Obesità severa, nel Lazio parte un progetto pilota per i pazienti più fragili
Contrastare l’obesità non solo come malattia clinica, ma anche come fattore di disuguaglianza sociale. Con questo obiettivo prende il via nel territorio della ASL Roma 1 un nuovo “Percorso multidisciplinare di presa in carico territoriale” dedicato alle persone con obesità severa che vivono in condizioni di fragilità socio-economica.
Il progetto pilota è stato presentato nella sede del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana durante il convegno “Obesità, una malattia cronica: il ruolo della regione Lazio tra prevenzione, cura e lotta allo stigma”. L’iniziativa nasce da dati preoccupanti: secondo le stime diffuse da ISTAT, circa il 10% degli adulti nel Lazio soffre di obesità e oltre 150 mila persone si trovano in condizioni di gravità estrema. Una condizione che espone a rischi elevati di patologie croniche come diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, con pesanti conseguenze sulla qualità della vita e sui costi del sistema sanitario.
Il progetto si inserisce nel solco della nuova Legge 3 ottobre 2025 n. 149, che ha riconosciuto ufficialmente l’obesità come malattia cronica, e segue le indicazioni del Decreto Ministeriale 77/2022 sul rafforzamento dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è migliorare i parametri metabolici dei pazienti e ridurre le ospedalizzazioni attraverso un percorso strutturato e gratuito.
“Con il lancio di questo progetto abbattiamo finalmente il muro del pregiudizio: l’obesità non è una colpa o un semplice stile di vita errato, ma una patologia cronica complessa che richiede dignità, rispetto e cure strutturate”, ha dichiarato Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio. “Grazie alla Legge 149 passiamo dal riconoscimento formale alla tutela reale del cittadino, soprattutto di chi vive in condizioni di fragilità sociale”.Secondo Aurigemma, il percorso rappresenta un modello che unisce qualità scientifica e giustizia sociale: “Offriamo ai pazienti più a rischio un’équipe di medici, psicologi e nutrizionisti capace di intervenire precocemente per migliorare la salute e ridurre i ricoveri. Nessuno nel Lazio deve essere lasciato solo di fronte a una malattia così impattante solo perché ha difficoltà economiche”.Anche Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1, sottolinea il cambio di approccio: “Questo percorso multidisciplinare rappresenta un passo decisivo verso una sanità che non si limita a curare i sintomi ma si prende carico della complessità della persona. L’obiettivo è ridurre il rischio di gravi complicanze cardiovascolari e metaboliche, garantendo un diritto alla salute davvero uguale per tutti”.
Il progetto durerà in via sperimentale 24 mesi e prevede un approccio integrato tra assistenza clinica, supporto psicologico e monitoraggio costante.
Potranno accedere al percorso i residenti nel territorio della ASL Roma 1 tra i 18 e i 75 anni con obesità severa, definita da un indice di massa corporea pari o superiore a 35 kg/m², associata a patologie come ipertensione, apnea notturna o malattie cardiovascolari, e che abbiano già tentato senza successo altri programmi di dimagrimento.
Il criterio di accesso prevede inoltre un indicatore ISEE inferiore a 20 mila euro, per garantire priorità alle fasce economicamente più vulnerabili.
Il percorso prevede una fase iniziale di arruolamento della durata di 12 mesi, seguita da almeno un anno di follow-up clinico e terapeutico. L’obiettivo è costruire un modello replicabile su scala regionale, capace di integrare prevenzione, cura e continuità assistenziale, rafforzando il legame tra territorio, ospedali e servizi sociali.
Se i risultati saranno positivi, l’esperienza della ASL Roma 1 potrebbe diventare il riferimento per futuri programmi regionali contro l’obesità, una delle emergenze sanitarie più diffuse e meno affrontate con strumenti strutturali.