"Mia madre Ada e mio padre Ferrino abitavano a Cormons, un paesino, ma quando arrivò il momento di mettermi al mondo, si trasferirono a Udine e chiamarono la levatrice in casa di parenti. Perché preferivano che nascessi in una città piuttosto che in un paese, dicevano che questo mi avrebbe aiutato da grande. Sono figlio unico, ma viziato mai. Mio padre mi ripeteva ‘Ma che studi a fare ? Quelli che studiano fanno un sacco di danno’. Lui era morbido e permissivo. Quando giocavo a calcio a buoni livelli, mi incitava: ‘Vai via , vai via. Liberati dalle grinfie di tua madre’. Quando lui è morto, mia madre ha vissuto da sola a Cormons. L’andavo a trovare e non faceva che criticarmi: ‘Vesti come un barbone. E nelle partite parli troppo svelto, non si capisce cosa dici’.

Giocavo a calcio prima nel Cormons: al paese erano tutti col pallone e fui orgoglioso di essere stato eletto. Poi entrai nei boys della Pro Gorizia, mentre Bearzot era in prima squadra. Giocavo stopper, marcavo il centravanti. Un ruolo allora da suicidio, perché senza il libero, se l’avversario ti sfuggiva, era gol. Io , peraltro, ero bravo ma lento data la mia corporatura, 1.92 di altezza per 82 chili. Con la Pro Gorizia raggiungo la serie C, poi vado al Catania in B, altra soddisfazione perché fui acquistato per 5 o 6 milioni: ero in prova con un gruppo di giovani friulani fra cui un certo Burgnich. Presero me e scartarono lui. Ricordo un’amichevole Catania-Juventus in cui annullai John Charles che era della mia stazza. Io soffrivo gli attaccanti piccoli e svelti. Poi andai all’Ischia di nuovo in C. Ho interrotto la carriera di calciatore a 24 anni un po’ per un infortunio al ginocchio, un po’ perché mi rendevo conto di non avere grandi prospettive.

Basta calcio, meglio finire l’Università e servire la patria : sono stato ufficiale degli Alpini, lo dico con orgoglio. Divenni insegnante in una scuola di Gorizia : italiano, latino, storia e geografia. Portai i ragazzi dalla prima alla terza media e avevo la sensazione di fare qualcosa di costruttivo. Tre anni meravigliosi di cui ho molta nostalgia. E sono stato tra i primi a introdurre la lettura dei giornali in classe. I più graditi erano i giornali sportivi.
Un giorno l’edizione radiofonica regionale di Trieste bandisce un concorso per programmisti Rai: non si presenta nessuno. La Rai manda allora una lettera di invito a molti giovani laureati. Quando mi arriva, mi incuriosisce. Io sono pigro e indolente.

Alla Rai non sarei nemmeno andato, ma è mia moglie che mi incita. Prova di cultura generale, prova scritta, esame attitudinale. Il presidente della commissione è il regista Sandro Bolchi che per non dirmi che non ero adatto a fare il programmista, mi informa che c’è un concorso per radio e telecronisti.

Io avevo due figli e mi sembrava di fare un salto nel buio. Partecipo e trovo tutti concorrenti agguerriti: Angela Buttiglione, Claudio Ferretti, Bruno Vespa, Paolo Frajese, Nuccio Fava, Giorgio Martino e alcuni già interni alla Rai. E’ Paolo Valenti che mi sprona e mi dice che sono bravo e competente. Cominciamo in 32 e ne promuovono 18: io sono tra questi “.

Un anno fa se ne andava Bruno Pizzul .



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(fonte: Corriere dello Sport - intervista a Franco Recanatesi)