Landini ha ragione di chiudere le Audizioni con i tassati alla fonte in piazza: Istituzioni e Politici stanno varando una Manovra modesta a saldi invariabili con ruberia all’erario confermata
Il 3 novembre è iniziato il rito delle audizioni in Senato sulla Manovra approvata dall’Upb, bollinata dalla Ragioneria dello Stato, legittimata ed inviata al Parlamento dal Presidente Mattarella (ne sorveglia attentamente il rispetto dei tempi e dei modi perché le formalità sono sostanza se tutti svolgono bene i compiti istituzionali). E’ una manovra immodificabile nei saldi (“a saldi invariati”) perché imposta dall’impegno inderogabile a rispettare il percorso concordato con la Commissione Ue di riassetto dei conti pubblici e dalla necessità di normalizzare subito il parametro deficit/Pil (il Dpfp inviato a Bruxelles il 14 ottobre conferma che “l’obiettivo, più volte ribadito, è di uscire dalla Procedura per disavanzi eccessivi”). E’ una manovra che potrebbe comportare oneri imprevisti perché non è ancora stabilito come contabilizzare le ineludibili spese per la difesa per le quali “come chiarito nel DPFP, il 29 luglio l’Italia ha già espresso l’interesse a fare ricorso allo strumento finanziario europeo SAFE, per un ammontare pari a circa 15mdi. La valutazione sulla richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale è rimandata a una fase successiva, tenuto anche conto dell’obiettivo di uscire dalla Procedura per disavanzi eccessivi”).
Le Audizioni segnalano a Istituzioni e Politici che un’agenda politica senza spesa è in evidente conflitto con l’agenda dei contribuenti. Nessuno contesta qualsiasi misura (anche se solo simbolica) di sostegno al reddito delle famiglie – alla coesione sociale, alla crescita dell'occupazione ed agli investimenti delle imprese (riduzione dell'aliquota Irpef del 35% al 33%, proroga del credito d'imposta per la ZES Unica, superammortamento anche se va bene solo per chi ha soldi per investire, disposizioni a sostegno della genitorialità, detassazione dei premi di produttività, rafforzamento del welfare aziendale, proroga della sugar tax e della plastic tax, interventi per fronteggiare la crisi abitativa, fondo per i genitori separati o divorziati). Ma non basta, servono interventi strutturali e con fondi adeguati.
Federdistribuzione ritiene importante indirizzare gli sforzi su interventi di carattere strutturale, finalizzati a sostenere famiglie e imprese, incentivando i consumi interni. Il Presidente della Fondazione GIMBE, Cartabellotta, segnala il definanziamento strutturale della sanità pubblica e lamenta la crescita di liste di attesa - spesa privata - diseguaglianze di accesso. Conflavoro propone voucher, percorsi formativi e incentivi semplificati per favorire l’adozione tecnologica anche nelle microimprese e colmare il divario di produttività (in Italia cresce solo dello 0,4% annuo contro l’1% medio europeo). Save the Children chiede di potenziare il Fondo contro la povertà alimentare a scuola, propone un Fondo per le competenze digitali e chiede un Fondo per il supporto psicologico ai minori. Svimez esprime forti critiche all’inserimento nella legge di Bilancio dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale) finanziati a parità di risorse e senza stabilire nuovi criteri di riparto (significa “riproporre il criterio della spesa storica, che tende a perpetuare le disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud").
No a nuove tasse ed all’eliminazione di agevolazioni fiscali. Il Vicepresidente di FIMAA Italia-Confcommercio, Pezzetta, segnala che l'aumento al 26% della cedolare secca sulle locazioni brevi è “irragionevole e fortemente discriminatoria, e rischia di produrre effetti contrari agli obiettivi sperati”. L’Abi (Associazione Bancaria Italiana), segnala che gli interventi in materia di deducibilità fiscale comporteranno mancati ricavi per 800 milioni entro il 2030, mentre le misure previste genereranno un onere aggiuntivo di 9,6 miliardi in quattro anni. Il dg di Confindustria, Tarquini, segnala che l’inasprimento della tassazione dei dividendi infragruppo (la tassazione piena al 24%, in presenza di partecipazioni inferiori al 10%, invece dell’1,2% effettivo attuale) è dirompente anche rispetto a quello che accade oltre confine e che il divieto, dal primo luglio 2026, di utilizzare crediti d’imposta agevolativi sul modello F24 per compensare i debiti per contributi previdenziali INPS e per premi assicurativi Inail è una misura molto impattante, soprattutto per imprese con un elevato numero di dipendenti.
