Il “Gioco del tempo” anima la Stagione 2026/2027 del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa: Un viaggio che attraversa decenni, sentimenti, memorie, speranze e visioni future
*_©Angelo Antonio Messina
Il 15 giugno 2026 segnerà una data di rilievo e celebrazione nel panorama teatrale italiano ed europeo: l’avvio della Stagione dell’Ottantesimo del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. L’intera programmazione della stagione 2026/2027 si configura come un “Gioco del tempo”, un itinerario artistico – e insieme metaforico – che abbraccia le molteplici sfaccettature del tempo stesso, con le sue suggestioni di memoria, visione, innovazione, tradizione, passione e storia. Questa stagione non è solo un anniversario da commemorare, ma un’impresa culturale ricca di significati, capace di coinvolgere e emozionare profondamente, testimoniando il ruolo imprescindibile del teatro come tessuto connettivo sociale e spazio vivo di riflessione collettiva.
Il Piccolo Teatro di Milano, fondato nel 1947 da Giorgio Strehler e Paolo Grassi in un’Italia ancora segnata dalle devastazioni della guerra, è stato sin dall’inizio un laboratorio di rigenerazione culturale e civile. Nell’anno della sua nascita, la storia sembrava incerta, vacillante tra macerie e speranze, eppure la scintilla dell’immaginazione teatrale ha acceso un nuovo corso per la società, incarnando una visione rivoluzionaria del teatro pubblico come luogo di incontro e di crescita. La stagione Ottantesimo si erge dunque su questo fondamento, recuperandone l’essenza e proiettandola nel futuro attraverso una programmazione artistica ambiziosa, che conta 30 produzioni, di cui 15 coproduzioni con significativi scambi internazionali, 10 prime assolute e due italiane, per un totale di 56 spettacoli.
La scelta del tema “Il gioco del tempo” non è casuale. Il teatro si fa qui strumento di esplorazione dell’inesorabile flusso temporale che attraversa l’esperienza umana nella sua complessità: il tempo della memoria, che rievoca le origini e la tradizione; il tempo del presente, che si confronta con le tensioni del contemporaneo; il tempo del futuro, intriso di premonizioni e desideri. Gli spettacoli selezionati per questa stagione dialogano con queste dimensioni, offrendo uno specchio emotivo e intellettuale che induce lo spettatore a riflettere sul senso profondo della propria esistenza e della società.
Uno degli snodi più suggestivi di questa stagione celebrativa è senza dubbio la riscoperta di Bertolt Brecht, nume tutelare del Piccolo. La produzione de Il signor Puntila e il suo servo Matti, diretta da Claudio Longhi, rappresenta un ponte ideale tra passato e presente, riaffermando la forza innovativa e critica del teatro brechtiano a oltre vent’anni dal precedente incontro con i suoi testi. La presenza in scena di attori del calibro di Franco Branciaroli e Lino Guanciale, accompagnata dall’impegno parallelo di quest’ultimo in un reading dedicato ai testi di Brecht del periodo finlandese, testimonia una doppia anima fatta di rigore filologico e di vivace reinvenzione artistica.
Accanto a questo omaggio alla tradizione si inserisce con forza il dialogo con un altro monumento della cultura milanese: il Teatro alla Scala. La storica convergenza tra il cuore lirico e quello drammaturgico di Milano, avvenuta nell’immediato dopoguerra, si rinnova oggi in un reciproco arricchimento artistico che porta per la prima volta il Corpo di Ballo scaligero sul palcoscenico del Teatro Strehler con Mont Ventoux, una creazione coreografica ispirata al capolavoro petrarchesco Ascesa al monte Ventoso. Allo stesso tempo, la riapparizione di Arlecchino servitore di due padroni, dopo vent’anni di assenza dal Piermarini, in un allestimento affidato alle nuove leve della Scuola del Piccolo, segna un evento di rilevanza storica e simbolica. Non meno importante è la rivisitazione di Faust, a quasi quarant’anni dalla messa in scena di Strehler, che riafferma la capacità del teatro di rinnovare i grandi classici mantenendo intatta la loro carica evocativa.
