Nel 2026 il percorso artistico di Simone Barotti sembra pronto a espandersi oltre i confini della musica. Abbiamo deciso di fargli alcune domande per capire cosa ci aspetta nei prossimi mesi: nuovi orizzonti creativi, contaminazioni e progetti che prendono forma. Tra le novità già annunciate c’è l’uscita del thriller “Come un vampiro”, libro ispirato all’omonimo brano pubblicato nel 2025, che segna un passaggio importante nel suo immaginario narrativo.

D: Ciao Simone, c’è molta attesa per la tua prima fatica editoriale. Puoi dirci quando è prevista l’uscita del libro?

R: L’uscita è prevista nel 2026. I tempi dell’editoria sono diversi da quelli della musica e richiedono un tipo di pazienza a cui non ero abituato. È un percorso nuovo per me, che sto affrontando con attenzione e rispetto, lasciando che il progetto maturi nel modo giusto.

D: Oltre al libro, il 2026 porterà anche novità sul fronte musicale? Possiamo aspettarci nuove uscite o nuovi sviluppi nel tuo percorso da cantautore?

R: Sto lavorando a un progetto musicale che esplora sonorità Gipsy. Mia nonna, da parte di mio padre, era una giostraia e ha lavorato nel circo anche come contorsionista. Mio padre, prima di stabilizzarsi e laurearsi in ingegneria, ha vissuto anch’egli in quell’ambiente, che trovo ancora oggi estremamente affascinante. È un mondo che ha segnato profondamente la mia famiglia, un po’ come quello di Virginia Raffaele, con cui condividiamo radici simili nel mondo delle giostre e del circo.

D: Sappiamo che stai seguendo anche un percorso nel doppiaggio. Hai già in cantiere qualche progetto legato a questa passione?

R: Ho concluso i due anni di formazione e attualmente sto affrontando l’ultimo anno di stage per perfezionarmi. Dopo questo percorso, sicuramente cercherò di mettere a frutto anche questa bellissima passione, esplorando le opportunità che il doppiaggio può offrire, senza fretta ma con entusiasmo.

D: Con tutte queste forme d’arte che stai esplorando — musica, scrittura, doppiaggio — come riesci a districarti tra i diversi linguaggi? E quale di queste ti somiglia di più?

R: Non penso in termini di preferenze tra le diverse forme d’arte che sto esplorando. Piuttosto, quello che mi guida è il desiderio di esprimermi e comunicare. Ogni linguaggio — che sia la musica, la scrittura o il doppiaggio — è semplicemente uno strumento diverso per raccontare qualcosa di me, per entrare in contatto con gli altri. Cerco di lasciarmi guidare dal progetto e dall’ispirazione del momento, senza forzare gerarchie, perché alla fine ciò che conta è il modo in cui riesco a trasmettere emozioni e storie, indipendentemente dal mezzo.

D: Non temi che il fatto di muoverti tra più discipline possa confondere il pubblico, rendendo difficile identificarti in un settore specifico?

R: Non lo temo, e anzi, lo spero. Non amo avere etichette, e credo che l’arte non dovrebbe averne. Spostarsi tra discipline diverse è per me un modo di restare libero, di esplorare senza confini, e spero che chi mi segue possa apprezzare questo desiderio di movimento e curiosità, senza sentirsi costretto a “catalogarmi” in un unico settore.

In attesa delle tante novità vi linkiamo l'ultimo video dell'artista romano.