Dopo il caos dell’avvio della nuova riforma dell’accesso a Medicina, il Ministero dell’Università prova a rimettere ordine senza sconfessare l’impianto scelto. La ministra Anna Maria Bernini ha incontrato il Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) e ha lanciato una proposta chiara: istituire un tavolo di confronto permanente con gli studenti per correggere ciò che non funziona, ma senza tornare ai vecchi test d’ingresso.

Il messaggio è netto. “Non si ritorna ai quiz”, ha ribadito la ministra, escludendo qualsiasi ripristino del modello selettivo tradizionale. Allo stesso tempo, però, Bernini ha ammesso che il nuovo sistema è perfettibile e che alcuni correttivi potrebbero essere introdotti già dal prossimo anno accademico. Un’apertura obbligata, dopo le criticità emerse nelle prime settimane di applicazione della riforma.

Tra gli interventi allo studio ci sono la riduzione dei programmi d’esame, l’allungamento della durata delle lezioni e tempi più ampi tra la fine dei corsi e gli appelli. L’obiettivo dichiarato è semplice: dare più spazio alla didattica e rendere il percorso meno compressivo per gli studenti, senza snaturare il principio dell’accesso più inclusivo.

Il tavolo permanente con il Cnsu nasce proprio per questo: strutturare un dialogo continuo in una fase di rodaggio che riguarda non solo l’università, ma anche il futuro del Servizio sanitario nazionale. La carenza strutturale di medici impone scelte delicate, dove l’equilibrio tra numero di accessi, qualità della formazione e tempi di inserimento nel sistema sanitario non può essere lasciato all’improvvisazione.

Il segnale politico che arriva dal ministero è chiaro: i principi della riforma non si toccano, ma i meccanismi operativi sì. Nessun ritorno al passato, ma aggiustamenti mirati per evitare che un impianto pensato per essere più equo si trasformi in un boomerang.

La linea è stata ribadita anche poche ore prima, durante il question time in Commissione Cultura alla Camera. Qui Bernini ha respinto una delle accuse più diffuse: quella dell’“anno perso” per gli studenti. Secondo la ministra, si tratta di una fake news. Gli iscritti stanno accumulando crediti formativi, hanno avuto accesso gratuito ai materiali didattici e hanno versato solo un anticipo di 250 euro sulle tasse. Inoltre, hanno potuto iscriversi contemporaneamente a Medicina e a corsi affini, scegliendo più sedi.

Il calendario, ha spiegato Bernini, prevede due appelli d’esame, con attività formative che proseguiranno fino al 28 febbraio. I debiti formativi dovranno essere recuperati entro quella data, in base all’autonomia delle singole università, perché dal primo marzo partirà il secondo semestre. I voti dei due appelli confluiranno in una graduatoria unica: quelli del primo sono già noti, quelli del secondo arriveranno il 23 dicembre, con graduatoria definitiva entro gennaio.

Anche qui la ministra ha voluto smontare un altro punto critico: non serviranno necessariamente tre sufficienze piene. Le università potranno compensare eventuali insufficienze con debiti d’esame e formativi, strumenti già previsti dal 2004 e ora applicati per rendere il sistema, nelle intenzioni del ministero, più equo.

“Nessun posto resterà vuoto”, ha assicurato Bernini, respingendo le accuse di riforma fallimentare. La narrazione alternativa del ministero è chiara: si è passati da decine di migliaia di candidati bloccati fuori dai cancelli a studenti universitari a tutti gli effetti. Dal primo settembre, 55 mila studenti hanno aperto un fascicolo formativo; circa 24 mila entreranno in graduatoria per Medicina, gli altri confluiranno nei corsi affini.

Non sono mancate neppure le risposte alle polemiche sui presunti copiaggi. Secondo le verifiche di Cineca, con il supporto di Amazon, solo due compiti sarebbero finiti in rete dopo la conclusione delle prove. Le ricerche online di frasi simili alle domande d’esame sarebbero avvenute nel pomeriggio, quando le prove erano già terminate. In altre parole: niente irregolarità sistemiche.

Resta il nodo delle difficoltà emerse in alcune materie, in particolare Fisica, risultata ostica per molti studenti. Anche su questo punto Bernini ha ammesso che servirà un confronto con le università, chiamate a bilanciare l’esigenza di un’omogeneità nazionale con il rispetto dell’autonomia degli atenei, visto che le domande sono state predisposte da commissioni di docenti universitari.

La linea del ministero, in sintesi, è pragmatica ma rigida sui principi: la riforma non è intoccabile, ma nemmeno rinnegabile. Inclusività, “conservazione” dei percorsi e più opportunità per gli studenti restano i pilastri. Il resto si può correggere. Ma solo andando avanti, non tornando indietro.