Politica

Francesca Albanese lascia lo studio di "In Onda": quando il dibattito diventa teatro di opinioni preconfezionate e assurde

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha lasciato lo studio di In Onda su La7 durante la puntata di domenica sera. Invitata per discutere della situazione a Gaza e le manifestazioni di piazza a supporto del popolo palestinese vittima di un genocidio, Albanese si è trovata a fronteggiare due giornalisti d'accatto come Federico Fubini e Francesco Giubilei in quello che sembrava più un quiz di opinioni che un dibattito serio sui diritti umani.

Sin dall'inizio, Albanese ha difeso l'uso del termine «genocidio» per descrivere le azioni israeliane nella Striscia. Fubini, con la sicurezza di chi legge titoli di giornale ma non rapporti Onu, ha dichiarato (oltretutto dimostrando di non conoscere neppure la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948) che «non sta a nessuno di noi stabilire se [a Gaza] si tratti di genocidio o meno: serve un'inchiesta formale».

Peccato che un'inchiesta Onu già esista e parli chiaro. E in quanto inchiesta è basata su fatti, documenti, testimonianze, prove, acquisite dopo mesi e mesi di lavoro... e non su  parole al vento che Fubini evidentemente è solito citare.

Il momento più surreale è arrivato con Giubilei, che ha citato le parole della senatrice a vita Liliana Segre come argomento per contestare l'uso del termine genocidio. La logica è affascinante: se l'esperienza storica personale fosse l'unico metro di giudizio, il diritto internazionale umanitario diventerebbe un racconto a chiacchiere da bar. Dato che Segre, poverina, non conosce neppure lei la Convenzione Onu, un caso umano come Giubilei ha ritenuto che ciò dimostri, al ldi là di ogni dubbio, che a Gaza non sia in corso un genocidio.

Albanese, in coerenza con il ruolo che ricopre, ha scelto di lasciare lo studio, dimostrando che il rispetto dei fatti documentati viene prima della rituale ritualità delle opinioni mediatiche. Perché partecipare ad una trasmissione per ribattere a dei "disgraziati" probabilmente pagati per fare propaganda a favore dello Stato ebraico?

E ora viene in ballo il ruolo dei conduttori della trasmissione. Infatti, non meno sorprendente è stato il ruolo di Aprile e Telese, che hanno osservato e addirittura promosso le baggianate di Fubini e Giubilei, trasformando il dibattito in una passerella di opinioni non contestate, dove la precisione dei rapporti Onu si confrontava con l'improvvisazione delle tifoserie ideologiche.

Questo episodio mette in luce un fatto semplice: quando i giornalisti e i conduttori sostituiscono l'analisi dei fatti con la teatralizzazione delle opinioni, chi cerca di denunciare crimini internazionali si trova a dover scegliere tra parlare o lasciare lo studio.

Albanese ha scelto la coerenza. Gli altri hanno scelto il copione.


Per fortuna, però, ci sono anche trasmissioni tv in Italia che fanno informazione...

Autore Egidio Marinozzi
Categoria Politica
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