Ozempic e Wegovy, la scoperta inattesa: i farmaci per dimagrire che potrebbero ridurre anche il rischio di dipendenza
Possono davvero i farmaci usati per il diabete e per la perdita di peso influenzare anche le dipendenze? È una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile. Eppure i dati più recenti stanno raccontando una storia sorprendente.
Farmaci come Ozempic e Wegovy, appartenenti alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, sono diventati famosi soprattutto per la loro capacità di favorire il dimagrimento. Tuttavia, le ricerche stanno mostrando che i loro effetti potrebbero andare ben oltre il controllo dell'appetito e della glicemia.
Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Nature Medicine, coordinato dal ricercatore Ziyad Al-Aly della Washington University, ha esaminato i dati sanitari di centinaia di migliaia di veterani statunitensi. L'obiettivo era valutare l'impatto dei farmaci GLP-1 su ben 175 differenti esiti di salute, cercando di capire quali benefici o rischi potessero emergere nell'utilizzo reale e prolungato di queste terapie.
Tra i risultati più inattesi è comparso un dato legato alle dipendenze. Le persone che assumevano questi farmaci mostravano una probabilità inferiore di sviluppare disturbi associati all'abuso di sostanze come alcol, oppioidi, cocaina e nicotina. La riduzione osservata era pari al 14%, una differenza che ha attirato immediatamente l'attenzione della comunità scientifica.
Ancora più significativo il dato riguardante chi conviveva già con una dipendenza. In questo gruppo, l'assunzione dei farmaci GLP-1 era associata a una riduzione del 39% del rischio di overdose. Numeri che non possono essere ignorati, soprattutto considerando il pesante impatto che le dipendenze continuano ad avere sulla salute pubblica.
La spiegazione potrebbe trovarsi nel cervello. Sebbene questi farmaci siano stati sviluppati per trattare il diabete di tipo 2 e successivamente l'obesità, oggi sappiamo che i recettori GLP-1 sono presenti anche in aree cerebrali coinvolte nella motivazione, nel piacere e nella ricompensa. Sono le stesse regioni che partecipano ai meccanismi biologici alla base delle dipendenze.
Le sostanze d'abuso, come cocaina, alcol e oppioidi, tendono ad aumentare l'attività dei circuiti dopaminergici, alimentando il desiderio compulsivo e la ricerca continua della sostanza. Gli agonisti del GLP-1 sembrano invece attenuare questa risposta, riducendo l'intensità degli impulsi e il valore percepito della ricompensa. In pratica, il cervello potrebbe diventare meno vulnerabile a quel meccanismo che trasforma un desiderio in un bisogno incontrollabile.
Si tratta di un effetto che nessuno aveva previsto quando questi farmaci sono stati progettati. Le prime indicazioni sono emerse dall'osservazione dei dati clinici e solo successivamente i ricercatori hanno iniziato a cercarne una spiegazione neurobiologica.
Naturalmente è importante mantenere prudenza. Questi risultati non significano che Ozempic o Wegovy siano una cura per le dipendenze. Al momento non sono approvati per questo scopo e saranno necessari studi clinici specifici per confermare il loro potenziale terapeutico. Tuttavia, il fatto che farmaci già disponibili e ben conosciuti possano influenzare meccanismi così complessi apre prospettive molto interessanti.
In un'epoca in cui le dipendenze continuano a causare milioni di sofferenze e decine di migliaia di morti ogni anno, soprattutto per overdose da oppioidi, qualsiasi nuova strada merita di essere esplorata con attenzione. Quello che era nato come un trattamento per il diabete e poi per l'obesità potrebbe rivelarsi qualcosa di molto più ampio: uno strumento capace di intervenire sui circuiti cerebrali che alimentano il desiderio compulsivo.
La ricerca era partita cercando un modo per aiutare le persone a mangiare meno. Oggi alcuni scienziati si chiedono se, lungo quel percorso, sia stato individuato anche un possibile meccanismo per ridurre la forza delle dipendenze. La risposta definitiva non è ancora arrivata, ma i dati raccolti finora indicano che vale la pena continuare a indagare.