Mentre il Dicastero per la Dottrina della Fede celebra la "famiglia come Chiesa domestica" negli Ordinariati ex-anglicani, migliaia di sacerdoti latini restano sospesi per aver scelto il matrimonio. Dov'è la coerenza?
Città del Vaticano – Si riapre con forza il dibattito sul celibato obbligatorio dopo le recenti dichiarazioni riportate da Vatican News. Durante la sessione plenaria dedicata agli Ordinariati personali (Anglicanorum Coetibus), il Vaticano ha elogiato il modello del clero sposato, definendo la famiglia dei presbiteri un "arricchimento" e un luogo primario di fede.
Tuttavia, questa apertura crea un paradosso giuridico ed ecclesiale senza precedenti. Se il ministero uxorato (sacerdoti sposati) è considerato un valore per chi proviene dalla tradizione anglicana, perché per i sacerdoti di rito latino la scelta del matrimonio comporta l'immediata sospensione e l'emarginazione?
Il Coordinamento Nazionale Preti Sposati solleva la questione dei "due pesi e due misure". La Supplica rivolta a Papa Leone XIV chiede l'applicazione del Modello Panikkar-Leone: il riconoscimento della dignità e la riammissione al ministero per chi ha scelto la trasparenza della vita familiare.
"La Chiesa non può essere una madre che fa preferenze," dicono i promotori. "Ciò che è un carisma per gli Ordinariati non può restare un reato per i latini."
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