Queste, riassunte in un comunicato diffuso da Palazzo Chigi, le disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile (decreto-legge) approvate ieri dal Consiglio dei Ministri:
Per i minori che hanno compiuto i quattordici anni è introdotta una presunzione di imputabilità: la capacità di intendere e di volere si presume fino a prova contraria. Anche ai minorenni si applica l’arresto in flagranza differita. Le norme sul processo penale minorile sono adeguate di conseguenza, anche in materia di misure cautelari. Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili. Quando un minore, anche non imputabile, partecipa a determinati reati, a chi esercita la responsabilità genitoriale si applicano sanzioni amministrative, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Sono inoltre agevolate le procedure per il risarcimento dei danni: per quelli a beni pubblici può disporlo direttamente il prefetto, mentre i privati danneggiati possono ottenerlo più rapidamente con un decreto ingiuntivo.Per garantire che la libertà di manifestare si eserciti in sicurezza, è introdotto il delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Il delitto punisce chi, nel corso di manifestazioni, partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone. Pene più severe sono previste per chi organizza o promuove il gruppo o istiga alle violenze, anche mediante strumenti informatici o telematici.È inoltre introdotta una specifica aggravante per il danneggiamento commesso da un gruppo organizzato di almeno cinque persone. Le pene aumentano anche per alcune ipotesi di devastazione e saccheggio e per l’attentato a impianti di pubblica utilità commessi nel corso di manifestazioni. Per tutti questi delitti è consentito l’arresto in flagranza differita. Sono rese procedibili d’ufficio anche le lesioni personali cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni.Sul piano della prevenzione, l’accompagnamento e il trattenimento presso gli uffici di polizia per un massimo di 12 ore (cosiddetto “fermo preventivo”), già previsti in occasione di manifestazioni, sono estesi alle specifiche operazioni di polizia svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone. Si applicano, anche nei confronti dei minorenni, ai soggetti per i quali, sulla base di elementi concreti, vi sia fondato motivo di ritenere che attuino condotte di concreto pericolo per la sicurezza. Restano ferme le garanzie vigenti, comprese le specifiche tutele previste per i minori. Il questore può inoltre disporre il divieto di radunarsi con persone determinate in luoghi specificamente individuati, per una durata non superiore a un anno, anche nei confronti di minori che hanno compiuto i quattordici anni. Il divieto si applica a chi abbia tenuto in gruppo comportamenti intimidatori o violenti e sia già stato destinatario di provvedimenti di prevenzione o condannato per delitti contro la persona o il patrimonio.Per consentire la convalida degli arresti nei termini di legge in occasione di eventi con un numero rilevante di arresti, è prevista una procedura accelerata per l’applicazione di magistrati agli uffici giudiziari interessati.Infine, fino al 31 dicembre 2026, il contingente delle Forze armate impiegato per il controllo del territorio (Strade sicure) è incrementato di 500 unità per la città di Milano.
In pratica, si è trattato solo di inasprire (inutilmente) norme già esistenti che la propaganda di governo cerca di smerciare - ai non istruiti - come essenziali per combattere le manifestazioni violente. Vediamone i principali esempi...
Devastazione e saccheggio durante le manifestazioni
Già previsto: articolo 419 del codice penale, che punisce la devastazione e il saccheggio con la reclusione.
Che cosa cambia: il decreto annuncia un inasprimento per le condotte commesse in gruppo e l'estensione della flagranza differita. Non viene inventato da zero il reato di devastazione e saccheggio.
Aggressioni e lesioni agli agenti di polizia
Già previsto: articoli 582 e 583 del codice penale per le lesioni personali; articolo 336 per la violenza o minaccia a pubblico ufficiale e articolo 337 per la resistenza a pubblico ufficiale.
Che cosa cambia: secondo le ricostruzioni del provvedimento, le lesioni agli agenti diventerebbero procedibili d'ufficio in tutti i casi, superando i limiti attuali della procedibilità per le ipotesi meno gravi. La condotta aggressiva non è nuova: cambia il regime con cui si procede penalmente.
Furti nei negozi e saccheggi
Già previsto: articolo 624 del codice penale per il furto; articolo 625 per le circostanze aggravanti; articolo 628 per la rapina, quando ricorrono gli elementi previsti dalla legge.
Che cosa cambia: chi sottrae merce o la prende con violenza o minaccia può già essere perseguito. Le nuove misure puntano a rafforzare le conseguenze per i saccheggi in gruppo e le modalità di intervento.
Danneggiamento di negozi, veicoli e beni pubblici
Già previsto: articolo 635 del codice penale, che disciplina il danneggiamento, comprese specifiche ipotesi aggravate.
Che cosa cambia: l'eventuale aumento di pena per il danneggiamento commesso in gruppo o nel contesto di manifestazioni violente costituisce un aggravamento della disciplina, non la prima introduzione del divieto.
Lancio di pietre, bastoni e altri oggetti pericolosi
Già previsto: a seconda delle circostanze, possono applicarsi le norme sulle lesioni personali, sul tentato omicidio, sulla violenza o minaccia e sui reati contro l'incolumità pubblica.
Che cosa cambia: il nuovo reato annunciato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche mira a colpire anche una specifica condotta collettiva pericolosa, con una pena annunciata fino a cinque anni e una multa fino a 20.000 euro. Non è però una semplice duplicazione: la nuova fattispecie potrebbe consentire di punire la partecipazione qualificata anche senza dover dimostrare tutti gli elementi di un altro reato.
