C'è una differenza sostanziale tra la satira, anche la più feroce, e la rappresentazione della soppressione fisica degli avversari politici. È una differenza che dovrebbe essere evidente a chiunque abbia ricoperto incarichi istituzionali e abbia indossato una divisa dello Stato. Eppure il nuovo video diffuso sui propri canali social da Roberto Vannacci oltrepassa proprio quel confine, scegliendo di trasformare l'eliminazione simbolica degli avversari in uno spettacolo da arena romana.

Il fondatore di Futuro Nazionale, ex generale dell'Esercito ed europarlamentare, ha infatti condiviso un filmato realizzato con l'intelligenza artificiale nel quale si rappresenta come un condottiero dell'antica Roma, protagonista di una scena che richiama esplicitamente i giochi gladiatori e le condanne a morte nell'arena.

Il video: Vannacci veste i panni dell'imperatore

Le immagini si aprono all'interno di un grande anfiteatro romano. Roberto Vannacci compare vestito da comandante dell'antica Roma, seduto in posizione dominante accanto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente del Senato Ignazio La Russa, anch'essi rappresentati con costumi dell'epoca... un fascista insieme a due (post?) fascisti. Evidentemente non li ha scelti a caso.

Al centro dell'arena si trovano invece alcuni tra i principali esponenti dei partiti di opposizione, raffigurati come prigionieri: la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi e l'ex presidente della Camera Laura Boldrini.

I quattro vengono mostrati legati mentre il pubblico dell'anfiteatro reclama la loro esecuzione.

Nel corso del filmato compare anche una povera donna, Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci, che rivolge un gesto offensivo mostrando il dito medio.

Pochi istanti dopo arriva la scena centrale dell'intero video.

Il pollice verso e la "condanna"

Il   Vannacci mascherato da romano si alza dal proprio scranno e abbassa il pollice, rievocando il celebre gesto per decretare la morte dei gladiatori sconfitti.

Nel video il gesto viene accompagnato dall'ordine di eliminare gli avversari politici "con la falce e il martello, la stessa falce e martello che non hanno mai usato".

Subito dopo entra nell'arena una figura identificata come il "gladiatore" Giuseppe Barboni, imprenditore vicino a Futuro Nazionale già noto alle cronache per il pestaggio di un immigrato avvenuto a San Benedetto del Tronto.

Il filmato si conclude mostrando, sugli spalti dell'anfiteatro, le immagini dell'ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza e dell'ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin, rappresentati con espressioni di evidente sgomento.

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Quando la provocazione diventa un messaggio politico

Il ricorso all'intelligenza artificiale non attenua il significato politico delle immagini. Al contrario, dimostra come le nuove tecnologie possano essere utilizzate per costruire scenari sempre più realistici e d'impatto, capaci di amplificare messaggi che, fino a pochi anni fa, sarebbero rimasti confinati solo alla fantasia grafica.

Il punto non è se qualcuno possa credere realmente che quel video rappresenti fatti autentici. Nessuno lo pensa. Il problema è un altro: quale immaginario politico viene alimentato quando il leader di un movimento sceglie di mettere in scena la propria figura come arbitro della vita e della morte degli avversari, applaudito da una folla che ne reclama l'eliminazione?

La violenza politica, anche quando viene rappresentata in forma simbolica o caricaturale, non è un elemento neutro della comunicazione. È un linguaggio. E i linguaggi contribuiscono a costruire il clima culturale in cui si sviluppa il confronto pubblico. 

Inutile sottolineare che i fantastici algoritmi della "Montagna di Zucchero" della galassia Meta non hanno ritenuto di potersi scandalizzare di tale porcata... vietandola! Mica è il seno nudo si una donna!!!

Un'escalation che impoverisce il dibattito democratico

Da tempo la comunicazione politica italiana conosce un progressivo innalzamento dei toni. Insulti, delegittimazioni personali e demonizzazione dell'avversario sono ormai diventati strumenti ordinari della propaganda.

Questo video, però, compie un passo ulteriore. Non ci si limita più a descrivere gli avversari come nemici politici o come persone da battere nelle urne. Li si rappresenta come condannati a morte, davanti a un pubblico esultante, con il protagonista che assume il ruolo dell'autorità assoluta chiamata a decidere della loro sorte.

È una rappresentazione fascista (del mito dell'antica Roma) che richiama uno dei periodi più brutali della storia, nel quale la morte costituiva intrattenimento collettivo e manifestazione del potere.


La responsabilità di chi comunica

Chi svolge un ruolo pubblico dispone di una platea enorme e di una capacità di influenza che non può essere ignorata. Ogni messaggio contribuisce a definire il livello del confronto democratico.

Per questo motivo il problema non riguarda la libertà di espressione, che resta un principio fondamentale, bensì la responsabilità politica nell'utilizzo di quella libertà.

La democrazia si fonda sull'alternanza, sul pluralismo e sul riconoscimento reciproco tra avversari. Si combattono le idee, non le persone. Si cercano voti, non "condanne". Quando invece la comunicazione politica sceglie di mettere in scena l'eliminazione degli oppositori, anche sotto forma di finzione, è perché si vuole alimentare e "sdoganare" una cultura nella quale l'avversario non è più un interlocutore da convincere o sconfiggere democraticamente, ma "un nemico da uccidere".

È un linguaggio criminale da criminali che può raccogliere applausi e consensi tra i fascistacci d'Italia, che finirà per influenzare il solito "coglione" che, in fondo in fondo, far fuori un avversario politico è cosa buona e giusta. 

E a quel punto, i Vannacci d'Italia saranno i primi a dare del coglione al coglione... lasciandolo in braghe di tela.

Mattarella intervenga prim ache sia troppo tardi.


E a proposito di coglioni, il commento di Gianni Cuperlo, deputato del Partito Democratico

Nella residua speranza che si tratti di una fake news, leggendo l’agenzia (avendo visto il video e scusandomi con voi per un epiteto che qui sopra non avete da parte mia incontrato mai) ho riflettuto e sono giunto alla conclusione che aveva ragione quel sant’uomo di Bersani.È un coglione.Fine.