I Portuali di Genova si uniscono alla flotta Freedom che salperà il 31 agosto verso Gaza
Si chiama Freedom Flotilla Coalition. Il 31 agosto, salperà dalla Spagna la più grande flotta di navi mai organizzata per rompere l’assedio di Gaza.
La flotta partirà dalla Spagna il 31 agosto, con decine di altre imbarcazioni che giungeranno dalla Tunisia e da altri Paesi il 4 settembre. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti e che è già uno schiaffo morale alle istituzioni e a chi avrebbe il potere di spezzare questa inutile strage.
E intanto arrivano altri ad unirsi ad una spedizione senza precedenti!
Porto di Genova 26 agosto 2025
..abbiamo risposto alla chiamata di Freedom flottiglia e ci siamo uniti a questa importante e consolidata avventura come ultimi arrivati, non è la prima volta che continuiamo una battaglia sul solco di chi ci ha preceduto, anche questa volta faremo del nostro meglio ,pensiamo che sarà un esperienza importante, difficile, piena di incognite ..
è così che il Calp - Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova ha manifestato la volontà di sostenere la missione navale.
La prima cosa fa fare e raccogliere quello che serve ,qui di seguito mettiamo alcuni appuntamenti di chi si sta adoperando allo scopo..
La seconda cosa da fare e riuscire ad arrivare a destinazione e questo lo vedremo, sicuramente ci proveremo…
Si avvicina la data di partenza dalla Spagna della flotta composta da navi provenienti da 44 paesi. Partiranno da Genova il 31 agosto anche i portuali di Genova, carichi di pacchi e aiuti umanitari raccolti da migliaia di volontari genovesi, unendosi a decine di altre imbarcazioni dall’Europa e dall’Africa, destinazione Gaza, in quella che definiscono “la più grande iniziativa umanitaria mai organizzata”.
Dopo aver bloccato diverse navi cariche d’armi per Israele (e non solo), i camalli genovesi hanno deciso di fare un passo in più e trasportare in prima persona beni di prima necessità a una popolazione vittima di genocidio.
“Vogliamo dimostrare che il porto di Genova è un porto civile e non di guerra. Vogliamo mandare il segnale che non solo blocchiamo armamenti, ma portiamo anche fisicamente aiuti alla popolazione palestinese”.