Salute

Liste d’attesa, cresce l’emergenza: 500 segnalazioni e divari sempre più evidenti tra le Regioni

Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei nodi più critici della sanità italiana. Dall’inizio dell’anno sono già circa 500 le segnalazioni raccolte dal servizio di tutela di Cittadinanzattiva, con cittadini che denunciano difficoltà sempre più diffuse nell’accesso alle prestazioni sanitarie.

Le criticità segnalate sono chiare e ricorrenti. Al primo posto ci sono i tempi di attesa considerati inadeguati rispetto alla priorità indicata nelle prescrizioni mediche. Seguono le agende chiuse, che di fatto impediscono anche solo la prenotazione, e infine la distanza delle strutture disponibili, spesso troppo lontane rispetto al luogo di residenza. Un quadro che evidenzia un sistema sotto pressione e, soprattutto, disomogeneo.

A colpire è anche un altro dato: i disservizi non riguardano più soltanto le aree tradizionalmente più fragili del Paese, ma emergono con forza anche in Regioni considerate “virtuose”. Un elemento che rafforza quanto già sottolineato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un’informativa alla Camera ha riconosciuto l’esistenza di profonde differenze regionali nella gestione delle liste d’attesa, nonostante una normativa nazionale pensata per garantire standard uniformi.

Sulla stessa linea, ma con una lettura più ottimista, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha evidenziato come la legge, laddove effettivamente applicata, sia in grado di funzionare. Il problema, dunque, non sembra essere tanto nelle regole quanto nella loro attuazione concreta sui territori.

In questo contesto si inserisce il tema della futura Piattaforma nazionale per il governo delle liste di attesa, attesa entro giugno, che dovrebbe fornire indicazioni precise sui tempi per ogni prestazione e per ciascuna area del Paese. Uno strumento considerato cruciale per aumentare trasparenza e controllo, ma che da solo non basterà a risolvere il problema.

“È fondamentale una collaborazione concreta tra tutti i livelli istituzionali, nazionali e regionali”, sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Una collaborazione che rappresenta la sola strada percorribile in un contesto come quello attuale, dove diversi territori si sono già attivati per richiedere ulteriori forme di autonomia. Senza questo coordinamento, il rischio è un dilagare incontrollato delle disuguaglianze”.

Il richiamo non riguarda solo le liste d’attesa. Secondo Mandorino, la stessa logica di cooperazione dovrebbe essere estesa anche ad ambiti strategici come l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e la definizione del Piano pandemico nazionale, due pilastri ancora in evoluzione e fondamentali per la tenuta del sistema sanitario.

Accanto alle criticità, però, emerge anche un segnale positivo. Le segnalazioni mostrano una crescente consapevolezza dei cittadini rispetto ai propri diritti e agli strumenti disponibili per farli valere. Tra questi, la possibilità di richiedere una prestazione in regime di intramoenia pagando soltanto il ticket, nel caso in cui il servizio non sia disponibile nei tempi previsti dal sistema pubblico.

Una leva che, se utilizzata correttamente, può contribuire ad arginare almeno in parte i disservizi. Ma che, da sola, non può sostituire una riforma strutturale. Perché il problema delle liste d’attesa, ormai, non è più episodico: è diventato sistemico. E senza un intervento coordinato, il rischio concreto è che le differenze territoriali si trasformino in disuguaglianze permanenti nell’accesso alle cure.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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