Scontro Italia-UE sul caso UniCredit-BPM: Bruxelles bacchetta il Governo sul Golden Power
La Commissione europea ha ufficialmente messo in discussione la legittimità dell'intervento del governo italiano sull'operazione di acquisizione del Banco BPM da parte di UniCredit. A conferma delle anticipazioni di Bloomberg di una settimana fa, Bruxelles ha fatto sapere che l'uso del Golden Power da parte di Roma rischia di violare il diritto comunitario.
Secondo la Commissione, solo l'UE ha giurisdizione per imporre condizioni a operazioni di concentrazione transnazionali, come quella in questione. E nel caso specifico, l'operazione ha già ricevuto l'ok da Bruxelles lo scorso 19 giugno, dopo una valutazione condotta secondo le norme europee sulle fusioni (EUMR).
Il punto centrale della questione è la possibile violazione dell'articolo 21 del Regolamento UE sul Mercato Interno. Questo articolo consente ai singoli Stati di intervenire su operazioni economiche solo in casi eccezionali, come quando vi siano rischi concreti per la sicurezza pubblica. Ma nel caso dell'acquisizione di BPM da parte di UniCredit, secondo la Commissione, manca una motivazione credibile che giustifichi tale pericolo.
Il portavoce dell'esecutivo europeo, Thomas Regnier, è stato netto: l'intervento italiano non appare fondato su criteri legittimi, e sarebbe spettato alla Commissione valutare ogni tipo di condizione o veto. Inoltre, la lettera sottolinea che la Commissione avrebbe dovuto riesaminare il decreto prima dell'attuazione, il che evidenzia una falla procedurale.
Non si è fatta attendere la replica della maggioranza. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha scelto il registro dello scontro frontale:
"Penso che la Ue abbia cose più importanti di cui occuparsi, per esempio trattare con gli USA. Invece di rompere le scatole all'Italia su spiagge, motorini e banche, si concentri su cose serie. Il sistema bancario è un asset strategico".
Una presa di posizione che difende in blocco l'operato del ministro Giorgetti e rivendica l'autonomia nazionale su temi economici strategici. In realtà, anche se non esiste un legame ufficiale o documentato tra la Lega e la BPM, tra il partito di Salvini (e ancor prima di Bossi) e la banca milanese esistono collegamenti che spiegano la presa di posizione del vicepremier e ministro dei Trasporti.
La Presidenza del Consiglio adotta un tono più istituzionale e difensivo:
"Il Governo italiano, con spirito collaborativo e costruttivo, risponderà ai chiarimenti richiesti dalla Commissione UE, come già fatto davanti al TAR, che ha confermato la legittimità dell'azione intrapresa".
In effetti, sabato il TAR ha rivisto alcune parti del provvedimento del 18 aprile ma senza dichiarare illegittima l'attivazione del Golden Power. Tuttavia, la decisione del tribunale amministrativo non cancella i rilievi avanzati da Bruxelles.
Il Partito Democratico, invece, affonda il colpo con la dichiarazione di Antonio Misiani:
"Il combinato disposto del TAR e della Commissione UE rappresenta una bocciatura netta e inequivocabile dell'azione del governo sul caso UniCredit-BPM. L'esecutivo è intervenuto nel risiko bancario senza una visione strategica, solo per logiche di potere".
Il PD chiede il ritiro del Golden Power, parlando di fallimento dell'azione di governo e invocando un ritorno alla serietà istituzionale e al rispetto delle regole comunitarie.
La partita è tutt'altro che chiusa, ma le carte sul tavolo sono chiare. Bruxelles ha preso posizione con forza, e i margini per difendere l'utilizzo del Golden Power appaiono deboli. Il governo italiano ha mesi per replicare, ma dovrà farlo con argomenti solidi, che al momento non si vedono neppure all'orizzonte. Nel frattempo, il caso UniCredit-BPM diventa un simbolo dello scontro – mai sopito – tra sovranità nazionale e regole europee. E il prossimo round si giocherà su un campo molto delicato: quello della credibilità istituzionale.