“Mio padre sfidava la morte per portare a casa lo stipendio.
Lavorava all’Enel, sempre in bilico tra i fili, la pioggia e il vento che taglia la pelle.
Quando il telefono squillava nel cuore della notte, sapevamo cosa significava: un temporale, un guasto, un’altra corsa contro il buio.
Non era solo lavoro. Era rischio, dovere, sacrificio. 
Mia madre invece non ha mai conosciuto riposo.
Ha fatto di tutto, la tata, la donna delle pulizie, la stiratrice, qualunque cosa pur di non farci mancare nulla.
Erano anni duri, in cui il secondo stipendio non era un aiuto, ma una necessità.
Si viveva contando le lire, facendo attenzione a ogni spesa, rinunciando a se stessi per dare qualcosa agli altri.
Da quella vita ho imparato la fame, la disciplina, la forza di chi non chiede sconti.
Ho imparato che niente arriva per caso, e che la vittoria ha sempre il sapore del sudore.
A volte mi è pesato, sì.
Ma è da lì che nasce tutto:
la mia determinazione, la mia umiltà, la mia voglia di non arrendermi mai.”
Un uomo cresciuto nel silenzio dei sacrifici, diventato leggenda sul campo.
Mai un eccesso, mai un gesto di troppo.
Solo talento, rispetto e una fede incrollabile per una sola maglia.