Cultura e Spettacolo

Palazzo Lombardia e il Finissage della Mostra "Sguardi di Luce" di Max Mandel

*_©Angelo Antonio Messina

Il Palazzo Lombardia di Milano, un’icona della modernità e dell’architettura contemporanea, fa da cornice ad un evento che promette di essere non solo un semplice finissage, ma un momento di riflessione profonda sull’arte della fotografia attraverso l’obiettivo di Max Mandel. The Photographic Symphony of Max Mandel: "Sguardi di Luce",

La mostra “Max Mandel. Sguardi di Luce”, a cura di Giovanni Gazzaneo, rappresenta una celebrazione non solo delle immagini catturate dal fotografo milanese, ma anche di un percorso umano e creativo che abbraccia quarant’anni di attività, trasportando il pubblico in un viaggio che spazia dall’Europa al Medio Oriente fino all’Asia.

*_©Max_Mandel_Paola_bed_and_breakfast_Luserna_Val_Pellice_2008

Nelle sei sezioni in cui si articola la mostra, ogni fotografia è un racconto, un’esperienza visiva che invita a scoprire la bellezza del quotidiano. Nella prima sezione, intitolata “Sguardi di luce”, Mandel riesce a catturare particolari insignificanti, trasformando giochi di luci e ombre in astrazioni visive che parlano al nostro animo in modo sottile. Le sue immagini di fiori in una vasca o di aerei di carta in volo evocano una dimensione poetica, un invito a soffermarsi su ciò che ci circonda e a trovare significato anche negli aspetti più banali della vita. Questo approccio è emblematico della filosofia di Mandel: l’arte non è solo la rappresentazione della bellezza, ma anche un mezzo per esplorare la realtà nella sua essenza più profonda.

*_©Max_Mandel_Jin_Mao_Tower_Shangai_2005

La sezione “Istanti” raccoglie fotografie scattate tra il 2016 e il 2018 con un semplice telefono cellulare. Qui, la casualità diventa protagonista, dimostrando che anche i momenti più fugaci possono assumere un significato straordinario se catturati con sguardo attento. Questi scatti quotidiani, lontani dalla perfezione tecnica di grandi macchine fotografiche, acquisiscono una freschezza autentica. In un’epoca in cui la fotografia è spesso sinonimo di posa e artificio, Mandel ci ricorda che l’immediatezza e la spontaneità possono dare vita a immagini cariche di emozione.

La sezione “Incontri” celebra le persone che Mandel ha incontrato lungo il suo cammino. In questa parte della mostra, i ritratti diventano testimonianza di storie individuali e collettive, mostrando l’umanità in tutta la sua complessità. I soggetti appaiono in dialogo con l’artista, offrendo oggetti e simboli legati alla loro vita e al loro lavoro. Qui emerge il rispetto di Mandel verso le persone ritratte; il suo sguardo non è invadente, ma discreto, come se stesse chiedendo permesso per entrare nei loro mondi, creando così un legame empatico.

*_©Max_Mandel_Pamukkale_Turchia_1987

Nella sezione “Lo spazio dentro”, l’attenzione si sposta sulle suggestioni architettoniche. Mandel esplora le linee e i volumi degli edifici, raccontando storie attraverso le strutture che compongono la nostra quotidianità. L’architettura, in questo caso, non è semplicemente un contesto, ma un soggetto vivo e vibrante, capace di evocare emozioni. La sezione successiva, “Forme senza tempo”, si concentra invece sulla scultura, dove Mandel riesce a far emergere la bellezza intrinseca delle forme, invitando l’osservatore a contemplare l’arte in una dimensione statica eppure dinamica.

Infine, “L’altra metà del lavoro” è un omaggio all’universo femminile e al lavoro delle donne, dominio spesso invisibile e sottovalutato. I ritratti in bianco e nero presentano una forza evocativa e una delicatezza che parlano della resilienza e della profondità dell’anima femminile. Con uno sguardo intenso e rispettoso, Mandel riesce a mettere in luce le storie di queste donne, dando voce a chi spesso rimane in silenzio.

