Economia

Pensioni: l'Italia è più marxista della Spagna e del Brasile, ma non ce ne siamo accorti

L'età pensionabile varia notevolmente tra i paesi dell'OCSE, con una tendenza generale all'innalzamento dell'età pensionabile per vecchiaia, dovuta all'aumento dell'aspettativa di vita.
Un trend in cui l'Italia spicca per le peggiori opzioni, secondo molti, ma non è così.
Facciamo chiarezza.

In realtà, in Italia la pensione "ordinaria" richiede solo il requisito contributivo (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), indipendentemente dall'età. La chiamano "anticipata", per confondere le idee, ma in realtà corrisponde alla 'legittima'. Chi inizia a lavorare a 16 anni con una qualifica, a 58 può pensionarsi; chi inizia a 19 con un diploma a 61 può pensionarsi, idem per chi inizia a 24 con una laurea e la riscatta.

Poi, c'è l'età per la pensione di vecchiaia standard, che rimane fissata a 67 anni fino a tutto il 2026, con almeno 20 anni di contributi. Dal 2027 è previsto un innalzamento a 67 anni e 1 mese dovuto all'adeguamento alla speranza di vita. 

In Francia è praticamente come in Italia. La pensione di vecchiaia arriva a 67 anni e lì la chiamano "annulation de la décote".  La 'legittima' che lì chiamano "Retraite à taux plein" arriva a 63 anni oggi e a 64 dal 2030, ma solo se hai versato almeno 43 anni di contributi richiesti: se ti mancano dei trimestri, subisci una decurtazione permanente dell'assegno (décote).

Come in Germania, dove l'età pensionabile standard è in fase di innalzamento graduale e nel 2026 si attesta a circa 66 anni e 4 mesi e raggiungerà i 67 anni entro il 2031 per tutti i nati dal 1964 in poi. La pensione 'legittima' che lì chiamano 'anticipata con penalità' si ottiene con almeno 35 anni di contributi a 63 anni, ma con una riduzione permanente dell'assegno: viene sottratto lo 0,3% per ogni mese di anticipo rispetto all'età pensionabile standard.

Anche negli USA, per chi raggiunge l'età pensionabile nel 2026, la "piena età pensionabile" (Full Retirement Age) è di 67 anni. Ed anche negli USA è possibile richiedere prestazioni ridotte già a 62 anni, dopo aver raggiunti 30-35 anni di contributi.

Nel Regno Unito, viceversa, andiamo davvero male.
Non perché attualmente la pensione di vecchiaia è di 66 anni per tutti ed è previsto un aumento a 67 anni a partire dal maggio 2026, ma ... perché i 66 anni fungono da età di pensione 'legittima': in pratica un lavoratore britannico che inizia a lavorare a 16 anni è destinato a lavorare per 50 anni e passa.

Ed anche in Spagna il sistema è praticamente identico. Nel 2026 l'età pensionabile di vecchiaia sale a 66 anni e 10 mesi per chi ha meno di 38 anni e 3 mesi di contributi. La 'legittima' per chi ha raggiunto o superato tale soglia contributiva è a 65 anni. 

E gli altri?

Giappone: L'età legale è fissata a 65 anni, ma il governo incentiva il lavoro oltre tale soglia a causa dell'invecchiamento demografico.  È possibile richiedere la pensione anticipata dai 60 anni, subendo però una decurtazione permanente dell'assegno dello 0,4% per ogni mese di anticipo rispetto ai 65 anni.

Corea del Sud: L'età pensionabile nel privato è attualmente di 60 anni. Tuttavia, è in corso un acceso dibattito politico per alzarla gradualmente a 65 anni entro il 2033 per allinearla all'età in cui si inizia a percepire la pensione statale, che nel 2026 è di 63 anni. La pensione anticipata (Early Old-Age Pension) è accessibile dai 58 anni (nel 2026) per chi ha almeno 10 anni di contributi, con una riduzione del 6% per ogni anno di anticipo.

Russia: È in corso un innalzamento graduale che porterà l'età a 65 anni per gli uomini (nel 2026 è circa 63 anni) e a 60 anni per le donne entro il 2028. La pensione 'legititma' è concessa con 42 anni di contributi per gli uomini, 37 per le donne,  non prima dei 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.

Messico: L'età pensionabile è di 65 anni per gli uomini e 62 anni per le donne.  Il pensionamento anticipato è possibile dai 60 anni (pensione per Cesantía en Edad Avanzata), a patto di aver maturato almeno 19 anni e 12 settimane di contributi, ricevendo un assegno pari al 75% della pensione base.

Brasile: A seguito delle riforme degli ultimi anni, l'età pensionabile nel 2026 è di 65 anni per gli uomini e 62 anni per le donne. La pensione 'legittima' (o minima) su base contributiva è stata abrogata e sostituita con le fortemente ostative Regras de Transição.

In conclusione, l’analisi comparata smentisce il mito di un’Italia "fanalino di coda" della previdenza sociale. Sebbene l’età di vecchiaia a 67 anni appaia elevata, il sistema italiano si rivela paradossalmente uno dei più flessibili grazie alla pensione anticipata (la "legittima" su base puramente contributiva), che permette l'uscita con 42 anni e 10 mesi di versamenti a prescindere dall'età anagrafica.

Al contrario, modelli spesso idealizzati come quello britannico o spagnolo mostrano maglie molto più strette: nel Regno Unito l'assenza di una via d'uscita basata sui contributi costringe anche chi ha iniziato a 16 anni a lavorare per oltre mezzo secolo; in Spagna e Francia, l'anticipo è legato a soglie anagrafiche rigide o a penalizzazioni pesanti (la décote). Anche fuori dall'Europa, dal Giappone agli USA, il diritto alla pensione "piena" si sta stabilizzando ovunque verso i 67 anni, con sistemi di anticipo che gravano pesantemente sull'assegno finale.

Il quadro globale del 2026 delinea quindi una realtà ineludibile: la sostenibilità dei conti impone a quasi tutte le grandi economie una contribuzione previdenziale superiore ai 40 anni di lavoro, forse anche 45.
Questo comporta un orizzonte lavorativo vicino ai 60 anni, per chi ha iniziato a contribuire in età giovanile, e vicino ai 70 anni per chi ha iniziato a contribuire in età già matura, dopo i 30 anni.

In altre parole, i sistemi che - come in Spagna e in Brasile - abbassano l'età della pensione di vecchiaia a 65 anni o anche meno, si trovano ad obbligare una parte dei lavoratori a lavorare 45-50 anni mentre un'altra si pensiona con 20 o 30 anni di contributi.
Una ingiustizia sociale ante litteram che non può essere sanata con un assegno di pensione più pesante, almeno secondo Marx e tutte le teorie sull'alienazione del lavoro salariato.

Diversamente, le nazioni che ancora valorizzano l'anzianità contributiva precoce, come quello italiano, sono una rara eccezione di tutela per i lavoratori. 
Peccato che nessuno ma proprio nessuno qui in Italia lo spieghi alla gente.

Autore scienzenews
Categoria Economia
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