Cisgiordania, nuova escalation di violenza: arresti di massa, raid, appelli internazionali e accuse contro coloni ed esercito israeliano
La tensione in Cisgiordania continua a crescere in modo drammatico. Nelle ultime ore si sono moltiplicati gli episodi di violenza, le incursioni dell'esercito israeliano, gli arresti di massa e gli attacchi attribuiti ai coloni israeliani, mentre da diverse organizzazioni della società civile – comprese numerose ONG israeliane – arriva un appello urgente alla comunità internazionale affinché intervenga per fermare la spirale sempre più incontrollata di violenze nei Territori palestinesi occupati.
Secondo quanto riferito da fonti palestinesi e da media israeliani, la giornata è stata segnata da una serie di eventi che testimoniano un'escalation destinata ad alimentare ulteriormente il conflitto, in un contesto in cui le denunce di organizzazioni per i diritti umani parlano ormai apertamente di un progressivo deterioramento dello stato di diritto nei Territori Occupati.
Gli appelli della popolazione palestinese: "Difendere villaggi, terre e famiglie"
La Commissione di coordinamento delle fazioni della provincia di Nablus ha lanciato un appello rivolto ai residenti dei villaggi e delle cittadine dell'area affinché si mobilitino per difendere le proprie comunità.
Nel comunicato viene denunciato il moltiplicarsi degli inviti, provenienti dall'area dei coloni israeliani più radicali, a intensificare gli attacchi contro la popolazione palestinese, bloccare le strade e colpire direttamente gli abitanti.
Per questo motivo la Commissione ha invitato i cittadini, i quadri politici e le organizzazioni locali ad aumentare il livello di allerta, attivare squadre di sorveglianza e comitati di emergenza e rafforzare il coordinamento sul territorio.
Il messaggio sottolinea come soltanto l'unità della popolazione può rappresentare uno strumento di difesa di fronte a una situazione che viene descritta come sempre più grave.
Nel documento viene inoltre elogiata la resistenza mostrata dagli abitanti dei villaggi che, nelle giornate precedenti, hanno cercato di opporsi agli assalti dei coloni, mentre il testo si conclude con un omaggio ai palestinesi uccisi, ai detenuti e ai feriti.
Nuove provocazioni nel villaggio di Tell
Poche ore dopo, nuovi episodi di tensione sono stati segnalati nei pressi del villaggio di Tell, a ovest di Nablus. Secondo testimoni citati dall'agenzia palestinese Maan, un gruppo di coloni israeliani si è radunato sulle alture che dominano il centro abitato, compiendo gesti provocatori verso le abitazioni palestinesi, aumentando così la preoccupazione degli abitanti.
L'episodio arriva dopo giorni caratterizzati da ripetute incursioni, aggressioni e danneggiamenti che, secondo le autorità palestinesi, stanno interessando numerose località della provincia di Nablus.
Dal lato israeliano, alcuni organi di stampa hanno riferito che circa venti coloni sono entrati nel villaggio senza alcun coordinamento preventivo con l'esercito. Secondo queste ricostruzioni non si sarebbero inizialmente verificati scontri, mentre successivamente l'IDF avrebbe inviato propri reparti con l'obiettivo di allontanarli dall'area.
Le diverse versioni testimoniano ancora una volta quanto sia difficile ricostruire con precisione la dinamica degli eventi in un contesto caratterizzato da continui scontri e reciproche accuse.
Israele intensifica la campagna di eliminazioni mirate nella Striscia di Gaza
Parallelamente agli eventi in Cisgiordania, emergono nuovi dettagli sulla strategia israeliana nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, lo Shin Bet ha creato, pochi giorni dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, una speciale struttura operativa denominata "Nili", incaricata di identificare e uccidere tutti coloro che Israele ritiene abbiano partecipato agli attacchi contro le comunità israeliane al confine con Gaza, ai rapimenti o alla detenzione degli ostaggi.
Il giornale riferisce che la struttura raccoglie intelligence proveniente da immagini, documenti recuperati durante le operazioni militari, archivi attribuiti ad Hamas e ad altre organizzazioni palestinesi, oltre a informazioni raccolte direttamente sul terreno.
Secondo il quotidiano israeliano, nelle ultime settimane le operazioni di eliminazione mirata avrebbero subito una significativa accelerazione. Le autorità militari israeliane, sempre secondo il giornale, affermano di cercare di ridurre le vittime civili, rinviando alcune operazioni quando siano presenti persone estranee all'obiettivo militare. Tuttavia, il quotidiano riferisce anche che gli attacchi vengono comunque autorizzati quando il bersaglio è ritenuto una minaccia imminente, pur nella consapevolezza della possibilità di vittime collaterali... a dimostrazione dell'ipocrisia del terrorismo di Stato di cui Israele, da sempre, si fa beffe del diritto internazionale, SENZA CHE NESSUNO STATO O ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE NE TENGA CONTO!
