Nordio rilancia sulla riforma della giustizia: «Nessun attacco all'indipendenza dei magistrati»
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, difende senza esitazioni la riforma dell'ordinamento giudiziario e respinge le accuse di attentato all'autonomia della magistratura. Secondo lui, l'indipendenza dei giudici è tutelata «a chiare lettere nella Costituzione» e chi sostiene il contrario alimenta polemiche strumentali. Non manca una stoccata all'Associazione nazionale magistrati: «Capisco che i vertici dell'Anm siano contrari: nessun tacchino si candida al pranzo di Natale».
Sorteggio e correnti: «Molti magistrati sono favorevoli, anche se non lo dicono»
Nordio rivela che numerosi magistrati, lontano dai riflettori, appoggiano il sorteggio per l'elezione del Csm, considerato un modo per liberarsi dal peso delle correnti. Lo stesso procuratore Nicola Gratteri, osserva il ministro, «è favorevole» (in realtà Gratteri non condivide una virgola di questa riforma in base a quanto detto finora in ogni intervento sui media, ndr). Il vero nodo, ribadisce, è il condizionamento interno alla magistratura: «La carriera dipende dal Csm ed è influenzata dalle correnti: per chi non è iscritto diventa tutto più difficile».
Csm sdoppiato e Alta Corte: «Un sistema già pensato 30 anni fa»
La riforma prevede lo sdoppiamento del Csm in due organi distinti per giudici e pubblici ministeri, mentre la funzione disciplinare verrà affidata a un'Alta Corte. Un modello, ricorda Nordio, ispirato alla bicamerale di D'Alema degli anni '90. Esclude che questo ridimensioni l'autogoverno della magistratura: «È un organismo composto da figure altamente qualificate, garanzia contro lo strapotere delle correnti».
Il capo dello Stato presiederà entrambi i Csm, ma non l'Alta Corte, per evitare di affidargli anche responsabilità disciplinari «incompatibili con la sua alta carica».
Politica vs magistratura: «La politica deve riprendersi gli spazi che ha abbandonato»
Nordio rifiuta l'idea che la riforma aumenti l'influenza della politica sulla magistratura. Al contrario – sostiene – restituisce alla politica il suo ruolo costituzionale: «La magistratura non deve arretrare, è la politica che deve tornare a occupare gli spazi che ha abbandonato, a volte con codardia».
Quanto al rischio di derive autoritarie evocato dalle opposizioni, è netto: «L'unica disarticolazione è della logica. Attendo critiche razionali».
Caso Palamara e rapporto con la politica
Sul caso Palamara, il ministro afferma che la magistratura non ha ancora fatto piena chiarezza: «C'è ancora il coperchio su una pentola bollente. Finché non si va fino in fondo, è legittimo il sospetto sul cosiddetto “mercato delle vacche” nel Csm». Per Nordio, la credibilità del sistema passa dalla trasparenza totale.
Intercettazioni, garantismo e mafia: «Un ministro deve essere super partes»
Alle critiche su presunte norme “pro imputati” che ostacolerebbero la lotta alla mafia e alla corruzione, Nordio risponde che il suo compito è tutelare anche i diritti degli indagati: «Altrimenti si potrebbe giustificare qualsiasi abuso, persino la tortura».
Sull'obbligatorietà dell'azione penale, precisa che il governo non interverrà: «Non vogliamo che sembri una punizione verso i magistrati».
E Berlusconi? «Rivendico il copyright della separazione delle carriere»
Alla domanda sul fatto che la riforma sia stata dedicata a Silvio Berlusconi, Nordio precisa che l'idea della separazione tra giudici e pm e del sorteggio risale ai suoi scritti degli anni '90: «Mi permetto di rivendicarne il copyright».
Lavori in corso e obiettivi futuri
Il ministro assicura che l'efficienza della giustizia è già al centro dell'azione di governo. L'obiettivo è colmare entro il 2026 l'organico con 1.600 magistrati. Quanto al premierato, è convinto che l'iter sarà lungo, «ma anche la presidenza Meloni lo sarà».
Il passaggio più significativo dell'intervista è quello in cui Nordio - senza rendersene conto - dice:
«[La riforma] fa recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo».
In pratica, il ministro ammette di fatto che il ddl punta a evitare inchieste e processi a carico della classe dirigente. Di rimando, replica così a Nordio il segretario dell'ANM Rocco Maruotti:
"Sono d'accordo col ministro, serve a controllarci!"