La cura di Giovanni Gazzaneo aiuta a contestualizzare le immagini, offrendo riflessioni che arricchiscono l’esperienza visiva. Gazzaneo scrive: «Lo sguardo di Mandel è mosso dalla passione della bellezza del quotidiano». Questa affermazione riassume l’essenza della mostra: non si tratta di cercare l’eccezionale, ma di esaltare l’ordinarietà, di trovare poesia nei dettagli della vita quotidiana. Gli interventi di personalità come Amedeo Anelli, Laura Leonelli e Stefano Zuffi forniscono ulteriori prospettive, contribuendo a creare un quadro complesso delle intenzioni artistiche di Mandel.

L’influenza di Henri Cartier-Bresson è palpabile nelle parole dedicate a Mandel: “È scoprire un mondo nuovo, e un’opera d’arte assoluta, che è al tempo stesso una particella autentica della nostra vita quotidiana”. Questo rimanda non solo alla qualità dell’arte di Mandel, ma anche alla necessità di restituire valore ai momenti di vita che spesso diamo per scontati. La fotografia diventa così un atto di generosità, un gesto che permette di fissare l’effimero e di restituirlo alla memoria collettiva.

*_©Max_Mandel_Babilonia_Iraq_1990

Mandel, quindi, non è solo un fotografo, ma un narratore visivo che sa ascoltare e osservare. La sua capacità di captare l'essenza della realtà con uno sguardo discreto lo rende unico nel panorama contemporaneo. Ogni scatto diventa un’opportunità per riflettere sulla nostra esistenza, sugli oggetti e sulle persone che popolano il nostro mondo.

L’apporto culturale di questa mostra va ben oltre l’esposizione di fotografie; si tratta di un incontro tra l’arte visiva e l’esperienza umana, un invito a riscoprire il potere emotivo della fotografia come mezzo di comunicazione e connessione. La mostra è accompagnata da un catalogo curato da Corsiero editore e Fondazione Crocevia, che arricchisce ulteriormente l’esperienza grazie ai testi di vari autori tra cui Gazzaneo e Versace, creando una sinergia tra parola e immagine.

L’esposizione “Sguardi di Luce” rappresenta un’occasione imperdibile per riflettere sulla bellezza del quotidiano e sul potere evocativo della fotografia. Max Mandel, con la sua arte, riesce a farci sentire la vibrazione della vita, a cogliere l’essenza di momenti fugaci e a trasformarli in testimonianze durature. Attraverso i suoi occhi, siamo invitati a guardare il mondo con attenzione e apertura, scoprendo che, anche nella banalità apparente, può nascondersi una poesia profonda e universale.

*_©Max_Mandel_Uruk_Irak_1990

Cenni biografici. Max Mandel è nato a Milano il 3 ottobre 1959. Fotografo e ricercatore iconografico nel corso della sua attività ha compiuto numerosi viaggi in tre continenti.

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Corsiero editore e Fondazione Crocevia, a cura di Giovanni Gazzaneo, con testi di Henri Cartier-Bresson, Giovanni Gazzaneo, Ottorino La Rocca, Laura Leonelli, Edoardo Milesi, Arando Mosca Mondadori, Guido Oldani, Marco Roncalli, Davide Rondoni, Zingonia Zingone, Santo Versace, Stefano Zuffi.

PALAZZO LOMBARDIA, SPAZIO ISOLASET

piazza Città di Lombardia, 1 - Milano

 Max Mandel. Sguardi di Luce

Fotografie 1985 - 2025

a cura di Giovanni Gazzaneo

2 - 21 luglio 2025

finissage lunedì 21 luglio, ore 18

intervengono

Amedeo Anelli, Adriana Beverini, Giovanni Gazzaneo, Laura Leonelli, 

Guido Oldani, Marco Roncalli, Stefano Zuffi

presente l’autore

Coordinate mostra 

Titolo “Max Mandel. Sguardi di Luce”. Fotografie 1985-2025

A cura di Giovanni Gazzaneo

Sede Palazzo Lombardia - Spazio IsolaSET, piazza Città di Lombardia, 1 - Milano

Date 2 – 21 luglio 2025

Finissage lunedì 21 luglio, ore 18

Orari da lun a ven 10 - 19

Ingresso libero

Info al pubblico fondazionecrocevia@gmail.com - www.fondazionecrocevia.it

www.eventi.regione.lombardia.it - www.larocca.foundation

*_©Angelo Antonio Messina

Autore An Genio
Categoria Cultura e Spettacolo
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