Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si prepara a riunire giovedì un gruppo ristretto di ministri e consiglieri per discutere la possibilità di applicare la sovranità israeliana su alcune aree della Cisgiordania, una mossa che equivarrebbe a un'annessione di fatto.
Secondo i media israeliani, al centro dell'incontro ci sarà l'analisi delle implicazioni derivanti dal riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese, sempre più probabile alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Diversi Paesi occidentali intendono infatti annunciare la propria decisione in tal senso.
Il dibattito interno a Gerusalemme si intreccia con la crisi diplomatica tra l'Autorità Palestinese (ANP) e Washington. Gli Stati Uniti hanno recentemente revocato i visti di ingresso al presidente Mahmoud Abbas e a circa 80 funzionari palestinesi, impedendo loro di partecipare all'Assemblea dell'ONU. Una decisione motivata dalla mancata condanna, a giudizio del Dipartimento di Stato americano, del terrorismo e delle campagne internazionali contro Israele.
Il vice di Abbas, Hussein al-Sheikh, ha inviato una lettera al segretario di Stato Marco Rubio, sostenendo che l'ANP ha già condannato la violenza, incluso l'attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas, e che rimane impegnata a un processo di pace con l'obiettivo di uno Stato palestinese smilitarizzato. Secondo al-Sheikh, la misura statunitense rischia di "silenziare la voce palestinese nel momento in cui il dialogo è più necessario".
Fonti palestinesi hanno fatto sapere che diversi Paesi arabi, inclusi Stati del Golfo, stanno cercando di mediare con Washington per rimuovere le restrizioni. In caso contrario, Abbas potrebbe intervenire da remoto all'Assemblea.
Il numero di Paesi che annunciano il riconoscimento dello Stato di Palestina è in crescita. Tra gli ultimi, il Belgio, che ha legato la decisione a nuove sanzioni contro Israele. I governi favorevoli al riconoscimento sostengono che questa scelta mantenga viva la prospettiva della soluzione dei due Stati e rappresenti una risposta alle politiche israeliane in Cisgiordania e Gaza. Tuttavia, alcuni hanno posto condizioni, come riforme all'interno dell'ANP e l'esclusione di Hamas dal futuro governo palestinese.
La Knesset, da parte sua, ha approvato con larga maggioranza una mozione non vincolante a favore dell'applicazione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania.
Tra i ministri che parteciperanno alla riunione di giovedì figurano anche i due estremisti di destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, entrambi sostenitori dell'annessione non solo della Cisgiordania, ma anche della Striscia di Gaza, con la costruzione di nuovi insediamenti. Smotrich, in particolare, sta portando avanti piani di espansione degli insediamenti israeliani con l'obiettivo dichiarato di rendere impraticabile la nascita di uno Stato palestinese.
Secondo indiscrezioni, alcuni membri del governo israeliano ritengono che vi sia un tacito assenso da parte di ambienti legati all'amministrazione Trump per un'annessione limitata della Valle del Giordano.
Oltre a tali progetti criminali, lo Stato ebraico di Israele continua a portare avanti la carneficina a Gaza.
Il Ministero della Salute di Gaza ha comunicato oggi 13 decessi, tra cui quelli di tre bambini, "a causa della fame e della malnutrizione avvenuti nelle ultime 24 ore", portando il numero totale dei decessi da attribuire alla fame a 361, di cui 130 bambini.
Secondo fonti mediche rilasciate ad Al Jazeera, dall'alba di oggi almeno 89 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani in tutta Gaza, di cui 42 nella città di Gaza.


