Politica

Caselli e Musacchio intervenuti a Roma all’incontro dell’associazione giovani di Art. 21: “Questa riforma altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolisce il ruolo della magistratura”

Giancarlo Caselli, magistrato di altissimo profilo nella lotta al terrorismo e alla mafia e Vincenzo Musacchio, docente universitario attivo negli Stati Uniti, sono intervenuti a Roma schierandosi a favore del NO e opponendosi alla riforma Nordio.

Entrambi si sono immediatamente e con fermezza detti contrari alla riforma oggetto del referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026, sostenendo che essa metta a rischio l’indipendenza della magistratura e l’equilibrio tra i poteri, apparendo più strumentale che orientata a migliorare l’efficienza del sistema giudiziario.

Nel suo intervento Caselli ha formulato critiche dure e nette, definendo la riforma una «torsione autoritaria» e affermando che le modifiche mirino a soggiogare la magistratura al potere esecutivo. Ha contestato direttamente il ministro Nordio, accusandolo di sostenere tesi prive di fondamento (ad esempio sulle intercettazioni in materia di antimafia) e di avere leso il rispetto delle istituzioni con affermazioni così denigratorie sul CSM da rendere necessario l’intervento del Capo dello Stato a Palazzo dei Marescialli. Caselli ha ribadito ripetutamente che considera l’iniziativa referendaria di parte, non tecnica, finalizzata più a regolare «conti in sospeso» con i magistrati che a una vera riforma della giustizia.

Il professor Vincenzo Musacchio ha invece concentrato le sue obiezioni sul metodo adottato e sulle conseguenze democratiche della riforma. Si è dichiarato favorevole al NO, ritenendo che il provvedimento non apporterebbe vantaggi per i cittadini. Pur non essendo pregiudizialmente contrario, in astratto, alla separazione delle carriere, ha annunciato un voto nettamente contrario al quesito del 2026. Durante il dibattito ha denunciato il rischio che la riforma alteri l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolisca la funzione della magistratura.

Entrambi, in sintonia con la posizione espressa da altri esperti antimafia, interpretano il referendum come una difesa della Costituzione e dell’autonomia dei giudici, sottolineando altresì i potenziali pericoli che la riforma potrebbe comportare per la lotta contro le mafie.

Autore SCUOLA DI LEGALITA DON PEPPE DIANA
Categoria Politica
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