La denuncia del New York Times: “Attacco all’Iran senza mandato e senza obiettivi chiari”
La redazione editoriale del New York Times ha pubblicato un duro intervento contro la decisione del presidente Donald Trump di lanciare una vasta operazione militare contro l'Iran in coordinamento con Israele. Secondo il quotidiano, la scelta rappresenta una netta contraddizione rispetto alle promesse elettorali del 2024, quando Trump aveva assicurato la fine delle “guerre infinite”, mentre nell'ultimo anno ha ampliato il coinvolgimento militare americano in sette Paesi.
L'editoriale denuncia che il presidente non ha fornito una giustificazione convincente per l'attacco e, soprattutto, non ha coinvolto il Congresso, l'unico organo cui la Costituzione attribuisce il potere di dichiarare guerra. Mancano, inoltre, indicazioni precise sugli obiettivi militari dell'operazione.
Il giornale accusa Trump anche di aver fornito informazioni fuorvianti sui risultati di un precedente attacco contro impianti nucleari iraniani avvenuto a giugno, mettendo in dubbio la sua credibilità agli occhi dei cittadini americani e sollevando interrogativi sulle sue reali intenzioni.
Pur condannando il regime iraniano per la repressione interna e l'uccisione di manifestanti, la redazione ritiene che l'approccio della Casa Bianca sia imprudente e irresponsabile. L'azione militare, si legge, espone a rischi elevati i soldati statunitensi e i civili nella regione, oltre ad aumentare la probabilità di una risposta dura da parte di Teheran, anche con missili a corto e medio raggio diretti verso Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi vicini.
Secondo il quotidiano, un intervento responsabile avrebbe richiesto obiettivi dichiarati con chiarezza — limitati al programma nucleare iraniano oppure estesi al sostegno a gruppi armati — il via libera del Congresso, il coordinamento con gli alleati internazionali e una valutazione rigorosa dei rischi, accompagnata da un piano per gestire eventuali ritorsioni.
L'editoriale accusa il presidente di basarsi invece su dichiarazioni vaghe e su un presunto sostegno del popolo iraniano per giustificare l'operazione, ignorando il diritto internazionale e la normativa americana, mantenendo al contempo una linea altalenante nei confronti degli alleati e proteggendo funzionari ritenuti responsabili di gravi errori.
Viene inoltre evidenziato il tentativo di membri del Congresso di entrambi gli schieramenti — tra cui i deputati Ro Khanna e Thomas Massie, insieme ai senatori Tim Kaine e Rand Paul — di limitare il potere presidenziale di avviare una guerra contro l'Iran senza un voto parlamentare. Rafforzare il ruolo del Congresso, secondo il giornale, è il modo più efficace per evitare un'escalation incontrollata.
In conclusione, l'editoriale richiama alla tutela delle truppe americane e dei civili iraniani innocenti e avverte che l'assenza di obiettivi chiari rischia di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto aperto e prolungato, simile a quelli in Iraq e Afghanistan, che hanno pesato a lungo sulle forze armate e sull'opinione pubblica americana.