Sì all’eliminazione di tasse assurde. Il presidente di Confindustria dispositivi medici, Faltoni, sollecita una strategia che porti all’eliminazione del payback, il meccanismo che dal 2015 prevede che, se la spesa delle Regioni per l’acquisto di dispositivi medici supera il tetto fissato dal governo in legge di bilancio, le aziende devono rimborsare la metà dello sforamento (una misura analoga esiste per i farmaci dal 2008).
No a questa Manovra da Sindacati e da Confindustria. La Cisl resta critica su pensioni e rottamazione (”la quinta rottamazione è l’incentivo per chi evade a continuare a farlo”). La Uil segnala criticità su fisco, sanità, pensioni “con rischi per l’esercizio di tutele e diritti delle persone”. L’Ugl sollecita un confronto sul tema previdenziale, a partire dai requisiti collegati alla speranza di vita e dalla proroga degli altri strumenti di flessibilità, e sollecita investimenti strutturali per abbattere gli infortuni sul lavoro. La Cgil rifiuta una manovra che segna il ritorno all'austerità con un miglioramento del quadro di finanza pubblica pagato da lavoratori dipendenti e pensionati (“non solo hanno vissuto un brutale impoverimento a causa di una inflazione da profitti, lasciata completamente libera di scaricarsi sulle loro spalle ma hanno anche subito tutto il drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell'Irpef all'inflazione”) e che definanzia la sanità pubblica, l'Istruzione, la non autosufficienza, la casa, l'intero sistema pubblico dei servizi. Confindustria ribadisce “la necessità di dotare l’Italia di un piano industriale straordinario con tre direttrici di intervento: investimenti, competitività e contesto attrattivo”, sollecita la rimodulazione del PNRR (“riteniamo che ne vada rafforzata la vocazione di sostegno agli investimenti produttivi e, per questa via, alla coesione sociale. A partire dalle risorse non spese per Transizione 5.0, chiediamo che la rimodulazione sia l'occasione per assicurare quel sostegno alle imprese di almeno 8 miliardi l'anno, per un triennio, che abbiamo indicato come obiettivo minimo. In questa rimodulazione, auspichiamo trovi spazio anche un rafforzamento del credito R&S che, dal prossimo anno, sarà ridotto nella sua portata, con una aliquota agevolativa del 10%”) e richiama l’attenzione sul contenimento del costo dell'energia (“ridurre il prezzo dell’energia con misure immediate che richiedono unicamente la volontà di agire”), sulle “riforme a costo zero”, sull’assenza di misure per la ricerca industriale e per la logistica intermodale, sull’emergenza abitativa, sulla copertura dei costi del contratto collettivo per il trasporto pubblico locale.
No a questa Manovra anche dagli Amministratori decentrati dell’impresa Stato, per l’insufficienza della spesa (non compensata dal discutibile incremento della tassa di soggiorno) che serve per finanziare i servizi erogati ai cittadini ed il welfare locale (in particolare assistenza ai minori – ai disabili). Il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, critica una Manovra che, pur contenendo alcune note positive (il finanziamento dei centri estivi, il fondo per le spese di personale connesse ai rinnovi contrattuali), appare carente anche sulla sicurezza urbana (per cui “c’è un fondo di 25 milioni che già c’era, mentre noi abbiamo chiesto 100 milioni per assumere 2.500 vigili urbani”), sul finanziamento delle politiche per la casa e sui Lep sociali che la Manovra sembra considerare già adeguatamente finanziati a legislazione vigente mentre non è così. Altrettanto critico il giudizio delle Province che chiedono risorse strutturali per continuare ad investire sui territori (un fondo pluriennale di 1,5 miliardi per gli investimenti nella modernizzazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici e un fondo pluriennale di 300 milioni annui per la realizzazione di un monitoraggio del rischio delle gallerie) - per garantire la continuità della manutenzione e messa in sicurezza del patrimonio pubblico portata avanti anche grazie al Pnrr e lamentano la mancanza di fondi extra per i rinnovi contrattuali dei dipendenti.
