Mentre giornali e talk show distraggono con polemiche e teatrini politici, il Governo si prepara a tagliare l’IRPEF ai redditi tra i 28mila e i 60mila euro. Nessun beneficio, invece, per chi guadagna meno di 28mila euro lordi l’anno, ovvero lavoratori e pensionati che fanno i conti ogni giorno con bollette, affitti e spese alimentari.
La beffa è doppia: già il primo taglio IRPEF ha favorito i redditi più alti, lasciando ai redditi più bassi una miseria (massimo 10 euro al mese, o nulla sotto i 15mila euro). Ora si rilancia con un secondo taglio pensato solo per chi già sta meglio.
E i media? Zitti. Nessuna denuncia. Nessuna indignazione. La stampa tace perché a beneficiarne è proprio il pubblico che può permettersi di avere voce. Intanto, l’Italia reale viene ignorata: precari, pensionati al minimo, giovani sottopagati. Ancora una volta, la giustizia sociale resta fuori dall’agenda politica.


