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La Juventus saluta la Champions, ma esce a testa alta!

La Juventus allo Stadium finisce la partita, come da un pò di tempo a questa parte le capita in 10, ma stavolta non tra i fischi, ma tra gli applausi, nonostante l’eliminazione dalla Champions. Il 3-2 dopo i supplementari contro il Galatasaray non basta a cancellare il pesante 5-2 dell’andata a Istanbul, ma racconta di una squadra viva, feroce, capace di riaprire una qualificazione che sembrava archiviata.

Serviva una grande impresa, e per lunghi tratti l’impresa è stata lì, a portata di mano. La Juventus di Luciano Spalletti ribalta tutto nei 90 minuti regolamentari: prima il rigore glaciale di Manuel Locatelli, poi il tap-in rabbioso di Federico Gatti, infine l’incornata di Weston McKennie. Tre colpi, tre scosse elettriche che riaccendono uno Stadium incandescente e riscrivono una serata che pareva segnata. In mezzo, occasioni a grappoli, traverse sfiorate, un palo clamoroso di Kenan Yildiz che ancora vibra nella memoria.

Eppure, come spesso accade nelle notti europee, il calcio è spietato. La Juventus deve fare i conti non solo con i tre gol da recuperare, ma anche con l’inferiorità numerica per oltre un tempo: l’espulsione di Kelly – severa, quasi eccessiva – complica i piani e costringe i bianconeri a spendere energie nervose e fisiche supplementari. Nonostante tutto, la squadra non si scompone. Corre, pressa, insomma ci crede. Thuram sfiora il colpo del ko con un pallonetto troppo ambizioso, Zhegrova ha sul destro la palla che avrebbe significato paradiso e ottavi di finale dopo quattro anni d’assenza: la spreca. È l’attimo che divide la gloria dal rimpianto.

Perché ai supplementari il talento e l’esperienza del Victor Osimhen fanno la differenza. Il suo gol al 104’ è una lama che taglia le gambe e spegne, per un momento, il sogno. Nel finale, in contropiede, arriva anche il sigillo di Baris Alper Yilmaz a chiudere definitivamente i conti. La Juventus esce, il Galatasaray avanza. Ma lo fa tremando.

Resta la sensazione di una squadra ritrovata. In un febbraio complicato, tra inciampi e critiche, questa notte europea restituisce ai bianconeri identità e spirito. Recuperati Bremer e Yildiz, con McKennie reinventato terzino per necessità, la Juve ha mostrato organizzazione e carattere, qualità che appartengono al suo dna. Ha rimontato tre gol, ha portato la sfida oltre il limite, ha costretto gli avversari a guardare il cronometro con timore.

L’eliminazione brucia, certo. Perché è arrivata quando l’impossibile sembrava possibile. Perché a dieci minuti dal colpo di Osimhen il copione poteva essere completamente diverso. Ma c’è un messaggio che supera il risultato: la Juventus c’è, lotta, non si arrende. L’obiettivo ora si chiama quarto posto, e passa dallo spareggio dell’Olimpico contro la Roma.

Se questa è la base, la strada verso la prossima Champions può essere meno tortuosa di quanto sembri. La Juve saluta la coppa dalle grandi orecchie, ma è un arrivederci, e lo fa con una squadra che, almeno per una notte, è tornata ad essere fedele al suo motto: fino alla fine!

Autore Gregorio Scribano
Categoria Sport
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