La politica di Coesione dell’Unione Europea “dimostra di riuscire ad adattarsi” al mondo che cambia. Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha snocciolato oggi (25 marzo) le cifre della revisione di medio termine della programmazione dei fondi di Coesione per il periodo 2021-2027: gli Stati membri hanno modificato 186 programmi nazionali e regionali, riorientando 34,6 miliardi di euro verso le nuove priorità. Prima di tutto competitività e difesa: alla prima 15,2 miliardi, alla seconda 11,9. Le ‘briciole’ (si fa per dire) per l’emergenza abitativa (3,3 miliardi), per la resilienza idrica (3,1 miliardi) e per la sicurezza energetica (1,2 miliardi).

La possibilità di rivedere le allocazioni dei fondi di Coesione a metà strada, adeguando così le proprie priorità di investimento durante il lungo periodo di un Quadro finanziario pluriennale (7 anni), è prevista da tempo. Nel 2025 però, ha assunto un significato e un’urgenza maggiori: in risposta al panorama geopolitico stravolto rispetto all’avvio dei programmi nel 2021, la Commissione europea ha proposto nell’aprile 2025 di incoraggiare gli Stati membri e le Regioni a riorientare gli investimenti verso le nuove priorità strategiche. Offrendo incentivi finanziari, semplificando le norme politiche e prorogando di un anno il periodo di attuazione dei programmi modificati.

Lo scorso anno, la Commissione e i paesi dell'UE hanno avviato un dibattito sulla possibilità di sbloccare gli aiuti regionali per convogliare maggiori risorse verso progetti legati alla difesa, nell'ambito della revisione intermedia della politica di coesione dell'UE. I paesi dell'UE hanno approvato la revisione lo scorso settembre, concentrandosi sugli investimenti in difesa e sicurezza.

Questo si è aggiunto al programma di prestiti SAFE (Security Action for Europe) da 150 miliardi di euro e al programma EDIP (European Defence Industry Programme) da 1,5 miliardi di euro. In totale, 186 programmi nazionali e regionali sono stati modificati, ha dichiarato Fitto mercoledì.

Una parte dei fondi appena resi disponibili per i progetti di difesa è destinata alla mobilità militare, ha affermato la Commissione. Lo scorso anno, il Consiglio e la Commissione hanno individuato 500 "punti critici" infrastrutturali – ovvero colli di bottiglia strategici nelle infrastrutture – che necessitano di interventi prioritari per consentire il movimento di forze e attrezzature militari lungo i corridoi militari più importanti del continente.

La Commissione ha ribadito che le capitali potrebbero utilizzare i fondi di coesione per questi progetti, che spaziano da strade, ponti, gallerie, porti o aeroporti. Fitto ha aggiunto che gli 11,9 miliardi di euro saranno destinati anche al finanziamento di droni e mezzi spaziali I Paesi più vicini alla Russia, in particolare, hanno stanziato "ingenti somme" per la difesa, ha affermato la Commissione, sottolineando la loro esposizione ai ripetuti attacchi ibridi di Mosca.

La Polonia ha stanziato circa 6,2 miliardi di euro per la difesa, la quota maggiore tra i Paesi del blocco, nell'ambito della sua riallocazione di 8 miliardi di euro. Finlandia ed Estonia hanno destinato l'intera riallocazione alla difesa, rispettivamente 180 milioni e 396 milioni di euro, come emerge dai piani nazionali. 

L'Italia ha invece riallocato nelle nuove priorità 7 miliardi di euro verso cinque nuove priorità strategiche: competitività, difesa, gestione acqua, transizione energetica e politiche abitative.  “La riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro dei fondi di coesione è la conseguenza di una scelta chiara e coerente del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che dimostra la capacità di adattare gli strumenti europei alle nuove priorità strategiche.
In un contesto internazionale in rapido mutamento, investire su competitività, politiche abitative, energia e sicurezza significa rafforzare il sistema economico dell’intera Europa.
Si tratta, in questo senso, di un cambio di rotta dell’Unione europea rispetto al passato, quando spesso prevalevano approcci ideologici. Ci auguriamo che questo rappresenti un modello anche per altre politiche europee." commentano in una nota congiunta Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr e Carlo Fidanza, capodelegazione di fdi al Parlamento europeo