Il governo annuncia ipotesi di estendere Zes unica a tutta Italia
Il primo a parlarne è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, qualche mese fa, che ha espressamente detto che la misura doveva diventare un modello di sviluppo per tutto il paese. Stiamo parlando della Zes unica, approvato a Gennaio 2024 su impulso dell’alora ministro degli affari europei e del sud Raffaele Fitto, che dopo un primo periodo di rodaggio, sotto la guida dell’avvocato Giosy Romano ha cominciato a macinare numero di richieste record, che ne hanno fatto una misura modello di sviluppo economico della zona, grazie alle semplificazioni burocratiche che offre.
La Zes Unica, infatti. è un caso di successo di sviluppo dell’economia di territori in difficoltà, nata per ridare spinta alla crescita del Mezzogiorno e poi trasformatasi in vero volano di sviluppo. Uno studio dell’Osservatorio conti pubblici italiani di Alessandro Valfrè e Gilberto Turati si traccia un quadro interessante dello strumento e i suoi possibili sviluppi futuri, a partire dalla sua estensione a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte relativa alle semplificazioni amministrative e burocratiche, a costo zero per il bilancio pubblico. Le ZES sono diffuse a livello globale. La prima ZES nasce nel 1959 in Irlanda e, in trent’anni, si arriva a 500 zone in tutto il mondo. In generale, queste zone offrono vantaggi fiscali, come minori tariffe e imposte, fino alla determinazione del proprio livello di tassazione e delle politiche di regolazione. Inoltre, stimolano la crescita economica tramite diversi canali, come attrazione di investimenti diretti esteri, crescita delle imprese locali, creazione di distretti industriali, generando economie di scala e ulteriori spillover sulle economie locali. L’impatto sul mercato del lavoro non si limita all’occupazione nelle imprese che investono, ma anche sull’indotto e i territori limitrofi. Si crea così un effetto moltiplicatore: la crescita delle attività produttive nelle ZES favorisce l’espansione dell’intera economia locale.
Il disegno di Legge di bilancio per il 2026, approvato dal Governo e ora all’esame delle Camere, dedica ampio spazio alla Zona Economica Speciale (ZES) Unica, che da gennaio 2024 sostituisce le precedenti ZES territoriali. La legge prolunga la ZES Unica da fine 2025 a fine 2028, stanziando 2,3 miliardi di euro per il 2026 (dopo 2,2 miliardi nel 2025), 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. A queste risorse, si aggiunge: (i) un fondo per specifici investimenti in beni strumentali (300 milioni tra 2026 e 2028); ii) circa 800 milioni tra 2026 e 2028, per rifinanziare l’esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro; (iii) una decontribuzione parziale per i giovani (54 milioni per il 2026, 400 per il 2027 e 271 milioni per il 2028); e (iv) incentivi per l’assunzione di donne disoccupate con almeno 3 figli, con fondi per 238 milioni di euro tra il 2026 e il 2035.
La storia delle ZES in Italia inizia nel 2017, sotto il governo Gentiloni, con l’istituzione di otto ZES: Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia occidentale, Sicilia orientale, Sardegna, Adriatica (composta da Molise e Puglia settentrionale) e Ionica (composta da Puglia meridionale e Basilicata). Ogni ZES rappresenta una specifica zona geografica, con specifici comuni, attorno ad un’area portuale principale e a una o più aree retro-portuali e industriali.
Il PNRR ha destinato alle ZES risorse per 563,5 milioni di euro. La suddivisione è la seguente: Campania (136 mln), Calabria (111,7 mln), Ionica (108,1 mln), Adriatica (89,1 mln), Sicilia (56,8 per la parte occidentale e 52,2 per quella orientale), Abruzzo (62,9 mln) e Sardegna (10 mln). Allo stato attuale, tuttavia, è stato speso solo l’11% delle risorse.
Le prime evidenze sugli effetti delle ZES regionali sono positive: uno studio di TEHA mostra che in Campania, tra il 2022 e il 2023, sono state rilasciate 73 autorizzazioni uniche, per oltre 900 milioni di euro di investimenti, con impatto occupazionale diretto di 3.700 persone. Tra il 2018 e il 2022 sono stati concessi quasi 400 milioni di crediti di imposta, a fronte di oltre 1,1 miliardi di euro di investimenti. Lo stesso studio mostra come 1 euro di investimenti nella ZES campana produca 1,4 euro di valore aggiunto indiretto, mentre ogni nuovo occupato nella ZES genera 1,7 posti di lavoro nel resto dell’economia regionale.
Nel primo anno di vita della ZES unica si sono registrate 413 autorizzazioni uniche rilasciate, con 6.885 richieste di crediti di imposta per un totale di 2,55 miliardi di euro, che hanno generato 7 miliardi di investimenti e oltre 7.000 occupati. Uno studio di Confindustria, che include anche i primi mesi 2025, conta 700 autorizzazioni uniche, con oltre 5 miliardi di crediti di imposta, 28 miliardi di investimenti generati e più di 35.000 unità di occupazione aggiuntiva. Lo stesso studio enfatizza come, dal 2020, la crescita del Pil al Sud (+7,1%) sia stata maggiore che al Nord (+5,1%) e al Centro (+2,8%), per una combinazione di fattori quali investimenti (alimentati dalla ZES), semplificazioni amministrative (della ZES unica) e PNRR.
Se le ZES producono buoni risultati perché non estendere questa esperienza all’intera Italia? Sarebbe fattibile? Il recente dato mostrato da Confindustria di 28 miliardi di investimenti generati da 5 miliardi di crediti di imposta mostra come l’applicazione della ZES unica sia efficace e tangibile.
In via generale, l’estensione delle ZES a livello nazionale sarebbe in contrasto con le linee guida UE relative agli aiuti regionali e di Stato. Però alcune esperienze delle ZES possono essere estese, soprattutto per quanto riguarda i costi delle procedure. Ad esempio, lo Sportello Unico Digitale può essere la soluzione ideale per snellire la burocrazia e per fare in modo che le autorizzazioni e i crediti di imposta siano attivi nel giro di 30 giorni, senza dover richiedere molteplici verifiche, come l’autorizzazione unica sulla VIA. Lo snellimento della burocrazia potrebbe facilitare gli investimenti e ridurre i costi.
Insomma una sfida che può essere intrapresa, adottando come ha annunciato la premier in aula, alcune modalità che possano ridurre la eccessiva burocrazia e semplificare alcuni procedimenti che possono aiutare le imprese e lo sviluppo di questo paese.