Influenza, autunno a rischio: allarme dei medici su ondata imminente e carenze del sistema sanitario
L’autunno si preannuncia complicato. I dati provenienti dall’Australia – che da sempre anticipa l’andamento della stagione influenzale nell’emisfero nord – indicano una delle peggiori ondate degli ultimi anni. A luglio, nell’Australia meridionale, si è registrato il numero più alto di casi settimanali degli ultimi sei anni, con un incremento del 70% rispetto al 2023. I ricoveri sono cresciuti del 50% in appena due settimane e il sistema delle ambulanze è stato messo a dura prova, con 5.866 ore di servizio in più rispetto a qualsiasi altro periodo precedente.
Un segnale che preoccupa anche l’Italia. «È questo il momento giusto per prepararsi all’ondata influenzale ed evitare che il Servizio sanitario nazionale si paralizzi», avverte Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed. L’appello è chiaro: serve una campagna vaccinale convincente, presidi territoriali capaci di gestire i casi meno gravi, rinforzi di personale negli ospedali e percorsi dedicati per contenere la diffusione del virus. «Intervenire quando il caos è già scoppiato è inutile. Bisogna agire ora», sottolinea Quici.
Anche i medici di famiglia lanciano l’allarme. Tommasa Maio, responsabile nazionale Area Vaccini della Fimmg, mette in guardia dalla “tempesta perfetta” che rischia di abbattersi sull’assistenza territoriale: influenza, virus respiratorio sinciziale e Sars-CoV-2 circoleranno contemporaneamente, in un Paese tra i più anziani d’Europa. «L’impatto atteso in termini di complicanze sarà maggiore che in Australia», avverte. E a pagare il prezzo più alto saranno proprio la medicina generale e gli ospedali, già sotto pressione.
Il nodo delle vaccinazioni resta cruciale. Non si tratta solo di ridurre gli accessi ospedalieri, ma anche di alleggerire gli studi dei medici di base, oggi schiacciati tra burocrazia, visite domiciliari in aumento e una carenza strutturale di personale. «Il numero di medici di medicina generale diminuisce, mentre i pazienti assistiti aumentano – spiega Maio –. Così si compromette la qualità dell’assistenza e si svilisce la professione, resa meno attrattiva anche da retribuzioni ferme e costi in crescita».
La Fimmg chiede investimenti concreti in personale e organizzazione, da inserire subito nella prossima Legge di Bilancio. Ma denuncia ritardi gravi: molte Regioni non hanno ancora definito gli accordi integrativi regionali e manca l’Atto di Indirizzo per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale. «È un paradosso non più accettabile», incalza Maio. «Servono scelte politiche chiare per restituire valore alla medicina generale, proteggere i cittadini e rendere la professione attrattiva per i giovani».
Il messaggio è netto: l’Italia non può permettersi di arrivare impreparata a un autunno che rischia di mettere in ginocchio il sistema sanitario.