Recentemente è stata festeggiata la decisione dell’Unione Europea di concedere una deroga agli obblighi del Patto di Stabilità per fare fronte al “caro energia”, condizionata però a investimenti sulle fonti rinnovabili.
L’obiettivo, certamente virtuoso, dovrebbe ridurre:
- i costi di produzione;
- la dipendenza dai combustibili fossili;
- le emissioni ambientali.
Purtroppo il condizionale è d’obbligo perché, se si vuole fare in fretta, l’unica scelta realmente percorribile è il fotovoltaico.
Per l’idroelettrico non ci sono idee, progetti o cantieri significativi in corso; è quindi ipotizzabile una mancata crescita sia nel breve sia nel medio termine.
L’eolico attende invece l’evoluzione verso l’offshore (che, banalmente, significa realizzare gli impianti dove c’è vento), ma per farlo occorre superare i divieti locali e, soprattutto, installare gli impianti in prossimità delle aree di maggiore fabbisogno. Trattandosi di una tecnologia in espansione, i tempi di realizzazione non possono essere brevi e, oltre ai punti di produzione, saranno necessarie nuove reti di collegamento e sistemi di accumulo.
Tra le altre rinnovabili “minori” cresceranno probabilmente le biomasse, intese come energia ricavata dalla combustione dei rifiuti. È, in un certo senso, l’ammissione del fallimento della raccolta differenziata e del riciclo: aumenta le emissioni nell’ambiente, ma costa poco e dispone già di cantieri e progetti in fase di realizzazione.
Sugli effetti benefici del fotovoltaico è però necessario entrare nel merito, perché l’apparente costo zero del sole crea alcuni problemi:
Una parte importante dell’energia prodotta (15 TWh/anno, secondo una stima basata sui dati GSE 2024) viene autoconsumata sul posto e quindi avvantaggia gli utenti che hanno installato l’impianto, ma non viene immessa in rete, dove potrebbe beneficiare l’intera collettività. In futuro, l’adozione sistematica degli accumuli farà aumentare ulteriormente questo fenomeno.
Il massimo della produzione avviene nelle ore centrali della giornata, quando il prezzo di vendita è già basso. Il grafico orario dell’indice PUN relativo ai giorni 3 e 4 giugno (fonte GME) lo dimostra e mette anche in evidenza l’influenza delle condizioni meteorologiche da un giorno all’altro.
Le centrali termoelettriche sono diventate un servizio di back-up del fotovoltaico, sia per la sua variabilità stagionale sia per la dipendenza dagli eventi atmosferici. Come tali sono poco utilizzate (con maggiore incidenza dei costi fissi sul prodotto) e male utilizzate (ai bassi carichi i rendimenti diminuiscono e aumenta il consumo specifico di gas).

L’investimento nel fotovoltaico è sostenibile solo grazie a incentivazioni statali che aumentano il debito pubblico e generano interessi pagati da tutti attraverso la fiscalità generale, ma che non risultano “visibili” nei costi di produzione dell’impianto.
La produzione non regolabile e talvolta imprevedibile (non solo del fotovoltaico) impone di mantenere una riserva di potenza disponibile per le emergenze. Si tratta di un costo aggiuntivo che, in un modo o nell’altro, deve essere contabilizzato.
Alla luce di queste considerazioni, appare difficile che un ulteriore investimento nel fotovoltaico possa generare benefici significativi sul “caro energia elettrica” e certamente nessuno sul “caro gas”.
L’analisi e le decisioni dovrebbero quindi spostarsi oltre il semplice costo di produzione, perché esiste un enorme “gap” rispetto agli importi complessivamente pagati in bolletta, sui quali sarebbe possibile intervenire rapidamente e con costi inferiori.
La tabella sottostante contiene un’analisi effettuata su un’utenza domestica media, dalla quale emerge un fattore di ricarico superiore a tre, determinato da voci di spesa indipendenti dal prezzo di mercato della materia prima.

Lo stesso tipo di analisi può essere effettuato anche per un’utenza aziendale, dove mancano le agevolazioni previste per il settore domestico ma risultano differenti i livelli di consumo, difficilmente riconducibili a un caso standard come quello di una famiglia.
Si tratta di:
- Costi fissi mensili
- Sono diversi addebiti indipendenti da qualsiasi causa esterna che, per la famiglia tipo considerata, ammontano a circa 620 euro l’anno.
- Tariffe unitarie non trattabili (€/UM) applicate ai consumi
- Ai consumi rilevati vengono applicate tariffe fisse non soggette a confronto di mercato e difficilmente sostenibili se sommate ai costi fissi sopra indicati.
- Tariffe unitarie trattabili (€/UM) applicate ai consumi
Nel mercato libero è possibile scegliere tra diverse offerte e differenti livelli di prezzo che, tuttavia, producono variazioni finali contenute e spesso limitate nel tempo.
Tasse
Le imposte hanno sempre un peso rilevante. Oltre a quelle che compaiono direttamente in bolletta (IVA, imposte erariali, addizionali locali e oneri di sistema, comunque assimilabili a prelievi fiscali), lo Stato incassa anche:
- imposte sugli utili delle imprese operanti nel settore, che generalmente registrano profitti e distribuiscono dividendi;
- imposte sui dividendi percepiti dai privati;
- dividendi derivanti dalle partecipazioni pubbliche nelle società energetiche.
La continua comparsa di nuovi operatori commerciali — oltre 120 attivi nel mercato libero di luce e gas, molti dei quali privi di una reale esperienza industriale nel settore — conferma l’esistenza di margini molto elevati a fronte di competenze, investimenti e rischi relativamente contenuti.
La seconda informazione che emerge riguarda il valore economico sproporzionato attribuito ai servizi, che risultano:
in gran parte automatizzati. A titolo di esempio, la rilevazione dei consumi, l’elaborazione dei conteggi, l’invio delle fatture e il loro incasso tramite domiciliazione sono ormai gestiti quasi interamente da sistemi informatici e di intelligenza artificiale, con costi iniziali contenuti e comunque non proporzionali ai consumi;
caratterizzati da un valore aggiunto inferiore rispetto alle attività di generazione. A differenza dei prodotti derivati dal petrolio, energia elettrica e gas viaggiano naturalmente attraverso le reti che collegano produzione e consumo;
sostanzialmente privi dei rischi tipici della produzione, poiché le oscillazioni dei prezzi delle materie prime si concentrano principalmente a monte della filiera.
Abbiamo così generato una sorta di mostro economico dalle molte teste “eurivore”, che si alimentano poco per volta ma in modo continuo e contemporaneamente su numerosi tavoli. Purtroppo manca ancora un “San Giorgio” dotato della volontà e degli strumenti necessari per affrontarlo, non con l’obiettivo impossibile di eliminarlo, ma almeno con quello di metterlo a dieta.

