Dai dati pubblicati da TERNA (https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/pubblicazioni/rapporto-mensile ) relativi alla produzione e alla richiesta di energia elettrica nel 2025 si possono ricavare alcune considerazioni utili per fare qualche previsione sul futuro a breve e medio termine.

La tabella riporta il bilancio energetico annuale per le diverse forme di produzione,i relativi contributi e li confronta con l’anno precedente. Sinteticamente si rileva che:
- La richiesta totale di energia elettrica nel 2025 non è aumentata e si mantiene con piccoli scostamenti sul livello medio dei precedenti 10 anni.
- La produzione da fonti rinnovabili e non emissive presenta un rallentamento nella crescita. La diminuzione dell’idraulica per mancanza d’ acqua e la modesta performance dell’eolico vengono compensate dall’aumento del fotovoltaico per raggiugere un risultato inferiore a quello dell’anno precedente.
- Le termiche, in controtendenza, sono in un aumento e mantengono la loro funzione fondamentale nella soddisfazione del fabbisogno
- l’obiettivo di eliminare l’uso del carbone è quasi raggiunto
- l’import dall’estero, in diminuzione per la minor produzione delle idrauliche oltre confine , rimane comunque importante nel valore e nella provenienza perché generato da fonti non emissive.

La tabella riporta il bilancio energetico mensile che poco si scosta dalla media di 26 TWh (= 311/12) però il contributo delle fonti è diverso nel tempo e per le rinnovabili dipende da eventi non regolabili nè modificabili.
l’idraulica aumenta nel periodo del disgelo ( morbida ) che si colloca tra aprile e giugno, i valori della produzione derivano dalla quantità delle precipitazioni atmosferiche dei mesi precedenti.
l’eolico ha un andamento imprevedibile ma sul totale della richiesta mensile influisce poco.
Il fotovoltaico, in forte crescita nella potenza installata ( + 17,4% ), presenta invece un andamento molto variabile.
La sua produzione è rigorosamente proporzionale alle ore di irraggiamento solare che in inverno viene ulteriormente attenuato nell’intensità a causa della nuvolosità più frequente e dalla non adeguata inclinazione dei pannelli fissi rispetto alla ridotta altezza del sole sull’orizzonte.
Numericamente si tratta quasi di un fattore 4 ( 1,5 TWh a Gennaio contro 5,7 TWh a Giugno ) assolutamente naturale al quale possono fare poco gli accumuli e per il quale occorre avere disponibile altre fonti che compensino quanto manca
Per differenza si ottiene la produzione delle termiche che sono essenziali nel bilancio mensile ma anche in quello giornaliero e il loro utilizzo è asservito a quella delle rinnovabili che comunque non raggiugono mai il fabbisogno.
Per il futuro di medio termine ( prossimi 5 anni ) si possono fare diverse riflessioni su quanto potrà cambiare.
Visto la non crescita del paese, la mancata svolta verso l’automotive elettrico e le poche trasformazione degli impianti di riscaldamento a pompe di calore è ragionevole ipotizzare una conferma nel tempo dell’attuale richiesta.
Quindi più che aumentare la capacità produttiva si può cambiare il mix delle fonti tenendo però presente che l’equilibrio produzione – richiesta va mantenuto H24 per 365 giorni all’anno.
Sull’idraulica non ci sono idee, progetti esecutivi e cantieri in corso quindi resterà l’attuale installato con gli alti e bassi dovuti agli eventi atmosferici e forse qualche riduzione nella disponibilità degli impianti tutti molto datati.
Per il futuro dell’eolico serve la svolta verso l’off-shore perché’ gli attuali impianti a terra hanno performance basse ( fattore di capacità = 18,4% contro un atteso oltre il 30% ) e irregolari. Esiste una potenzialità enorme sul mare ma stenta a decollare per problemi autorizzativi, economici e di sgradimento ambientale.
La crescita più probabile rimane nel fotovoltaico dove con la fine del Superbonus e del PNRR forse ci sarà una riduzione del trend ma il problema di questa fonte è la stagionalità produttiva che richiede l’uso delle termiche a compensazione di quanto manca.
Il loro conseguente sottoutilizzo ( fattore di capacità complessivo = 33% contro il dato di progetto al 70% ) genera alcuni effetti dannosi di tipo:
- Economico perché’ producendo poco aumenta l’incidenza dei costi fissi di rimborso dell’investimento, conduzione e manutenzione (O&M) e operando ai bassi carichi peggiora il rendimento con il conseguente maggior consumo di gas per Kwh prodotto
- Ambientale perché dal minor rendimento derivano maggiori emissioni specifiche ( = ton di CO2/ Kwh)
Concludendo quindi si può dire che nella produzione di energia elettrica la transizione ecologica è avvenuta in parte e sembra stabilizzarsi sugli attuali valori raggiunti.
Finisce il mito, debole da motivare tecnicamente, del 100% da rinnovabili ma anzi ricompare un incremento della produzione termica da verificare nel futuro se congiunturale o sistematico.


