C’è stato un periodo – non troppo lontano – in cui gli infermieri venivano chiamati eroi. Era il tempo delle corsie piene, delle mascherine segnate sul volto e degli applausi dai balconi. In televisione e sui social si parlava di dedizione, sacrificio, professionalità. Oggi, a distanza di pochi anni, il quadro sembra aver preso una piega quasi surreale. In alcune realtà della sanità pubblica si arriva a chiedere al personale sanitario di occuparsi persino della manutenzione delle auto aziendali.

Succede nel Piemonte, nell’area dell’ASL TO4, dove il sindacato degli infermieri ha denunciato una situazione che definire paradossale è quasi riduttivo. Gli infermieri delle cure domiciliari, oltre a visitare i pazienti e garantire assistenza sanitaria, si sono ritrovati a gestire incombenze che con la professione infermieristica hanno poco a che fare: controlli sui veicoli, manutenzioni e altre attività legate alle auto di servizio utilizzate per raggiungere i malati.

La questione non è solo simbolica. Secondo alcune stime sindacali, in un singolo distretto con quindici auto aziendali si arriverebbe a perdere circa 140 ore di lavoro l’anno per attività legate alla gestione dei veicoli. Tradotto: quasi diciassette giornate lavorative sottratte all’assistenza sanitaria. Se si moltiplica il conto per tutti i distretti coinvolti, il risultato è ancora più impressionante: settimane intere di lavoro che potrebbero essere dedicate ai pazienti ma finiscono disperse in compiti organizzativi che nulla hanno a che fare con la professione.

Ora, sia chiaro: i meccanici fanno un lavoro indispensabile. Senza di loro, probabilmente metà delle auto che circolano sulle nostre strade si fermerebbe dopo pochi chilometri. Ma il punto non è questo. Il punto è che la sanità dovrebbe funzionare con ruoli chiari e competenze rispettate. Un infermiere è un professionista sanitario formato per assistere persone malate, gestire terapie, monitorare parametri clinici, intervenire nelle emergenze. Non per controllare tagliandi o preoccuparsi di chi deve portare l’auto in officina.

Questa storia, in fondo, racconta molto più di una semplice bizzarria amministrativa. Racconta le crepe di un sistema sanitario che fatica a organizzarsi e che spesso scarica sui professionisti di corsia compiti impropri pur di tappare buchi organizzativi. Non è nemmeno la prima volta che accade: tra carenza di personale, turni massacranti e problemi burocratici, gli infermieri segnalano da anni situazioni in cui il loro lavoro viene diluito in mansioni che non dovrebbero essere di loro competenza.

Nel frattempo, la sanità pubblica continua a fare i conti con un problema strutturale: la mancanza di personale e l’abbandono del sistema pubblico da parte di molti operatori. In Piemonte, come in altre regioni, una quota significativa di professionisti lascia il servizio sanitario per il privato o per lavorare all’estero, dove condizioni economiche e organizzative sono spesso migliori.

E allora l’ironia diventa inevitabile. Da un lato si cerca di reclutare infermieri con campagne pubblicitarie e concorsi pubblici, dall’altro si finisce per utilizzarli come una sorta di “tuttofare sanitario”: un po’ clinici, un po’ autisti, e – a quanto pare – anche un po’ meccanici.

Il rischio, però, è che dietro questa ironia si nasconda qualcosa di più serio. Quando una professione altamente qualificata viene impiegata in compiti impropri, non si spreca solo tempo. Si spreca competenza, si riduce l’efficienza del sistema e si manda un messaggio sbagliato: che alla fine tutto può essere fatto da chiunque.

E forse è proprio qui la vera contraddizione della sanità italiana. Si continua a parlare di professionalità, di formazione universitaria, di competenze avanzate. Poi però, nella pratica quotidiana, ci si ritrova con infermieri che devono preoccuparsi anche della manutenzione delle auto.

Difficile non sorridere amaramente. Perché a questo punto viene quasi da chiedersi: dopo l’infermiere-meccanico, quale sarà il prossimo passo? L’infermiere elettricista? L’infermiere idraulico?

Magari qualcuno, prima o poi, ricorderà che gli infermieri servono soprattutto per una cosa molto semplice: curare le persone. E già quello, credeteci, è un lavoro enorme.