La visita di Putin a Pechino è la conferma che adesso sia la Cina a ridisegnare gli equilibri mondiali
Dopo la visita del presidente americano Donald Trump, il leader russo Vladimir Putin vola in Cina: tra guerra in Iran, Ucraina e tensioni globali, Pechino si accredita come centro della nuova geopolitica multipolare
La visita di Vladimir Putin a Pechino non rappresenta soltanto un appuntamento diplomatico di routine tra due potenze alleate. Dietro la commemorazione ufficiale del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole firmato nel 2001 tra Russia e Cina si muove infatti una partita geopolitica molto più ampia, che coinvolge direttamente anche gli Stati Uniti, la guerra in Iran, il conflitto in Ucraina e il futuro assetto degli equilibri mondiali.
Il tempismo della missione del presidente russo è particolarmente significativo. Putin arriva infatti a Pechino appena pochissimi giorni dopo la partenza del presidente americano Donald Trump, reduce da un summit con Xi Jinping che, nonostante gli annunci su nuovi accordi commerciali, non avrebbe prodotto reali passi avanti sui dossier più delicati: Taiwan, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le tensioni strategiche tra Washington e Pechino. Una situazione che, secondo gli analisti internazionali, favorisce proprio il Cremlino.
Per Mosca, infatti, il mancato riavvicinamento tra Cina e Stati Uniti rappresenta una garanzia importante: Pechino non sembra intenzionata a sacrificare il rapporto privilegiato con la Russia per compiacere Washington. Al contrario, la leadership cinese sembra voler mostrare al mondo la propria capacità di dialogare contemporaneamente con potenze rivali, consolidando l’immagine della Cina come fulcro diplomatico di un ordine internazionale sempre più frammentato.
Negli ultimi anni Xi e Putin hanno costruito un’alleanza strategica sempre più stretta, alimentata sia dalle sanzioni occidentali sia da una visione condivisa di opposizione all’egemonia americana. Gli esperti, però, escludono che dall’incontro possano emergere svolte clamorose. Piuttosto, si prevede un ulteriore rafforzamento della cooperazione economica, tecnologica ed energetica tra i due Paesi.
Uno dei punti centrali resta proprio l’energia. La Cina continua ad acquistare petrolio e gas russi a prezzi vantaggiosi, mentre Mosca dipende sempre più dalla tecnologia cinese, compresi componenti e sistemi dual use utilizzati anche nella produzione di droni e apparati militari. Tuttavia, dietro questa collaborazione si nasconde anche un evidente squilibrio di forza.
Secondo diversi osservatori internazionali, oggi è la Russia ad avere maggiormente bisogno della Cina. La guerra in Ucraina ha indebolito economicamente e diplomaticamente Mosca, trasformando Putin in un partner sempre più dipendente da Pechino, da cui poter cercare ulteriore sostegno militare e tecnologico.
Altri analisti invitano però a non leggere il rapporto tra i due Paesi esclusivamente in chiave gerarchica. Russia e Cina continuano infatti a presentarsi come promotrici di un ordine multipolare alternativo a quello dominato dagli Stati Uniti, sostenendo l’idea di un mondo senza una singola superpotenza capace di imporre le proprie decisioni agli altri Stati.
Sul vertice incombe inoltre la crisi mediorientale. La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta destabilizzando i mercati energetici mondiali e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di colpire soprattutto l’economia cinese, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Nel breve periodo, invece, la Russia potrebbe persino trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi energetici e dalle difficoltà dei concorrenti del Golfo Persico. Ma sia Mosca sia Pechino hanno interesse a evitare un conflitto prolungato e incontrollabile.
Anche la guerra in Ucraina sarà inevitabilmente sul tavolo del confronto tra Xi e Putin. Tuttavia, secondo gli analisti, è improbabile che la Cina eserciti vere pressioni sulla Russia per imporre concessioni o cambiamenti di strategia. Pechino continuerà probabilmente a ribadire il proprio sostegno a negoziati e mediazioni diplomatiche, evitando però qualsiasi iniziativa che possa umiliare Mosca o indebolire Putin.
Il vero messaggio politico del doppio summit con Trump prima e Putin subito dopo appare quindi un altro: la Cina vuole mostrarsi come la potenza indispensabile del nuovo scenario globale. In un mondo attraversato da guerre, sanzioni, crisi energetiche e rivalità strategiche, Pechino punta a diventare il centro attorno a cui ruotano tanto gli alleati quanto gli avversari. E il fatto che, nel giro di pochi giorni, il leader americano e quello russo abbiano fatto tappa nella capitale cinese rappresenta forse la dimostrazione più evidente di questa nuova realtà geopolitica.