Il Ministro dell’economia Giorgetti chiude il 6 novembre la sessione delle Audizioni preceduto dai “grandi” - Corte dei conti, Istat, Upb, Bankitalia ("ho grande rispetto per i soggetti auditi prima di me: ho il vantaggio di parlare per ultimo, ma anche lo svantaggio di prendere le decisioni e non fare solo il professore rispetto a quello che fanno gli altri”) che da sempre sminuzzano i numeri, ne misurano gli effetti ma non si sono accorti che, continuando ad indebitarsi, venivano scassati i conti e che adesso la priorità è trovare i soldi per rimetterli in sesto (“la legge di Bilancio è la più leggera mai bollinata dal 2014, appena 18,7 miliardi di euro, ma l’Italia non è una grande potenza, non detta le condizioni come gli Stati Uniti d’America”). E i soldi non ci sono e, quindi, c’è poco o nulla da distribuire (“per un Paese che ha 3.000 miliardi di debito, l’unica cosa su cui possiamo lavorare è sulla riduzione dello spread: cosa che ci sta riuscendo”). La Corte dei conti segnala troppi interventi una tantum, il rischio di “nero” sugli affitti brevi, “il rischio che (con la rottamazione) l’Erario diventi un finanziatore dei contribuenti morosi, incentivando l’omesso versamento come forma di liquidità” - l’assenza di misure per fronteggiare le tensioni legate ai dazi e per dare continuità al Pnrr e definisce “particolarmente ambizioso” l’obiettivo spending review. L’Upb aggiunge gli “elementi di iniquità” (nella franchigia Isee) a favore dei nuclei che vivono in abitazioni di proprietà”. I “grandi” (Bankitalia – Upb – Istat) sottolineano che il vero problema sono le disuguaglianze (con rinunce alla sanità) e la scorretta distribuzione del “poco”.
Cioè, per i “grandi” è una Manovra senza soldi che non interviene sulle disuguaglianza e privilegia i ricchi (ben 40 euro lordi al mese) invece dei poveri (solo 20 euro lordi al mese) ma non sanno indicare dove trovare i soldi perché non si sono ancora accorti che i soldi ci sarebbero se il Ministro dell’economia non avesse scassato i conti continuando ad indebitarsi (e loro non se ne sono mai accorti) perché, come Ministro delle finanze, continua ad utilizzare un impianto di contrasto alla slealtà fiscale che si lascia fregare da 100 a 200 mdi all’anno (e loro non hanno mai indicato di e come revisionarlo).
Cioè i contribuenti spontaneamente onesti ed i lavoratori-i pensionati con unico reddito tassato alla fonte costretti ad essere onesti (titolari effettivi – datori di lavoro dell’impresa Stato) vanno in piazza per segnalare agli stipendiati Istituzioni–Politici–Esecutivi PA (i dipendenti dell’impresa Stato) che hanno dissestato i conti continuando ad indebitarsi senza accorgersi che venivano sottratti all’erario più soldi di quelli che si procuravano a debito (per rimediare ai danni da Covid si sono indebitati con il Pnrr di circa 30mdi all’anno per 5 anni non accorgendosi che nello stesso periodo se ne lasciavano fregare da circa 500 a oltre 900), che non sanno come si spende per promuovere lo sviluppo-la crescita e per migliorare la qualità-le condizioni di vita dei contribuenti (gli interventi in Audizione confermano) e che adesso fanno pagare il riassetto dei conti ai contribuenti che già contribuiscono (non si sono ancora attrezzati per identificare chi non contribuisce), puntano su nuovo debito (per la difesa) e nuovi interessi (per pagarli già si mangiano decine di miliardi dei contribuenti lasciando irrisolti i problemi per cui li versano) e non hanno in agenda di revisionare l’impianto che si lascia fregare 100-200 miliardi all’anno - di fare pagare anche quelli che non contribuiscono (e si neutralizzano l’austerity con più “nero”). Non è che Istituzioni e Politici, dopo essersi dimostrati incapaci di gestire i soldi dei contribuenti (siamo in Procedura di infrazione) e di spenderli bene (tutti chiedono soldi e si lamentano - scioperano), vogliano sinceramente fare la lotta all’evasione fiscale ma non siano ancora riusciti a capire come farla?