La scoperta di tre oggetti interstellari nell'arco di pochi anni ('Oumuamua, Borisov e ATLAS) ha ampliato notevolmente la nostra comprensione dell’universo e delle leggi che riguardano la formazione e il comportamento dei corpi celesti.
Era settembre 2017, quando gli astronomi hanno annunciato la scoperta di 1I/'Oumuamua, il primo oggetto interstellare mai rilevato nel nostro sistema solare.
La scoperta è stata effettuata dall’Pan-STARRS 1, un telescopio di Haleakala alle Hawaii, e ha rappresentato un evento senza precedenti: un corpo che proveniva da uno spazio esterno al sistema solare, in rotta di passaggio. Il nome 'Oumuamua deriva dalla lingua hawaiana e significa “messaggero proveniente da lontano” (Meech et al., 2017).
L’oggetto aveva caratteristiche peculiari: forma allungata, aspetto insolito e un comportamento dinamico che ha sollevato numerosi interrogativi. La sua forma allungata, stimata circa 400 metri di lunghezza e 40 di larghezza, e la mancanza di una chiara attività cometaria, hanno portato alcuni scienziati a ipotizzare che fosse un frammento di un pianeta o di un altro corpo più grande, o addirittura un oggetto artificiale.
La sua accelerazione anomala durante il passaggio vicino al Sole ha alimentato teorie alternative, tra cui quella che fosse un’astronave aliena di origine artificiale, come suggerito da Loeb e Bialy (2018), che proposero la possibilità che 'Oumuamua fosse un “nanosatellite” alieno, ovvero un “artefatto di origine extraterrestre”.
La comunità scientifica si è divisa: molti ricercatori, come Meech e altri, ritengono che le caratteristiche di 'Oumuamua possano essere spiegate con modelli di comete o asteroidi interstellari, mentre altri, come Loeb e Bialy, hanno avanzato l’ipotesi che possa trattarsi di un oggetto artificiale o di un motore propulsore di origine extraterrestre.
“L’interplanetario e l’interstellare sono dimensioni che ci sfidano a ripensare le nostre concezioni di origine e di natura dei corpi celesti” ... se fosse stato costruito da una civiltà avanzata, potrebbe essere un esempio di tecnologia che supera le nostre attuali capacità di comprensione” (Loeb e Bialy 2018)
La mancanza di attività cometaria visibile, unita alla sua accelerazione inattesa, ha alimentato questa discussione, senza però portare a una conclusione definitiva, neanche quando, nell'agosto 2019, gli astronomi hanno scoperto 2I/Borisov, una cometa interstellare, che si distingueva da 'Oumuamua per alcune caratteristiche più “tradizionali”.
La scoperta fu fatta dal astronomo Gennady Borisov, in Crimea, e rappresentò la prima conferma che anche altri sistemi stellari producono comete simili a quelle del nostro sistema solare.
Infatti, a differenza di 'Oumuamua, 2I/Borisov mostrava un’attività cometaria evidente con una chioma e una coda di gas e polveri. Inoltre, la sua composizione chimica e la sua attività mostravano forti similitudini con le comete del nostro sistema solare.
Solo l’orbita altamente ellittica e inclinata, rispetto al piano eclittico del sistema solare, confermava l'origine interstellare di 2I/Borisov.
La natura di Borisov, più “normale” rispetto a 'Oumuamua, contribuì a ridimensionare le ipotesi di origine artificiale e a rafforzare l’idea che gli oggetti interstellari siano corpi naturali, coerenti con le teorie di formazione planetaria in altri sistemi stellari (Jewitt & Luu, 2019).
Tutto andava a cambiare nel giugno 2023, quando gli astronomi hanno annunciato la scoperta di 3I/ATLAS, un oggetto interstellare che, rispetto a 'Oumuamua e Borisov, presenta una natura ancora più incerta, sia per le sue caratteristiche osservate che per le interpretazioni che si stanno sviluppando.
In particolare, la sua orbita altamente iperbolica e la sua mancanza di attività cometaria visibile lo collocano tra gli oggetti interstellari più misteriosi e controversi.
Le controversie attorno a 3I/ATLAS sono principalmente legate alle difficoltà di osservazione, alla limitatezza dei dati disponibili e alla complessità di dover analizzare un corpo che si muove a grande velocità e con caratteristiche insolite.
Alcune ipotesi suggeriscono che possa trattarsi non di una cometa, ma di un frammento di un corpo più grande, o di un residuo di un processo di formazione planetaria in altri sistemi stellari. Altre ipotesi puntano all'origine artificiale.
La teoria più accettata dalla maggior parte della comunità scientifica considera 3I/ATLAS come un frammento di un asteroide o di un residuo di un’onda di collisioni cosmiche, con caratteristiche insolite di riflessione o forma.
Lo scienziato Avi Loeb, professore di astronomia all’Università di Harvard, ha sostenuto questa ipotesi, come un “nanosatellite” o un “sonda” inviato da una civiltà extraterrestre avanzata.
“La natura di questo oggetto potrebbe essere molto diversa da quella di un corpo naturale e potrebbe rappresentare un esempio di tecnologia aliena. Questa ipotesi, anche se improbabile, deve essere presa in considerazione perché rappresenta una possibilità che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dell’universo e della vita extraterrestre”. ” (Loeb, 2021).
La mancanza di attività gassosa e la sua elevata velocità potrebbero suggerire che si tratti di un oggetto costruito, progettato per resistere alle condizioni estreme dello spazio interstellare. La sua forma allungata e la sua traiettoria sono compatibili con un oggetto artificiale, come una sonda o una piattaforma di osservazione in viaggio tra le stelle.
Le dimensioni di 3I/ATLAS, notevolmente più grande di 'Oumuamua, hanno dato addirittura adito a teorie controverse di una nave aliena in transito.
Se si dovesse confermare che 3I/ATLAS o un altro futuro oggetto interstellare sono delle astronavi aliene, le implicazioni sarebbero di portata rivoluzionaria e cambierebbero radicalmente il nostro modo di concepire il nostro posto nell’universo e le possibilità di contatto con altre forme di vita intelligente.

