Macron e Sánchez contro i centri di rimpatrio: "Non rappresentano la nostra Europa"
Bruxelles si divide sulla gestione dell'immigrazione e, in particolare, sulla possibilità di realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi destinati ai richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta. Al termine del Consiglio europeo, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno espresso una netta opposizione a quello che sta diventando uno dei progetti più sostenuti da una crescente maggioranza di governi europei.
La posizione di Francia e Spagna arriva mentre diciannove leader dell'Unione europea hanno firmato una dichiarazione congiunta nella quale chiedono di utilizzare "pienamente" la nuova normativa europea che consente la creazione dei cosiddetti "centri di rimpatrio", strutture situate fuori dal territorio dell'Unione destinate ad accogliere i migranti destinatari di un provvedimento di espulsione.
La coalizione favorevole all'esternalizzazione delle procedure, guidata da Danimarca e Italia, punta infatti a "procedere il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi". Una linea che trova però la forte opposizione di Parigi e Madrid.
Macron: "Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa"
Intervenendo a Bruxelles al termine del vertice di due giorni, Emmanuel Macron ha ribadito che la Francia sostiene una politica di rimpatri più efficace ma respinge il modello dei centri di rimpatrio all'estero.
"Siamo favorevoli a una politica dei rimpatri più efficace, ma non ho mai visto un centro di rimpatrio in un Paese terzo che abbia realmente funzionato."
Per il presidente francese il problema non è soltanto pratico ma anche politico e valoriale. Macron ha infatti messo apertamente in discussione la compatibilità di questi progetti con i principi fondanti dell'Unione europea.
"Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa. Non sono sicuro che questi siano i principi fondamentali sui quali è stata costruita la nostra Europa e non credo nemmeno che sia una soluzione efficace."
Nel corso della conferenza stampa il capo dell'Eliseo ha rafforzato ulteriormente la sua posizione.
"Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa. Non so se questi siano i principi fondamentali sui quali è stata costruita la nostra Europa."
E ha aggiunto:
"E non credo nemmeno che sia efficace. La prova è che finora non ho visto nessuno riuscire a farla funzionare."
Un riferimento che richiama indirettamente anche l'esperienza italiana dei centri realizzati in Albania, citata come esempio di un progetto che non ha raggiunto gli obiettivi previsti.
"Rispetto chi vuole farlo, ma sono contrario"
Macron ha precisato di rispettare i governi che sostengono questa strategia, pur prendendone nettamente le distanze.
"Nutro grande rispetto per chiunque voglia farlo. Non sono d'accordo, sia dal punto di vista pragmatico sia da quello dei principi. Ritengo che tutto questo non abbia nulla a che vedere con la politica europea."
Il presidente francese ha spiegato che la Francia sostiene norme più severe per contrastare l'immigrazione irregolare, ma considera inaccettabile il trasferimento fisico dei migranti verso Paesi nei quali non hanno mai messo piede.
Per questo motivo ha ribadito:
"Esiste una questione riguardo a questi famosi centri di rimpatrio nei Paesi terzi. La Francia non sostiene questa politica. Siamo favorevoli a una politica dei rimpatri più efficace. Ma, prima di tutto, non ho mai visto un centro di rimpatrio in un Paese terzo funzionare davvero."
Macron ha poi descritto quello che, a suo giudizio, rappresenta il funzionamento concreto del sistema.
"Vi invito a riflettere su cosa significhi nella pratica: persone che non vogliono tornare nel proprio Paese d'origine o che non possono farvi ritorno verrebbero trasferite in un Paese terzo, che le accetterebbe in cambio di denaro."
Le critiche sull'utilizzo del termine "soluzioni innovative"
Il presidente francese ha anche ironizzato sul linguaggio utilizzato dai sostenitori dell'esternalizzazione delle politiche migratorie, soffermandosi sull'espressione "soluzioni innovative".
"Sono un grande sostenitore dell'innovazione nel mio Paese."
Subito dopo ha però precisato:
"Ma sono sempre molto prudente quando si parla di innovazione applicata ai valori e ai diritti umani. Consentitemi di mantenere questa riserva."
Secondo Macron, infatti, il tema dei diritti umani non può essere affrontato con la stessa logica utilizzata per le innovazioni tecnologiche o amministrative.
Sánchez: "Una risposta assolutamente inefficiente"
Anche il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha espresso una contrarietà senza sfumature ai centri di rimpatrio nei Paesi terzi.
Al termine del vertice europeo ha ricordato come la Spagna rappresenti una minoranza su questo dossier, ma abbia deciso comunque di mantenere la propria posizione.
Secondo Sánchez, questi centri sono:
"destinati semplicemente a sprecare risorse economiche, e l'Europa non ne ha molte a disposizione."
Successivamente ha definito il progetto una risposta:
"assolutamente inefficiente e priva di qualsiasi utilità."
Il leader spagnolo ha inoltre aggiunto:
"È un miraggio che finirà semplicemente per sprecare risorse economiche, e l'Europa non ne ha molte."
Per Sánchez il problema non riguarda soltanto l'efficacia delle misure, ma anche il messaggio politico che esse trasmettono ai Paesi di origine e di transito dei flussi migratori.
"In secondo luogo, invia un messaggio sbagliato a quei Paesi di origine e di transito con i quali dovremmo collaborare, cooperare e dimostrare empatia."
Il nuovo regolamento europeo accelera i rimpatri
Le dichiarazioni di Macron e Sánchez arrivano pochi giorni dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo della riforma delle politiche migratorie che punta ad accelerare le espulsioni e apre alla possibilità di creare centri di trattenimento fuori dal territorio dell'Unione.
Secondo i critici della riforma, questa scelta rende più severe le procedure di rimpatrio e rischia di indebolire le garanzie previste per i richiedenti asilo.
Parallelamente, diciannove governi europei hanno chiesto di sfruttare pienamente le nuove disposizioni normative e di avviare rapidamente progetti basati in Paesi terzi, sostenendo che rappresentino uno strumento aggiuntivo per gestire l'immigrazione irregolare.
Macron: "Non useremo fondi europei per questi centri"
Il presidente francese ha infine escluso qualsiasi sostegno finanziario dell'Unione europea alla costruzione dei centri di rimpatrio. Secondo Macron queste strutture non sono né efficaci né coerenti con i nostri principi.
Ha inoltre richiamato le possibili conseguenze nei rapporti con il continente africano.
"A volte sentiamo questo o quel Paese sostenere politiche nei confronti del continente africano. Buona fortuna allora a difendere la nostra credibilità su quei territori spiegando che utilizzeremo i fondi destinati agli investimenti per costruire centri di rimpatrio proprio nei loro Paesi."
Concludendo il suo intervento con una domanda destinata a sintetizzare la sua critica politica e morale al progetto:
"In che mondo viviamo?"
Le dichiarazioni di Macron e Sánchez evidenziano così una frattura sempre più marcata all'interno dell'Unione europea sulla gestione dei flussi migratori. Da una parte cresce il numero dei governi favorevoli all'esternalizzazione dei rimpatri e alla costruzione di centri nei Paesi terzi; dall'altra Francia e Spagna rivendicano una linea che considera tali strutture inefficaci, incompatibili con i principi europei e potenzialmente dannose per le relazioni con i Paesi partner del Mediterraneo e dell'Africa.