a cura di Maurizio Pezzati ✍️
Il mito del paparazzo
Negli anni d’oro della stampa scandalistica, la figura del paparazzo era al centro dell’attenzione mediatica. Con macchine fotografiche nascoste, teleobiettivi potenti e motorini rombanti, i paparazzi inseguivano star del cinema, politici e volti noti per catturare momenti compromettenti o privati da vendere ai tabloid.
Da La Dolce Vita di Fellini al caso Lady Diana, i paparazzi sono stati protagonisti di una cultura voyeuristica che ha alimentato una vera e propria industria editoriale.
Ma nel 2025, che fine hanno fatto i cacciatori di scoop?
Una specie in estinzione?
Con l’avvento degli smartphone e dei social media, tutti sono diventati potenziali "paparazzi". Ogni persona con uno smartphone può immortalare un VIP al supermercato o in vacanza e pubblicarlo istantaneamente su Instagram o TikTok. La notizia non passa più dalla lente del fotografo professionista, ma si diffonde in tempo reale attraverso il web.
Questo ha ridotto drasticamente il lavoro dei paparazzi "classici", molti dei quali si sono reinventati come fotografi di eventi, reporter o addirittura influencer.
Il controllo dell’immagine
Oggi le celebrità controllano in modo capillare la propria immagine. Pubblicano in autonomia le foto private, annunciano gravidanze o rotture sentimentali direttamente sui propri canali, lasciando ben poco spazio alla fuga di notizie.
Alcuni ricorrono addirittura a team di fotografi e videomaker personali, scegliendo ogni singolo scatto da rendere pubblico. In questo contesto, il paparazzo diventa una figura quasi clandestina, spesso ostacolata da staff di sicurezza, leggi sulla privacy e aree VIP iperprotette.
Dove si nascondono i nuovi paparazzi?
I pochi che resistono operano in modo molto più discreto. Utilizzano droni, fotocamere nascoste in zaini, o si infiltrano tra il pubblico agli eventi più esclusivi. I luoghi prediletti? Aeroporti, ristoranti stellati, località turistiche di lusso.
Tuttavia, le immagini oggi devono essere davvero esplosive per valere qualcosa. L’offerta è talmente ampia e gratuita che solo uno scoop eccezionale (un tradimento clamoroso, un arresto, una rissa) riesce a fare notizia.
Quando il paparazzo diventa partner
Curiosamente, in molti casi i paparazzi non sono più "nemici" ma complici delle celebrità. Alcuni VIP, in cerca di visibilità, chiamano direttamente i fotografi per farsi riprendere in atteggiamenti costruiti o per rilanciare la propria immagine in momenti strategici.
In altri casi, agenzie e riviste stringono accordi con gli uffici stampa per organizzare finte "paparazzate" che garantiscono contenuti senza infrangere la privacy.
L’etica e i limiti
Il lavoro del paparazzo ha sempre sollevato interrogativi etici. È giusto fotografare una persona nel suo tempo libero? I figli dei VIP vanno tutelati?
Negli ultimi anni, le normative europee sulla privacy si sono fatte più stringenti, e molte testate giornalistiche evitano di pubblicare materiale ottenuto con mezzi discutibili. Il confine tra informazione e violazione è sempre più sottile.
Il paparazzo 2.0: tra nostalgia e adattamento
Alcuni fotografi storici rimpiangono i tempi in cui un solo scatto poteva valere migliaia di euro. Oggi, il guadagno è incerto e frammentato. Tuttavia, chi ha saputo adattarsi ha trovato nuove strade:
Collabora con produzioni televisive e reality;
Realizza reportage fotografici per blog e magazine online;
Sfrutta le potenzialità del content marketing.
Il mestiere del paparazzo non è morto, ma si è trasformato. Non più cacciatore solitario, ma parte di un ecosistema comunicativo più complesso e regolamentato.
Il futuro dello scoop
In un mondo dove tutti sono osservati e osservatori, la vera esclusiva è la normalità. La foto rubata non è più la chiave del successo editoriale, ma un tassello secondario in un mosaico costruito da algoritmi, engagement e narrazioni curate.
Eppure, qualcosa resiste: il fascino della verità scomoda, dello scatto non autorizzato, dell’umanità non filtrata. Finché ci sarà fame di realtà dietro le apparenze, ci sarà sempre qualcuno pronto a rischiare per uno scoop.


