Il 2025 di Stellantis si chiude con un numero che non ha bisogno di troppe interpretazioni: 22,3 miliardi di euro di perdita netta. Un risultato che non nasce da un crollo delle vendite, ma da una revisione strategica costata cara: 25,4 miliardi di oneri straordinari per correggere la rotta sull’elettrico, la cui diffusione è andata molto più piano del previsto.

Tradotto: la transizione energetica non è una pista di Formula 1, ma un percorso a ostacoli. E chi ha spinto troppo sull’acceleratore ora paga il conto.


I ricavi netti si sono attestati a 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto al 2024. A pesare sono stati soprattutto il cambio sfavorevole e la pressione sui prezzi nel primo semestre.

Le consegne, invece, sono salite dell’1% a 5,5 milioni di auto. Segno che le vetture si vendono, ma a condizioni meno redditizie.

Il risultato operativo rettificato è negativo per 842 milioni di euro, con un margine Aoi del -0,5%. Il flusso di cassa industriale è in rosso per 4,5 miliardi di euro.

A completare il quadro ci sono i dazi statunitensi: 1,2 miliardi di impatto nel 2025 e una stima di 1,6 miliardi per il 2026.

Il nuovo amministratore delegato, Antonio Filosa, è stato diretto: il 2025 riflette “il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica” e la necessità di rimettere al centro la libertà di scelta del cliente. Inclusa, sì, anche l’opzione diesel. Una parola che fino a poco tempo fa sembrava destinata all’archivio storico.


La seconda metà del 2025, i primi sei mesi pieni sotto la guida Filosa, mostra qualche segnale di miglioramento.

I ricavi netti sono saliti del 10% a 79,2 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2024. Le consegne hanno raggiunto 2,8 milioni di unità, +11%, con crescita in tutte le regioni.

Spicca il Nord America: +39% a 825 mila auto, grazie soprattutto alla riduzione delle scorte. Meno auto ferme nei piazzali, più ossigeno nei conti.

Certo, la perdita netta del semestre resta pesante: 20 miliardi di euro, contro i -127 milioni del primo semestre. Ma il flusso di cassa industriale negativo per 1,5 miliardi rappresenta comunque un miglioramento: circa il 50% meglio del primo semestre e il 73% meglio rispetto allo stesso periodo del 2024.

In sostanza: si perde ancora, ma un po’ meno.


A fine 2025 la liquidità industriale disponibile era pari a 46 miliardi di euro. Non pochi, ma nemmeno una scusa per distrarsi.

Il consiglio di amministrazione ha quindi deciso di sospendere il dividendo 2026 e autorizzare l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro. Traduzione: prima si mette in sicurezza la struttura finanziaria, poi si pensa ai premi per gli azionisti.


La parola d’ordine ora è “offerta completa”. Elettrico, ibrido, benzina e diesel. Non più una scommessa su un’unica tecnologia, ma un portafoglio ampio per intercettare una domanda che, evidentemente, non ha seguito il copione scritto nei piani industriali di qualche anno fa.

Per il 2026 il gruppo prevede un miglioramento progressivo dei ricavi a una cifra singola e margini in recupero, pur tenendo conto di 2 miliardi di oneri legati al secondo semestre 2025. Il ritorno a un flusso di cassa industriale positivo è atteso nel 2027.

In altre parole: la cura sarà lunga.

Il 2025 resterà l’anno in cui Stellantis ha ammesso che la transizione non si può imporre con una tabella Excel. Il mercato va dove vuole il cliente, non dove lo vorrebbero le previsioni. E a quanto pare, almeno per ora, il cliente non ha ancora deciso di diventare completamente elettrico.