Come già anticipato, Teheran smentisce, Washington insiste. E nel mezzo resta una guerra che continua a muoversi sul filo della propaganda e delle dichiarazioni contraddittorie.

Secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana Fars, una fonte informata di Teheran ha negato in modo netto l'esistenza di qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, né diretto né indiretto. Una smentita secca alle parole dell'ex presidente americano Donald Trump, che nelle ultime ore aveva parlato di “colloqui buoni e produttivi” tra i due Paesi.

La posizione iraniana è chiara: non solo non ci sono trattative in corso, ma non ce ne saranno finché non saranno raggiunti gli obiettivi militari fissati da Teheran. E soprattutto, nessun passo indietro sul nodo centrale del conflitto: lo Stretto di Hormuz.

Secondo la fonte citata da Fars, il passaggio strategico “non tornerà alla situazione precedente alla guerra”. Una linea ribadita anche dal ministero degli Esteri iraniano, che ha definito le dichiarazioni di Trump come un evidente segnale di arretramento rispetto alle minacce lanciate nei giorni scorsi.

Teheran insiste: lo Stretto resterà chiuso “a chi attacca l'Iran”. Una posizione che mantiene altissima la tensione internazionale, considerando il ruolo cruciale di Hormuz per il transito del petrolio mondiale.

Dal fronte politico interno, il tono è altrettanto duro. Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione sicurezza nazionale e politica estera del Parlamento iraniano, ha parlato di una guerra ancora in pieno svolgimento e ha rivendicato una nuova “sconfitta” degli Stati Uniti: “La battaglia continua. Trump e l'America hanno fallito ancora una volta”.

Sul versante americano, però, il messaggio è diverso. Trump ha annunciato tramite il suo social Truth la sospensione per cinque giorni degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Una decisione che arriva dopo aver minacciato, solo pochi giorni fa, la distruzione degli impianti energetici di Teheran se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto entro 48 ore.

Un cambio di tono evidente, accompagnato dalla rivendicazione di contatti diplomatici in corso. Ma proprio su questo punto si apre lo scontro più netto tra le due versioni: Washington parla di dialogo, Teheran lo nega categoricamente.

Il risultato è uno scenario sempre più confuso e instabile, in cui le parole sembrano avere lo stesso peso delle armi. Da una parte gli Stati Uniti cercano di mostrare uno spiraglio diplomatico, dall'altra l'Iran chiude ogni porta e rilancia la linea della resistenza.

Nel mezzo, resta una crisi che continua a minacciare non solo l'equilibrio del Medio Oriente, ma anche quello dei mercati energetici globali. E con uno Stretto di Hormuz ancora bloccato, il rischio di un'escalation resta tutt'altro che scongiurato.