Il rischio di una guerra nucleare oggi è più alto che in qualsiasi altro momento degli ultimi decenni. Lo dice senza giri di parole il Bulletin of Atomic Scientists, che ha recentemente spostato in avanti le lancette del celebre Orologio dell'Apocalisse, portandolo a un livello di pericolo paragonabile a quello degli anni Ottanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica accumulavano arsenali nucleari a ritmi vertiginosi.

Allora nacquero grandi movimenti pacifisti in Europa e negli Stati Uniti. La pressione dell'opinione pubblica spinse i leader politici a reagire, la Guerra Fredda finì e, per molti anni, l'incubo atomico uscì dal dibattito quotidiano.

Oggi quell'incubo è tornato.

Le tensioni internazionali crescono, le armi nucleari si sono diffuse in nuovi Paesi – Israele, India, Pakistan, Corea del Nord – e la Cina sta aumentando rapidamente il proprio arsenale. La competizione tra Stati Uniti e Russia rischia di accelerare ulteriormente con la fine del trattato New Start, l'ultimo accordo di controllo sugli armamenti nucleari, scaduto il 5 febbraio.

Prima della scadenza, Donald Trump aveva la possibilità di evitare una nuova escalation. Vladimir Putin aveva proposto di mantenere volontariamente i limiti previsti dal trattato, invitando Washington a fare lo stesso. La Casa Bianca ha rifiutato, puntando invece su un nuovo negoziato globale che potrebbe richiedere anni.

Nel frattempo, la politica continua a trattare le armi nucleari come pedine su una scacchiera strategica. Si parla di deterrenza, equilibrio, sicurezza. Ma non c'è nulla di sicuro in strumenti di distruzione di massa indiscriminata. Una sola bomba su una grande città moderna potrebbe uccidere milioni di persone tra esplosione e ricadute radioattive. Studi scientifici stimano che una guerra nucleare tra Stati Uniti e Russia potrebbe causare fino a 5 miliardi di morti.

La deterrenza nucleare non ha portato la pace. Non ha impedito guerre come quelle in Ucraina, in Iraq o in Vietnam. Oggi il numero dei conflitti armati nel mondo è ai massimi storici. L'idea che le bombe atomiche garantiscano stabilità è sempre meno credibile. La sicurezza può essere costruita anche senza armi nucleari, attraverso cooperazione internazionale, prevenzione dei conflitti e diplomazia.

Eppure Washington sta andando nella direzione opposta. Gli Stati Uniti stanno avviando un colossale programma di riarmo nucleare da migliaia di miliardi di dollari: nuovi missili balistici intercontinentali terrestri, nuovi sottomarini nucleari, nuovi bombardieri strategici, missili da crociera nucleari lanciati da aria e da mare, nuovi impianti per produrre plutonio destinato a circa 80 nuove testate nucleari all'anno.

Questo programma viene chiamato “modernizzazione”. In realtà è un potenziamento della capacità di usare le armi nucleari.

Negli anni Ottanta Ronald Reagan e Michail Gorbaciov dissero una frase diventata storica: «Una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta». Oggi molti leader la ripetono, ma le scelte politiche raccontano un'altra storia.

Con la fine del New Start, non esistono più limiti condivisi agli arsenali nucleari. Senza regole, Stati Uniti e Russia possono schierare centinaia di nuove testate in pochi mesi. Una nuova corsa agli armamenti è tecnicamente già possibile.

Eppure una via d'uscita esiste ed è semplice: Washington e Mosca potrebbero impegnarsi a non superare gli attuali livelli di armamenti, mantenendo di fatto i limiti del trattato scaduto. La Russia non ha ritirato la propria proposta. L'accordo è ancora possibile.

Basterebbe una dichiarazione chiara: nessun aumento delle armi strategiche, finché entrambe le parti rispettano la stessa regola. Sarebbe un passo minimo, ma concreto, per ridurre il rischio immediato di escalation nucleare e riaprire lo spazio politico per un vero disarmo.

Da lì potrebbe nascere un nuovo trattato di riduzione degli armamenti e un impegno reale verso l'obiettivo finale: l'eliminazione delle armi nucleari, come previsto dal Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari.

Ma nulla di tutto questo accadrà senza pressione dal basso.

Nella storia, gli accordi sul disarmo non sono mai stati concessi spontaneamente dai governi: sono stati conquistati da movimenti civili, proteste, mobilitazioni popolari. È successo negli anni Ottanta. Può succedere di nuovo.

Se il mondo vuole evitare di tornare sull'orlo dell'abisso nucleare, serve un nuovo movimento globale per la pace. Subito. Non domani. Non dopo la prossima crisi.