Dal mese di giugno sono già stati uccisi almeno ventuno palestinesi inseriti nella lista dei ricercati predisposta dalla struttura speciale.
Arresti di massa in tutta la Cisgiordania
Nelle prime ore della giornata le forze israeliane hanno inoltre condotto una vasta operazione militare in numerose città della Cisgiordania, arrestando almeno 66 palestinesi.
Il numero più elevato di arresti è stato registrato proprio nel villaggio di Tell, nei pressi di Nablus, dove trenta persone sono state fermate durante le operazioni militari.
Altri arresti sono stati effettuati nella zona di Ramallah, a Jenin, Hebron, Betlemme, Tulkarem e nell'area di Gerusalemme Est, dove la polizia israeliana è intervenuta ad Al-Eizariya.
Le operazioni fanno parte delle attività che Israele definisce di sicurezza nei Territori Occupati, ma sono chiaramente, come denunciate dalle autorità palestinesi e dalle organizzazioni per i diritti umani, solo ulteriori strumenti di pressione permanente sulla popolazione civile.
L'appello delle ONG israeliane: "La comunità internazionale intervenga subito"
Tra gli elementi più significativi della giornata vi è anche il documento diffuso da numerose organizzazioni della società civile israeliana, molte delle quali da anni impegnate nella difesa dei diritti umani e contrarie all'espansione degli insediamenti nei Territori occupati.
Le associazioni denunciano un'intensificazione delle violenze attribuite ai coloni israeliani, sostenendo che tali azioni hanno il sostegno o comunque sotto la protezione dell'esercito israeliano.
APPELLO URGENTE alla comunità internazionale affinché intervenga immediatamente per fermare la violenza di Israele e impedire i pogrom perpetrati dalle milizie dei coloni e dall’esercito israeliano in tutta la Cisgiordania.Negli ultimi giorni, la violenza perpetrata dalle milizie dei coloni, avallata e sostenuta dall’esercito israeliano, si è intensificata in tutta la Cisgiordania, con episodi quali l’incendio e la distruzione di proprietà palestinesi e l’espulsione forzata di famiglie e comunità. Questi attacchi sono stati accolti con il silenzio e l’inerzia da gran parte della comunità internazionale, consentendo alla violenza di continuare e intensificarsi.Quanto successo oggi nel villaggio di Tell (Area B), in cui un “tour” dei coloni nel villaggio si è concluso con l’uccisione di almeno 4 palestinesi e 1 colono e il ferimento di diverse persone, sta portando a un’escalation della violenza nella zona, con coloni, ministri e membri della Knesset che invocano ulteriori attacchi di vendetta, già iniziati in tutta la Cisgiordania.L’esperienza dimostra che questi eventi possono degenerare rapidamente in pogrom di massa, se accolti con il silenzio.Chiediamo alla comunità internazionale di agire subito. È necessario esercitare una pressione immediata sul governo israeliano affinché fermi ulteriori attacchi, prevenga pogrom e ulteriori uccisioni e garantisca la protezione dei palestinesi, in conformità con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale.
Tra i promotori figurano numerose realtà israeliane impegnate nella tutela dei diritti umani, tra cui B'Tselem, Breaking the Silence, Peace Now, Yesh Din, Adalah, Gisha, Physicians for Human Rights Israel, Ir Amim, MachsomWatch, HaMoked, Human Rights Defenders Fund e altre organizzazioni attive da anni nel monitoraggio della situazione nei Territori occupati.
Una spirale che continua ad aggravarsi
L'insieme degli eventi delle ultime ore restituisce il quadro di una Cisgiordania sempre più instabile, dove le incursioni militari israeliane, gli arresti su vasta scala, gli attacchi attribuiti ai coloni e le operazioni di sicurezza si intrecciano in una spirale di violenza che continua ad aggravarsi.
Le accuse rivolte dalle organizzazioni palestinesi e da numerose ONG israeliane sono particolarmente pesanti: il governo di Israele non sta impedendo le violenze dei coloni e, in diversi casi denunciati pubblicamente, l'esercito è accusato di garantire protezione alle incursioni invece di assicurare la tutela della popolazione civile palestinese.
Israele, da tempo definibile a buon diritto Stato canaglia a tutti gli effetti, respinge abitualmente le accuse , sostenendo che le proprie forz operano per ragioni di sicurezza e che eventuali reati commessi da civili israeliani sono perseguiti dalle autorità competenti... FIGURIAMOCI! Di terroristi ebrei, assassini impuniti a piede libero, sono piene le cronache... da sempre!
Intanto, mentre aumentano gli appelli rivolti alla comunità internazionale, ora mai COMPLICE del genocidio del popolo palestinese, affinché intervenga per prevenire nuove violenze e garantire la protezione dei civili, il rischio di un'ulteriore escalation appare concreto, in un contesto già segnato da mesi di guerra, profonde divisioni politiche e un crescente numero di vittime sia nella Striscia di Gaza, sia nei Territori palestinesi occupati.