Il neo premier ceco Babiš, il “mal di testa populista” della UE e il rifiuto delle garanzie finanziarie
Come sottolineato dal giornale “Politico”, la Repubblica Ceca sta già causando un aggravamento del “mal di testa populista” di cui è afflitta l’Unione Europea. Infatti col ritorno al potere dell’ex premier Andrej Babiš, vittorioso alle elezioni di ottobre, si prefigura anche il ritorno del Gruppo di Visegrád.
Stavolta sarebbe un trio, formato quindi da Praga, Bratislava e Budapest, con Varsavia probabilmente fuori, sebbene il suo presidente sia piuttosto in linea coi primi tre. La prima grana è arrivata sabato, quando il neo premier Babiš ha detto a chiare lettere di non avere alcuna intenzione di dare garanzie finanziarie o di altro genere all’Ucraina.
Il riferimento è all’iniziativa di Bruxelles sulla confisca dei beni russi congelati, pardon “prestito di riparazione”, e alle altre generose elargizioni che si prevedono a breve per salvare il bilancio di Kiev nel prossimo biennio. Babiš è lapidario: le nostre casse statali sono vuote e quel poco che resta serve anzitutto ai cittadini cechi.
Già abbiamo dato abbastanza tramite i meccanismi generali dell’Unione, perciò altre donazioni dirette o indirette sono fuori discussione. Dice anche di essere d’accordo col primo ministro belga Bart De Wever, il quale vuole evitare che i singoli Paesi membri finiscano per rispondere dei danni e dei soldi perduti che lamenterebbe la Russia e poi magari altri soggetti internazionali.
Intanto la Banca Centrale Russa ha avviato le sue azioni legali e ci sarà quindi da lavorare per evitare sgradevoli ripercussioni finanziarie e commerciali.
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