Il 3 ottobre milioni di italiani in piazza contro il genocidio in atto a Gaza da parte dello Stato canaglia di Israele... È l'Italia bella e vera che si è risvegliata
La giornata di oggi ha segnato un passaggio storico. Oltre due milioni di persone sono scese in piazza, in più di 100 città italiane, per il grande sciopero generale nazionale indetto da CGIL e USB. Una mobilitazione oceanica che ha fatto tremare i palazzi del potere, dimostrando che il Paese reale non intende restare in silenzio davanti al genocidio in corso a Gaza, all'attacco ai valori costituzionali e alla criminalizzazione della solidarietà e del diritto internazionale, compreso quello umanitario.
A Roma, 300 mila donne e uomini hanno invaso le strade della Capitale in un corteo che resterà impresso nella memoria collettiva. E non si è trattato di un caso isolato: 100 mila a Milano, Bologna e Firenze, oltre 100 mila a Torino, 50 mila a Napoli, decine di migliaia in tutte le altre città – da Genova a Palermo, da Venezia a Bari e Cagliari. Un popolo intero è sceso in piazza.
Secondo i dati diffusi dalla CGIL, lo sciopero ha registrato un'adesione media nazionale del 60%: un risultato che certifica la rottura tra chi lavora e chi governa contro i diritti. La partecipazione non è stata solo numerica: è stata soprattutto politica, chiara e senza compromessi.
Il segretario generale Maurizio Landini ha messo in evidenza l'elemento decisivo di questa giornata: l'irruzione straordinaria delle nuove generazioni. Giovani che non accettano un futuro di precarietà e guerra, che pretendono lavoro stabile, giustizia sociale, pace e rispetto del diritto internazionale. Non si tratta di slogan vuoti, ma di un grido collettivo che oggi ha attraversato l'intero Paese.
Le lavoratrici e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, le cittadine e i cittadini hanno portato in piazza la loro solidarietà alla Global Sumud Flotilla, hanno denunciato l'arresto degli attivisti, hanno ribadito che la pace non si costruisce reprimendo chi resiste, ma fermando i massacri e mettendo al centro i diritti universali.
La mobilitazione non si ferma qui. Oggi è solo l'inizio. Domani, sabato 4 ottobre, manifestazione nazionale a Roma, a Porta San Paolo, per chiedere di rompere ogni rapporto con lo stato genocida di Israele. Il prossimo appuntamento è per il 25 ottobre, sempre a Roma, per la manifestazione nazionale "Democrazia al lavoro".
La lotta continua e continuerà finché non sarà chiaro a chi governa che il popolo italiano non intende essere complice né della guerra né della precarietà.
Chi oggi è sceso in piazza ha dimostrato che esiste ancora una coscienza collettiva, che la democrazia non è morta e che la dignità non si baratta. Questo Paese, quando decide di alzarsi, sa ancora farsi sentire.
Stavolta, e con orgoglio, possiamo sinceramente urlare: VIVA L'ITALIA!