Mentre il presidente americano Donald Trump continua a sostenere che un accordo con l'Iran sia ormai vicino, da Teheran arriva una precisazione che ridimensiona l'ottimismo della Casa Bianca. Secondo quanto riferito dall'agenzia iraniana Mehr, la Repubblica Islamica non avrebbe ancora approvato in via definitiva la bozza del memorandum d'intesa elaborato con gli Stati Uniti. Un dettaglio tutt'altro che secondario, perché dimostra come il negoziato sia ancora aperto e come molte delle questioni più delicate restino irrisolte.

La bozza circolata nelle ultime ore delinea comunque un quadro estremamente ambizioso. Il documento prevede infatti un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, compreso il Libano, e l'avvio di un percorso negoziale di sessanta giorni finalizzato a raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano e sulla rimozione delle sanzioni economiche.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda ciò che non compare nel testo. Secondo fonti iraniane, infatti, il programma missilistico balistico della Repubblica Islamica e il sostegno ai gruppi armati alleati di Teheran in Medio Oriente sarebbero stati completamente esclusi dall'agenda dei negoziati. Si tratta di un punto particolarmente significativo perché rappresenta da anni una delle principali richieste degli Stati Uniti e soprattutto di Israele.


Cosa prevede la bozza
La proposta prevede una serie di concessioni reciproche di ampia portata.

Washington dovrebbe impegnarsi a non interferire negli affari interni iraniani, a rispettare la sovranità della Repubblica Islamica e a non rafforzare la propria presenza militare nella regione durante il periodo dei negoziati.

Parallelamente verrebbe progressivamente eliminato il blocco navale attualmente in vigore, mentre lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto entro trenta giorni attraverso meccanismi concordati con Teheran.

Sul fronte economico, il documento contiene alcuni dei punti più delicati e controversi. Le sanzioni sul petrolio iraniano dovrebbero essere sospese, consentendo a Teheran di tornare a esportare greggio e prodotti petrolchimici senza le attuali limitazioni. Inoltre, l'Iran riacquisterebbe accesso alle proprie risorse finanziarie congelate all'estero.

La bozza parla anche dello sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Secondo il testo, metà della somma dovrebbe essere resa disponibile prima ancora dell'avvio delle trattative definitive.

Non solo. Gli Stati Uniti e i loro alleati si impegnerebbero anche a predisporre piani di ricostruzione per l'Iran per un valore minimo di 300 miliardi di dollari, una cifra enorme che testimonia la portata delle ambizioni contenute nel documento.


Il nodo nucleare resta centrale
In cambio, l'Iran dovrebbe riaffermare formalmente il proprio impegno all'interno del Trattato di non proliferazione nucleare e ribadire di non voler sviluppare armi atomiche.

Tuttavia, le questioni più spinose resterebbero rinviate alla fase successiva dei negoziati. Il destino delle scorte di uranio arricchito, i limiti alle attività di arricchimento e le modalità di verifica internazionale sarebbero infatti oggetto delle trattative previste nei sessanta giorni successivi.

Ed è proprio qui che emergono le principali incertezze.

Secondo diverse ricostruzioni, gli Stati Uniti continuano a sostenere che una parte delle risorse finanziarie iraniane non possa essere sbloccata prima che venga affrontata la questione delle scorte di uranio già accumulate da Teheran. L'Iran, invece, pretende garanzie economiche immediate prima di entrare nella fase finale del negoziato.

Si tratta dello stesso tipo di divergenza che ha bloccato più volte i colloqui negli ultimi anni.


Israele osserva con preoccupazione
La bozza avrebbe inoltre provocato forte irritazione in Israele.

Fin dall'inizio della crisi, il governo israeliano aveva chiesto che qualsiasi accordo con l'Iran includesse esplicitamente tre elementi: il programma nucleare, il programma missilistico balistico e il sostegno iraniano alle organizzazioni alleate presenti in Medio Oriente.

Se le indiscrezioni diffuse da Teheran fossero confermate, due di questi tre pilastri sarebbero stati completamente esclusi dal negoziato.

Secondo alcune fonti citate dalla stampa israeliana, tra cui il quotidiano Yedioth Ahronoth, Israele spererebbe ancora in un fallimento delle trattative e potrebbe cercare di influenzare il processo diplomatico durante i sessanta giorni previsti dalla bozza.

La sensazione, tuttavia, è che lo spazio di manovra israeliano sia oggi più limitato rispetto al passato, soprattutto se Washington dovesse decidere di puntare con decisione sulla strada diplomatica.


Sessanta giorni potrebbero non bastare
Al di là degli annunci e delle dichiarazioni ufficiali, resta una questione fondamentale: il tempo.

L'accordo descritto nella bozza non rappresenta infatti una soluzione definitiva, ma soltanto un'intesa quadro che concede due mesi alle parti per trovare un compromesso sul dossier nucleare.

Molti osservatori guardano con scetticismo a questa scadenza. Basti ricordare che il negoziato che portò all'accordo nucleare del 2015 richiese circa un anno e mezzo di discussioni complesse tra Iran, Stati Uniti, potenze europee, Russia e Cina.

Per questo motivo, anche qualora la bozza venisse approvata formalmente da Teheran, il percorso verso un accordo definitivo appare ancora lungo e pieno di ostacoli.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se ci si trovi davvero davanti all'inizio di una nuova fase diplomatica o soltanto all'ennesimo tentativo destinato a infrangersi contro le profonde diffidenze che continuano a dividere Washington e Teheran.