che non è soltanto uno sfondo geografico, ma un crocevia fertile di esperienze artistiche e intellettuali. Il Museo del Novecento presenta, infatti, un focus dedicato agli archivi di Ettore e Claudia Gian Ferrari, che raccontano l’intenso legame dei protagonisti metafisici con la metropoli lombarda, crocevia di sperimentazioni e collaborazioni con istituzioni come il Teatro alla Scala e la Triennale. I bozzetti di scenografie, i costumi e le fotografie d’epoca dimostrano come la Metafisica si sia estesa ben oltre la tela, contaminando la scena teatrale e le arti applicate, con un gioco delicato fra fedeltà storica e riscrittura poetica, come testimoniano le tavole di Mimmo Paladino ispirate al romanzo di Savinio “Ascolto il tuo cuore, città”.
L’omaggio a Giorgio Morandi, affidato alle Gallerie d’Italia con le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier del pittore, e l’inedita installazione di William Kentridge a Palazzo Citterio, che rielabora le nature morte dello stesso Morandi con tocchi contemporanei e scultorei, sono momenti alti che rafforzano il dialogo fra le generazioni e confermano l’attualità di una ricerca poetica e formale fondata sul tempo, la memoria e il ritmo. Questi “capitoli” espositivi corrispondono a tappe di un racconto intenso che coinvolge lo spettatore, invitandolo a riscoprire Milano stessa come un museo a cielo aperto, ricco di stratificazioni culturali e sentimentali.
Il linguaggio multidisciplinare del progetto riflette la trasversalità della Metafisica: non più solo pittura, ma cinema, letteratura, graphic novel, design, musica e moda. Questa pluralità di modalità espressive rende la mostra ancor più affascinante e significativa, poiché permette di avvicinare un pubblico ampio e variegato, capace di trovare nelle opere e negli eventi correlati un terreno di identità, riflessione e commozione. La presenza di artisti come Paolo Sorrentino e Tim Burton testimonia inoltre un’attenzione verso le forme più popolari e al contempo sofisticate della narrazione contemporanea, sottolineando come la Metafisica, lungi dall’essere un semplice capitolo storico, sia una fonte inesauribile di ispirazione.
Dal punto di vista culturale e storico, il progetto di Vincenzo Trione appare come un’opera di recupero e valorizzazione che supera la nostalgia e la contemplazione passiva, proponendo invece una rinnovata consapevolezza della potenza della Metafisica. L’approccio curatoriale è infatti deciso e amorevole, capace di trasmettere una tensione vibrante fra malinconia e modernità, tra senso di perdita e desiderio di futuro, facendo emergere il lato umano e sentimentale degli artisti e delle loro creazioni. La mostra non è solo un’esposizione ma un’esperienza immersiva che parla direttamente al cuore del visitatore, intrecciando narrazioni storiche e intime, incantamento estetico ed emozione profonda.
“Metafisica/Metafisiche” rappresenta un momento culturale di straordinaria ricchezza per Milano e per l’Italia intera. Attraverso un percorso espositivo articolato, altamente qualificato sul piano scientifico e al tempo stesso accessibile e coinvolgente, la mostra restituisce alla Metafisica la sua dimensione poliedrica e viva, capace di parlare alle nuove generazioni e di tessere legami con l’arte e la cultura contemporanea. Questo progetto è una vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte come occasione di riflessione, scoperta e meraviglia, un invito a camminare in quella mappa sentimentale che dal Duomo a Brera trasforma Milano in una città-museo, un luogo di visione e poesia eterna. Sarà difficilissimo dimenticare questo percorso, così intensamente emozionante e languido, capace di rivelare, pagina dopo pagina, le infinite sfumature di una modernità malinconica che ci appartiene tutti.
*_©Angelo Antonio Messina

