Esteri

Zack Polanski e la nuova sinistra radicale britannica: l'ascesa verde che mette in crisi il Labour

A meno di quattro mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Verde britannico, Zack Polanski si è imposto come una delle figure politiche più visibili e polarizzanti del Regno Unito. Quarantatré anni, dichiaratamente gay e vegano, Polanski è oggi il politico ebreo più noto del Paese e, soprattutto, il nuovo volto di una sinistra radicale che sta erodendo consensi al Partito Laburista di Keir Starmer.

La sua crescita nei sondaggi non è casuale. Polanski ha costruito il proprio profilo politico combinando una piattaforma economica fortemente redistributiva – tasse sui super-ricchi, nazionalizzazioni, espansione della spesa pubblica – con un'agenda identitaria ultra-progressista e una linea durissima contro Israele. Un mix che ricorda da vicino quello di Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, che Polanski cita apertamente come fonte di ispirazione.

Questa strategia ha avuto un duplice effetto: da un lato ha messo in difficoltà il Labour, già indebolito da crescita economica stagnante, aumento delle tasse e continui cambi di rotta; dall'altro ha reso marginale il tentativo di Jeremy Corbyn di rientrare in gioco con il suo nuovo partito di estrema sinistra, Your Party, affondato da lotte interne e caos organizzativo.

Mentre Nigel Farage e Reform UK intercettano il voto di protesta a destra, soprattutto nelle ex roccaforti operaie del nord dell'Inghilterra, Polanski conquista i giovani e l'elettorato urbano progressista. Londra, Manchester, Leeds e Liverpool sono diventate il suo terreno di caccia naturale, non a caso le stesse aree in cui i Verdi erano già arrivati secondi alle ultime elezioni politiche, dietro il Labour.

Ex attore e ipnoterapeuta, passato dai Liberal Democratici ai Verdi nel 2017, Polanski ha progressivamente messo in secondo piano il tradizionale ambientalismo del partito. Al centro della sua narrazione non c'è più il cambiamento climatico, ma la disuguaglianza economica e sociale. “Non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale, etnica ed economica”, è il suo mantra. Alla conferenza annuale dei Verdi, in ottobre, ha parlato quasi esclusivamente di ricchezza e potere, proponendo una tassa patrimoniale, la fine delle privatizzazioni, la nazionalizzazione delle utility e la creazione di un costruttore edilizio statale.

Su immigrazione e diritti civili, Polanski sceglie lo scontro frontale. Si definisce “senza scuse” pro-migrazione e ha attaccato duramente la recente sentenza della Corte Suprema che definisce le donne in base al sesso biologico, bollata come “transfobia mascherata”. Anche in politica estera la sua linea è radicale: contrario all'aumento della spesa militare, ostile alla deterrenza nucleare britannica, ha persino ipotizzato un'uscita del Regno Unito dalla NATO e dichiarato, con toni che hanno lasciato interdetti molti osservatori, che chiederebbe a Vladimir Putin di rinunciare alle armi nucleari.

Il bersaglio principale dei suoi attacchi resta però il Labour. Polanski accusa Starmer di inseguire Farage e di aver creato le condizioni per la crescita dell'estrema destra “proteggendo la ricchezza e il potere dei super-ricchi”. Ma è sul Medio Oriente che la frattura è più profonda. Nei suoi discorsi, Gaza occupa uno spazio centrale, mentre Iran, Russia e Cina sono quasi assenti. Polanski accusa Israele di “genocidio”, chiede un embargo totale sulle armi, la fine della cooperazione di intelligence e la revoca del bando contro il movimento Palestine Action.

Pur dichiarando di essere cresciuto in una famiglia fortemente sionista, oggi Polanski afferma di non esserlo più. Parallelamente, ha rivisto anche le sue posizioni sull'antisemitismo, sottolineando che il presunto scandalo che travolse il Labour sotto la leadership di Corbyn era una montatura. Di fronte alle accuse di antisemitismo all'interno dei Verdi, la sua risposta è stata quella di denunciare la “strumentalizzazione” del tema e la confusione tra critica a Israele e odio antiebraico.

Polanski è comunicativamente efficace, privo dei toni cupi e moralistici che hanno spesso penalizzato la sinistra radicale. È iperattivo sui social, domina TikTok e Instagram e ha lanciato un podcast settimanale, “Bold Politics”.

I numeri parlano chiaro: gli iscritti al Partito Verde sono quasi triplicati in pochi mesi, superando Liberal Democratici e Conservatori. I sondaggi mostrano i Verdi in forte crescita, in alcuni casi alla pari con il Labour, e nettamente avanti tra gli under 35. Per molti osservatori, Polanski oggi è, a sinistra, il più serio pericolo per il Labour da decenni.

Il confronto con il Your Party di Corbyn è impietoso. Tra dispute personali, accuse di sessismo, conflitti su diritti trans e defezioni di parlamentari, il nuovo partito è apparso fin dall'inizio come una caricatura dell'unità che predica. I Verdi, al contrario, appaiono compatti, organizzati e guidati da un leader che sa esattamente a  quale elettorato parlare.

In un sistema politico britannico sempre più frammentato, Zack Polanski ha colto il momento. Ha capito che c'era spazio per una sinistra radicale nei contenuti ma liberal nella forma. E, almeno per ora, sta vincendo la scommessa.

A quando qualcuno del genere anche in Italia?

Autore Federico Mattei
Categoria Esteri
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