Organizzazione delle manifestazioni violente attraverso i social
Già previsto in parte: gli articoli 414 e 415 del codice penale disciplinano rispettivamente l'istigazione a delinquere e l'istigazione a disobbedire alle leggi o all'odio fra le classi sociali, nei rispettivi ambiti applicativi. Possono inoltre rilevare le norme sul concorso nel reato.
Che cosa cambia: il decreto annuncia una fattispecie autonoma, con pene indicate fra quattro e dodici anni, per chi promuove la formazione di gruppi destinati alle manifestazioni violente. La nuova norma potrebbe ampliare la punibilità rispetto alle fattispecie già esistenti.
Flagranza differita per nuovi reati legati ai cortei
L'articolo 382-bis del codice di procedura penale già prevede la flagranza differita per determinate fattispecie. L'estensione a ulteriori reati è una novità procedurale.
Fermo preventivo di minorenni tra 14 e 17 anni
Non è un reato, ma una misura preventiva. L'estensione ai minorenni amplia i poteri delle autorità. Provvedimento già varato per gli adulti e mai attuato per esigenze pratiche, di carattere organizzativo e procedurale a causa della carenza di personale nelle forze dell'ordine,
Misure cautelari per minorenni di età superiore a 16 anni anche se interferiscono con percorsi educativi
Le misure cautelari minorili esistono già, ma sono soggette a regole e finalità specifiche. L'eventuale modifica non equivale a introdurre un nuovo reato.
Responsabilità economica dei genitori per i danni causati dai figli
La responsabilità civile dei genitori per i fatti illeciti dei figli minorenni è già disciplinata dall'articolo 2048 del codice civile, con i relativi presupposti. Un nuovo meccanismo di accertamento o risarcimento può tuttavia cambiare la procedura.
E tutto questo perché Meloni non è in grado si assumere personale tra poliziotti e carabinieri, da tempo sotto organico. Voleva trasformare dei militari in poliziotti, ma le hanno spiegato che non è possibile. Così i 500 militari che stazioneranno nel capoluogo lombardo avranno il compito di fare quelle che, in genere, si chiamano belle statuine!
Alla fine, il copione è sempre lo stesso: si prendono comportamenti che il codice penale già punisce, si annunciano nuove strette, si evocano emergenze e si confeziona l'ennesimo decreto sicurezza da vendere come una prova di fermezza. Il risultato è un'operazione di propaganda che confonde deliberatamente l'inasprimento delle pene con la soluzione dei problemi, come se bastasse moltiplicare divieti e sanzioni per rendere le città più sicure.
Ma la sicurezza non si costruisce a colpi di slogan: richiede prevenzione, personale, risorse, indagini efficaci e una giustizia capace di funzionare. Tutto il resto è teatro politico, con il governo che recita la parte del pugno di ferro davanti alle telecamere e offre al proprio elettorato il consueto spettacolo muscolare. Cambiano i titoli, si rispolverano vecchie norme, si promettono pene più severe, ma il messaggio resta quello di sempre: far credere di fare qualcosa, senza necessariamente risolvere nulla. L'ennesima pagliacciata securitaria, insomma, confezionata per raccogliere consenso più che per garantire sicurezza.
Ma c'è una domanda ancora più scomoda che il governo dovrebbe affrontare. Che risposta ha dato Giorgia Meloni alla moltitudine di cittadini che, scendendo pacificamente in piazza, chiedono e continuano a chiedere soluzioni concrete al caro vita, diventato per troppe famiglie insostenibile? A chi fatica a pagare le bollette, a fare la spesa, ad arrivare alla fine del mese, non bastano conferenze stampa, annunci muscolari e nuove norme presentate come la soluzione di ogni emergenza. Servono risposte economiche concrete, interventi efficaci e la volontà politica di affrontare i problemi quotidiani delle persone.
E allora la domanda diventa inevitabile, amara e persino inquietante: per ottenere l'attenzione delle istituzioni bisogna davvero arrivare a spaccare tutto? Perché se le proteste pacifiche, anche quando coinvolgono numeri enormemente superiori, non ricevono risposte proporzionate alla gravità delle richieste, mentre gli episodi di violenza diventano l'occasione per monopolizzare il dibattito politico, il rischio è quello di trasmettere un messaggio devastante: che la protesta civile non serva e che soltanto il disordine riesca a conquistare le prime pagine. Naturalmente, la violenza non è una risposta legittima né può diventare uno strumento per ottenere ascolto. Ma proprio per questo la politica dovrebbe dimostrare di saper ascoltare prima che la disperazione e la rabbia degenerino.
La sicurezza non si costruisce a colpi di slogan: richiede prevenzione, personale, risorse, indagini efficaci e una giustizia capace di funzionare. E richiede anche sicurezza economica e sociale, perché la dignità di una famiglia che non riesce più a sostenere il costo della vita è una questione concreta, non un dettaglio da relegare ai margini dell'agenda politica.
Alla fine, il problema è tutto qui: vecchie norme ripresentate come nuove soluzioni, pene più severe annunciate come trofei e un dibattito pubblico che rischia di concentrarsi sulla repressione, lasciando sullo sfondo le ragioni del malcontento. Cambiano i titoli, si rispolverano le leggi, si alza il volume della propaganda. Ma se i problemi restano irrisolti, che cosa si è davvero ottenuto? Il governo potrà rivendicare la propria fermezza; i cittadini, però, continueranno a fare i conti con il costo della vita. E chiamare tutto questo «sicurezza» non basta a trasformare gli annunci in soluzioni. È proprio questa distanza fra la retorica del pugno di ferro e la realtà quotidiana delle persone che merita di essere messa sotto accusa.


