Nel trionfo di retorica e miele che ha accompagnato la legittimazione delle “due madri”, c’è qualcosa di profondamente stonato. Non per un’antipatia preconcetta verso le coppie omosessuali – amare è legittimo, sempre – ma per l’enorme carico di ipocrisia che si nasconde dietro certe narrazioni moderne, costruite per apparire progressiste e solidali, ma che in realtà sono l’espressione di un egoismo senza precedenti.
Nel nome di un presunto “diritto alla genitorialità”, si accetta con leggerezza l’uso del corpo altrui – il ventre, il seme – come strumenti a servizio di un desiderio. Ma da quando desiderare equivale a meritare? Se due donne decidono di unirsi, dovrebbero avere la maturità di comprendere che quella unione non è, per sua natura, fertile. Non lo è biologicamente, non lo è naturalmente. E pretendere un figlio a ogni costo, magari ricorrendo a una surrogata o acquistando gameti, significa trasformare la vita umana in merce, e la genitorialità in un atto di consumo.
Domande scomode vengono volutamente ignorate: quanto costa un grembo? Si paga a settimana, a chilo, con bonus se si allatta? Si parla di “gesto caritatevole”, ma è evidente che dietro si cela un mercato squallido, accessibile solo a chi ha i mezzi – la casa a Cortina, non certo il monolocale in periferia. Altro che uguaglianza: questa è selezione di classe travestita da amore.
E quando quel bambino crescerà, quando chiederà come è stato concepito, quale verità gli verrà raccontata? Che è il frutto di un contratto? Che il padre è stato comprato o, peggio, venduto? Che il suo essere è nato da un “bisogno” che ha ignorato la sua identità futura?
Ben diversa è la situazione di chi cresce un figlio da solo per necessità, magari dopo una perdita o una separazione. Lì c’è un’origine reale, concreta, frutto comunque dell’unione tra un uomo e una donna. Perché, che piaccia o no, non esistono altre vie. L’umano nasce da uomo e donna. Tutto il resto è artificio.
Nel nostro Friuli, le famiglie sono spesso matriarcali. Le donne guidano casa e impresa, ma sempre all’interno di un equilibrio naturale tra i sessi. Un modello forte, concreto, che nulla ha a che vedere con le chimere moderne propinate da decenni di fiction americane e università in delirio ideologico.
Oggi la famiglia tradizionale, che sia patriarcale o matriarcale, resta l’unica vera risposta all’individualismo sterile che ci viene spacciato per libertà. Meglio soli che accompagnati da falsità.


