“Tutto quello che volevo dirti”: trasformare l’assenza in qualcosa di concreto
Un lavoro che parte da un’esperienza personale ma riesce a non restare chiuso. Mads costruisce un brano lineare, dove le emozioni vengono lasciate così come sono, senza filtri inutili.
Il legame con tua madre è centrale, anche nel gesto del tatuaggio: quanto questo simbolo ha influenzato la scrittura del brano?
Tantissimo. Quel tatuaggio per me non è solo un ricordo, è una presenza quotidiana. Avere i suoi occhi sull’avambraccio significa portarla sempre con me, in un punto vicino al cuore, ed è qualcosa che mi accompagna anche mentre scrivo. In un certo senso ha influenzato tutto il brano, perché mi ha aiutato a mantenere vivo quel dialogo. È come se, anche quando metto nero su bianco certe parole, non stessi parlando al vuoto ma a lei. Questo rende tutto più vero, ma anche più difficile, perché non puoi nasconderti.
La frase “le lacrime graffiano il viso” restituisce una sensazione fisica del dolore. Quanto è importante per te rendere le emozioni così concrete?
Per me è molto importante, perché ho sempre fatto fatica a parlare di emozioni in modo diretto. Renderle concrete è l’unico modo che ho per essere davvero sincero. “Le lacrime graffiano il viso” non è un’immagine pensata a tavolino, è il tentativo di dare una forma a qualcosa che spesso non riesci nemmeno a spiegare. Quando stai così, il dolore non è solo dentro: lo senti ovunque, cambia il modo in cui respiri, in cui muovi, in cui stai al mondo. Scrivendo cerco proprio questo: trasformare qualcosa di invisibile in qualcosa che abbia un peso, una consistenza. Perché quando succede, diventa più facile anche per chi ascolta entrarci dentro davvero, non solo capirlo da fuori.
Nel tuo percorso hai attraversato una pausa importante: pensi che senza quel momento questo brano sarebbe stato diverso?
Sì, sarebbe stato completamente diverso, o forse non sarebbe nemmeno esistito così. Quella pausa non è stata una scelta artistica, è stata una necessità personale. In quel periodo non riuscivo a fare musica, ma stavo vivendo tutto quello che poi è finito dentro questo brano. Sono stati anni in cui ho accumulato silenzi, dolore, cose non dette. Poi c’è voluto circa un anno per trasformare tutto questo in una canzone, trovare i suoni giusti, le parole giuste. Senza quel tempo, probabilmente non avrei avuto la stessa consapevolezza. Sarebbe stato tutto più superficiale, meno vero.
Se dovessi riassumere “Tutto Quello Che Volevo Dirti” in una sola parola, quale sceglieresti? E perché?
Direi rimorso. Perché dentro questa canzone c’è tanto amore, ma anche il peso di tutto quello che non sono riuscito a dire e a fare quando ne avevo la possibilità. È una parola dura, ma è quella più onesta. Allo stesso tempo, però, questo brano è anche un modo per non restare fermo in quel rimorso. È un tentativo di trasformarlo, di dargli un senso, e in qualche modo andare avanti portandomi dietro tutto, ma in modo diverso.
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