Disuguaglianza e rischio di erosione democratica: la denuncia di Oxfam pubblicata nel suo ultimo rapporto
Dall'elezione di Donald Trump nel novembre 2024, le fortune dei miliardari sono cresciute a un ritmo tre volte più veloce rispetto ai cinque anni precedenti. Mentre i miliardari statunitensi hanno registrato la crescita più rapida delle loro fortune, anche i miliardari nel resto del mondo hanno registrato incrementi a due cifre. Il numero di miliardari ha superato per la prima volta quota 3.000 e il livello di ricchezza dei miliardari è ora più alto che in qualsiasi altro momento della storia. Nel frattempo, una persona su quattro nel mondo soffre la fame. Un conto è che un miliardario compri un enorme yacht o molte case di lusso in tutto il mondo. Questo consumo eccessivo può essere giustamente criticato in un mondo profondamente diseguale, dove la maggior parte delle persone possiede ben poco e il nostro pianeta soffoca a causa di incessanti emissioni di carbonio e sprechi. Ma molti respingerebbero questa critica, descrivendola come la politica dell'invidia.Eppure, sono molto meno le persone che non sarebbero d'accordo sul fatto che quando un miliardario usa la propria ricchezza per comprare un politico, influenzare un governo, possedere un giornale o una piattaforma di social media, o per mettere al bando qualsiasi opposizione per garantire di essere al di sopra della legge, queste azioni compromettono il progresso e l'equità. Tale potere conferisce ai miliardari il controllo sul nostro futuro, minando la libertà politica e i diritti di tutti noi.
Oxfam: “resistere al governo dei ricchi” per salvare la democrazia
Nel nuovo rapporto Resisting the Rule of the Rich (gennaio 2026), Oxfam lancia un allarme che unisce due fenomeni spesso raccontati separatamente: l'impennata del numero dei miliardari e l'erosione delle libertà democratiche. La tesi è netta: l'ineguaglianza economica sta diventando potere politico, e dove la redistribuzione potrebbe ridurre tensioni e fragilità sociali, troppi governi scelgono invece la repressione del dissenso.
Ricchezza record in alto, insicurezza in basso
Il rapporto fotografa un'accelerazione che Oxfam definisce mai visti: nel 2025 la ricchezza dei miliardari sarebbe cresciuta a un ritmo “tre volte” superiore alla media annua dei cinque anni precedenti. E non si tratta solo di velocità: il numero di miliardari ha superato quota 3.000 e, secondo il report, il livello complessivo della ricchezza dei super-ricchi sarebbe il più alto mai registrato.
La narrazione si fa volutamente contrastata: mentre in cima si accumulano fortune difficili perfino da immaginare (Oxfam cita il caso di Elon Musk come primo a superare “oltre mezzo trilione” di dollari), in basso cresce l'insicurezza materiale. Il rapporto parla di “una persona su quattro” alle prese con la fame, e lega la crescita delle fortune ai segnali di peggioramento delle condizioni di vita.
Sul fronte povertà, Oxfam sostiene che la riduzione si sia sostanzialmente arrestata nel decennio post-2020; nel 2022, quasi metà della popolazione mondiale – 3,83 miliardi di persone – avrebbe vissuto in povertà. E guardando oltre il reddito, l'insicurezza alimentare (moderata o grave) riguarda “una persona su quattro”, con un incremento del 42,6% tra 2015 e 2024. Il dato colpisce anche le aree più ricche: il report stima 92 milioni di persone in Europa e Nord America in condizioni di insicurezza alimentare.
A pesare sono anche disuguaglianze strutturali e “invisibili”: Oxfam ricorda che le donne contribuiscono ogni giorno con circa 12,5 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito, per un valore stimato di almeno 10,8 trilioni di dollari.
Quando l'ineguaglianza diventa politica
Il punto di svolta del rapporto è qui: l'ineguaglianza economica non resta confinata ai bilanci familiari, ma “gioca un ruolo importante” nell'erosione dei diritti e delle libertà politiche. Oxfam richiama ricerche secondo cui l'aumento della disuguaglianza è tra i predittori più forti della “erosione democratica” e che i Paesi più ineguali sarebbero fino a sette volte più esposti a questo declino rispetto a quelli più eguali.
La descrizione del meccanismo è tripartita: comprare politica, legittimare potere attraverso media e piattaforme, accedere direttamente alle istituzioni. Nel caso statunitense, citato come esempio emblematico, Oxfam sostiene che nel 2024 “un dollaro su sei” speso da candidati, partiti e comitati elettorali sarebbe arrivato da donazioni riconducibili a sole 100 famiglie di miliardari.