Questo intreccio tra memoria e innovazione si sposa inoltre con l’attenzione rivolta alla formazione e alla scoperta di nuove voci teatrali. Il saggio finale del corso “Luca Ronconi” della Scuola del Piccolo, dal titolo evocativo Passione teatrale, ricorda l’opera Elvira o la passione teatrale, annunciando una continuità nelle passioni e nelle sperimentazioni che animano da sempre questo luogo. Così come Logorante, ma vivo, omaggio a Paolo Grassi, offre un momento di riflessione intensa e sentita sulla figura di uno dei padri fondatori e sulla sua visione di un teatro impegnato e autentico.
Ma il “gioco del tempo” non si limita solo alle celebrazioni istituzionali. La stagione si apre con Il coro degli amanti, opera del regista Tiago Rodrigues, artista associato e direttore del Festival di Avignone, che traccia una polifonia d’amore attraverso passioni antiche e moderne. In questa linea si inseriscono anche Per sempre, che racconta una storia d’amore attraverso la corrispondenza epistolare fra Giovanni Testori e Alain Toubas, e Di madre in figlia di Concita De Gregorio, che carica di emozione il racconto delle relazioni intergenerazionali femminili, tessendo memoria privata e narrazione pubblica.
Il tempo, inteso come misura e ritmo, è protagonista anche in Tacet di Jacopo Giacomoni, dove il silenzio e il corpo diventano metronomi al servizio di una drammaturgia intensa e innovativa, vincitrice di importanti premi come il Riccione e la Biennale College Teatro. Altri temi cruciali, quali la storia e la società, sono affrontati con coraggio e acume in numerosi testi: da Che dolore terribile è l’amore di Daria Deflorian, che indaga le ferite personali e collettive, all’adattamento distopico Il fuoco era la cura di Sotterraneo, che adegua un classico della fantascienza a un discorso urgente sulle dinamiche sociali di controllo e perdita. La pazzia di Re Giorgio, interpretata da Massimo Popolizio, si rivela una testimonianza intensa sull’alienazione e le fragilità del potere, mentre La Medium di Marta Cuscunà dà voce alle cosiddette “donne invisibili” del XIX secolo, intrecciando storia e riflessione sociale con grande capacità evocativa. Ancora, La vita agra di Luciano Bianciardi, con Paolo Pierobon, si fa viaggio nel passato italiano, ma anche interrogazione attualissima sul valore della cultura come strumento di trasformazione.
La quotidianità viene esplorata attraverso la lente della migrazione e dell’identità in The City of Arrival di Thomas Verstraeten, un’opera site-specific realizzata in partnership con le Università milanesi e pensata per scuole e comunità. Il mito torna protagonista con l’Orestea di Eschilo, che Carmelo Rifici dirige con maestria nel centenario del Teatro Strehler, proponendo una riflessione sulle radici della democrazia occidentale a partire da uno dei capolavori della classicità. L’apologo trova spazio ne I miei stupidi intenti di VicoQuartoMazzini, liberamente ispirato al romanzo di Bernardo Zannoni, mentre la cronaca nera viene indagata con rigore e sensibilità in Se dicessimo la verità, un’inchiesta teatrale dedicata alle donne coraggiose che sfidano la criminalità organizzata.
Tra i fiori all’occhiello della stagione si segnalano anche lo Studio sui Sei personaggi di Emma Dante, che vede la regista sul palco nel ruolo del Direttore, e Catalogo, incontro tra danza e teatro firmato da Marco D’Agostin e Marta Ciappina, che rinnova un sodalizio artistico premiato da riconoscimenti prestigiosi. Infine, il tempo della formazione si arricchisce con Castelli di rabbia di Alessandro Baricco, terzo capitolo di una trilogia che ha saputo conquistare il pubblico con scrittura e messinscena di alto livello, e con Teatro tiene banco, la programmazione dedicata alle scuole, che coniuga innovazione, educazione e passione attraverso spettacoli di repertorio e nuove produzioni.
La Stagione 2026/2027 del Piccolo Teatro di Milano si presenta come un evento che va ben oltre il semplice anniversario: essa è un’autentica esperienza del tempo, un percorso che intreccia passato e futuro, memoria e innovazione, impegno sociale e introspezione emotiva. La varietà e la qualità delle proposte artistiche mostrano una vitalità rara, capace di attrarre un pubblico sempre
*_©Angelo Antonio Messina