“La luce che resta”. Oltre l’indifferenza la poesia come resistenza gentile
Cosa sopravvive davvero al passaggio del tempo? Affonda le radici in un interrogativo esistenziale “La luce che resta”, l’opera della giovanissima Rosanna Cusimano, 14 anni, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book. Più che una semplice biografia o una raccolta di pensieri, la silloge si configura come un vero e proprio manifesto di resistenza gentile. In un’epoca caratterizzata da relazioni superficiali e incertezze per il futuro, Rosanna, residente a Capo d’Orlando (Messina) e studentessa del Liceo Classico, compie una scelta coraggiosa: scommettere sulla purezza dei sentimenti. «Ho scelto questo titolo perché non voglio raccontare il buio, voglio raccontare ciò che lo attraversa. Parla di resistenza, di memoria e di trasformazione».
L’opera “La luce che resta” sarà presentata venerdì 19 giugno, alle ore 17, presso il Palazzo Comunale di Castell’Umberto (Messina). Moderati da Margherita Crascì, interverranno, oltre all’autrice Rosanna Cusimano; il sindaco di Castell’Umberto, Veronica Maria Armeli, e la garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Capo d’Orlando, Francesca Silvestri.
La scrittura, inizialmente nata come un intimo strumento di sfogo personale, si è trasformata in un percorso di profonda autoconsapevolezza: «Scrivere è diventato un modo per condividere, per tendere una mano, per non farmi scappare le emozioni che provavo». Ogni parola impressa sulla pagina diviene mezzo per fare chiarezza dentro di sé e decodificare la realtà. Ad accendere la sua ispirazione sono gli stimoli più profondi: «Una luce che nasce, una ferita che guarisce, un attimo che sembra piccolo ma che diventa immenso». Nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore, parla di «una silloge intensa, attraversata da un’urgenza autentica. Il libro nasce dalla necessità cominciativa di trasformare in idioma tre grandi nuclei pulsionali e civili: la ferita della Terra, il tumulto dell’adolescenza, il bisogno di legami veri».
Nei versi, la natura non è un semplice elemento decorativo, ma una silenziosa guida esistenziale, dove il mare specchia il moto delle emozioni umane, capaci di travolgere o di ritirarsi, mentre gli alberi insegnano la pazienza. In un contesto dominato dalla frenesia e dal rumore di fondo, la poesia diventa l’unico luogo in cui i giovani possono ancora mettersi in ascolto della propria interiorità, che «non salva il mondo ma salva lo sguardo». Il processo creativo parte da un’intuizione improvvisa per poi evolversi, attraverso un rigoroso lavoro stilistico, in una verità universale capace di canalizzare l’impeto emotivo senza farsi travolgere. «In queste pagine - spiega l’autrice - ho raccontato la forza ostinata di una ragazza che non accetta che il mondo sia solo ciò che fa paura. Scrivere è questo equilibrio fragile: un cuore che brucia e una mano che resta lucida». Il suo esordio poetico vuole essere una spinta al risveglio delle coscienze. Un atto di coraggio contro l’idea che la sensibilità sia debolezza. «Ho scritto perché non voglio che il mondo parli al posto nostro». Per la giovane Cusimano, più che il progresso tecnologico o i mutamenti sociali, la vera minaccia è l’indifferenza, capace di rendere ciechi davanti alla bellezza e sordi di fronte al dolore altrui. La silloge - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore - lancia un messaggio chiaro: il futuro appartiene a chi sa guardarlo con coraggio ed è proprio dalla fragilità che - l’autrice ne è certa - nascerà qualcosa di straordinario: «Spero di lasciare una luce, che non assomiglia però a una consolazione, ma ad un risveglio».