Il secondo canale riguarda informazione e tecnologie: il rapporto afferma che oltre metà delle più grandi aziende media del mondo avrebbe proprietari miliardari; che 9 delle prime 10 società di social media sarebbero guidate da sei miliardari; e che tre gruppi controllerebbero quasi il 90% del mercato dei chatbot generativi. L'idea è che chi controlla canali e infrastrutture del discorso pubblico possa orientare percezioni, temi e “normalizzare” pratiche autoritarie.
Repressione invece di redistribuzione
Se la ricchezza concentrata piega la politica, la povertà diffusa – sostiene Oxfam – diventa “povertà politica”: meno tempo, meno risorse, più barriere all'accesso e alla partecipazione. In questo quadro, il rapporto segnala un arretramento delle libertà: nel 2024 la libertà di espressione sarebbe stata ridotta in circa un quarto dei Paesi; e Oxfam richiama anche i dati di Freedom House sulla lunga “striscia” di declino globale di diritti e libertà.
A colpire è l'interpretazione della risposta istituzionale alle proteste legate a costo della vita, austerità e debito: davanti all'“ira pubblica”, molti governi – scrive Oxfam – “raddoppiano” la stretta repressiva invece di cambiare rotta redistributiva. Il rapporto cita, tra gli esempi, l'Argentina del 2024: almeno 1.155 manifestanti feriti in un anno, decine con lesioni al volto da proiettili di gomma e almeno 73 procedimenti contro dimostranti.
Accanto alla repressione, Oxfam descrive un'altra scorciatoia politica: la ricerca di capri espiatori. In un passaggio, il rapporto sottolinea come la narrazione su migranti e minoranze venga amplificata anche da media e piattaforme vicini a destre radicali e ambienti sostenuti dai super-ricchi, spostando l'attenzione “dalle cause reali” della precarietà.
Tre strade per “invertire la rotta”
Oxfam non si limita alla diagnosi e propone un pacchetto di interventi in tre blocchi.
1) Ridurre radicalmente l'ineguaglianza economica.
La proposta centrale è l'adozione di National Inequality Reduction Plans (NIRPs), piani nazionali con obiettivi misurabili: puntare a un coefficiente di Gini sotto 0,3 e/o a un rapporto di Palma non superiore a 1, con monitoraggio regolare dei progressi. Tra le leve indicate: tassazione dei super-ricchi e redistribuzione della ricchezza, riduzione del potere monopolistico e delle rendite corporate, cancellazione del debito insostenibile nel Sud globale, difesa dei diritti del lavoro e aumento dei salari, servizi pubblici gratuiti e di qualità (sanità, istruzione, protezione sociale).
2) Mettere un argine al potere politico dei super-ricchi.
Qui il rapporto propone un “firewall” tra denaro e decisione pubblica: regole su lobbying e revolving doors, autorità indipendenti per media, elezioni e finanza, registri pubblici delle attività di pressione, trasparenza su budget e processi amministrativi, periodi di raffreddamento tra incarichi pubblici e privati. Sul fronte informazione, Oxfam chiede misure contro la concentrazione proprietaria nei media. Sul fronte elettorale: tetti alle donazioni, trasparenza sui finanziamenti, valutazione del finanziamento pubblico delle campagne per ridurre dipendenze da grandi donatori, e regole sull'advertising politico soprattutto in periodo elettorale.
3) Costruire potere politico “dei molti”.
Per Oxfam, la democrazia non regge senza organizzazione collettiva e spazio civico: sindacati, movimenti, associazioni e comunità sono un contrappeso necessario. Il rapporto richiama esempi di meccanismi inclusivi come le quote di rappresentanza (menzionate nel caso indiano) e strumenti di democrazia partecipativa come il bilancio partecipativo (citato per il Brasile).
Una scelta, non un destino
Il messaggio di fondo è che non siamo davanti a una “deriva inevitabile”: la convergenza tra ricchezza estrema e autoritarismo può essere spezzata. Oxfam segnala che mobilitazioni e coalizioni sociali stanno già rimettendo al centro la tassazione dei super-ricchi e la difesa dello spazio democratico, citando anche grandi proteste negli Stati Uniti contro la “presa di potere dei miliardari”.
In sostanza, Resisting the Rule of the Rich prova a imporre una domanda scomoda al dibattito pubblico: se la politica viene colonizzata dal denaro, la democrazia resta un rito formale o torna a essere un meccanismo capace di proteggere diritti, lavoro, servizi e libertà? Per Oxfam la risposta passa da una parola spesso evitata: redistribuzione.