Mentre lo scontro geopolitico nello Stretto di Hormuz continua a strozzare le catene di approvvigionamento energetico mondiali,  l'aumento della produzione dei paesi non-OPEC+ e l'immissione straordinaria di 2,5 milioni di barili al giorno da parte dei governi occidentali sta evitando il blocco immediato degli aeroporti.
Ma è di oggi l'annuncio  del direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, che le scorte commerciali di petrolio si stanno esaurendo a una velocità senza precedenti in tutto il mondo.
Le proiezioni dell'AIE (Agenzia Internazionale dell'Energia) indicano che le scorte a terra nei paesi OCSE sono crollate di 146 milioni di barili in un solo mese, spingendo l'autonomia residua di cherosene in Europa sotto la soglia critica dei 23 giorni.

Si spera per il meglio, ma ormai è sempre più probabile che l'economia italiana si troverà a fare i conti con l'impatto più temuto per la stagione estiva: la carenza di jet fuel (carburante avio). 

Il turismo, che rappresenta tradizionalmente circa il 13% del PIL italiano, rischia un tracollo asimmetrico. Sebbene i collegamenti ferroviari e stradali possano salvare parte del turismo di prossimità europeo, il vero motore della spesa turistica nazionale – il mercato intercontinentale overseas – è interamente dipendente dalla disponibilità di carburante.

Roma è la prima linea di questo shock energetico. L'aeroporto di Roma Fiumicino (Aeroporti di Roma - ADR), costantemente premiato come miglior hub europeo per qualità dei servizi, movimenta oltre 40 milioni di passeggeri l'anno. I flussi a lungo raggio, in particolare quelli provenienti dagli Stati Uniti, rappresentano la colonna vertebrale economica del settore alberghiero romano.

Secondo i dati storici di Federalberghi Roma e i report dell'Enit (Agenzia Nazionale del Turismo):

  • i turisti nordamericani rappresentano quasi il 30% delle presenze straniere totali negli hotel a 5 stelle e di lusso della Capitale nel periodo estivo.
  • un turista intercontinentale (statunitense, canadese o asiatico) genera un impatto economico sul territorio pari a circa 1.200 - 1.500 euro al giorno tra pernottamento, ristorazione ed acquisti. Al contrario, un turista europeo di prossimità o domestico spende mediamente tra gli 85 e i 150 euro al giorno.

Se la crisi del jet fuel dovesse costringere le compagnie aeree a tagliare anche solo il 15% dei voli di linea a lungo raggio, Roma perderebbe istantaneamente la fetta di visitatori più redditizia. I grandi hotel di Via Veneto, del Rione Trevi e di Piazza di Spagna vedrebbero evaporare oltre il 40% del proprio fatturato stagionale, con un effetto domino immediato sulle boutique di alta moda e sulla ristorazione del centro storico.

Se Roma trema per il calo dei guadagni, per le grandi isole italiane la crisi del cherosene si traduce in un isolamento geografico ed economico totale. Secondo i dati sui trasporti dell'Istat, oltre l'85% dei turisti internazionali che visitano la Sardegna e la Sicilia durante la stagione estiva raggiunge la propria destinazione per via aerea.

Sardegna: Gli scali di Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas e Alghero-Fertilia gestiscono il cuore del turismo sardo. Un taglio lineare della disponibilità di jet fuel del 15% comporterebbe la cancellazione automatica dei voli charter e delle rotte low-cost meno profittevoli. I traghetti (già saturi nei mesi di luglio e agosto) non possiedono la capacità logistica per assorbire i volumi di passeggeri rimasti a terra.
Sicilia: Gli aeroporti di Catania-Fontanarossa e Palermo-Punta Raisi, che insieme muovono flussi imponenti, subirebbero un ridimensionamento delle frequenze giornaliere. Per le strutture ricettive del comparto balneare e delle città d'arte (Taormina, Cefalù, Siracusa), questo scenario equivale a una perdita stimata da Federalberghi Sicilia di oltre 1,2 miliardi di euro di indotto per ogni mese di blocco parziale dei voli.

Anche il turismo rurale e montano subirebbe uno shock asimmetrico: da un lato il crollo drammatico del segmento straniero di fascia alta (che arriva solo in volo), dall'altro un parziale e caotico salvataggio guidato dal turismo domestico e di prossimità europeo via terra.
Le strutture che hanno investito milioni di euro in resort rurali a 5 stelle con spa, pensati per la clientela araba o americana, non riusciranno a coprire i costi fissi con il solo turismo locale. 

E qui arriviamo al fondo del barile.

La mutazione delle città d'arte sarà radicale e non solo per il crollo del turismo overseas: se il sistema dovrà fare affidamento sul turismo ferroviario sarà la tanto contestata (e incompleta) Alta Velocità a dover reggere il carico, con un sovraffollamento delle tratte Milano-Firenze-Roma-Napoli e un crollo verticale della spesa turistica complessiva.
E questo avrà un impatto sulla stabilità finanziaria dei proprietari di immobili destinati ad attività ricettive.

Solo rimanendo nel centro storico della Capitale, negli ultimi dieci anni sono stati censiti oltre 30.000 appartamenti destinati ad affitti brevi (piattaforme come Airbnb e Booking). La stragrande maggioranza di queste strutture è stata acquistata da piccoli e medi investitori accendendo mutui bancari, calcolati su tassi di occupazione medi dell'80% l'anno.
Se i voli intercontinentali dovessero subire il taglio paventato dall'AIE, la prolungata mancanza di clientela estera lascerebbe migliaia di appartamenti vuoti, provocando l'impossibilità di onorare le rate dei mutui, innescando una potenziale crisi di crediti deteriorati (NPL) per le banche commerciali italiane e una svendita caotica del patrimonio immobiliare romano.