L'ultima deriva autoritaria di Donald Trump non è più un'allusione o un rischio teorico: è una realtà concreta che minaccia la democrazia americana. Mercoledì scorso, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato l'ennesimo attacco contro funzionari eletti, chiedendo apertamente l'arresto del sindaco di Chicago, Brandon Johnson, e del governatore dell'Illinois, JB Pritzker. Entrambi sono democratici e nessuno dei due è stato accusato di crimini: la loro “colpa” è essersi opposti alla brutale repressione dell'immigrazione voluta dall'amministrazione Trump e alla presenza di truppe militari nelle città governate dai Democratici.
Johnson, primo cittadino nero della terza città più grande d'America, ha firmato un ordine esecutivo che crea una “zona libera da ICE”, vietando agli agenti federali dell'immigrazione di usare proprietà comunali per operazioni coercitive. Una misura di buon senso e di tutela dei diritti civili, che Trump ha definito come un crimine meritevole del carcere.
Pritzker, possibile candidato democratico alla presidenza nel 2028, si è unito alla resistenza: “Trump chiama all'arresto di rappresentanti eletti che controllano il suo potere. Cos'altro resta sulla strada verso il pieno autoritarismo?”, ha dichiarato.
Quello che stiamo vedendo non è politica: è una campagna di terrore istituzionale. Trump usa il potere federale per intimidire e colpire chiunque osi contraddirlo. L'ex direttore FBI James Comey, suo nemico politico di lunga data, è stato perseguito con accuse infondate di falsa testimonianza e ostacolo a un'indagine del Congresso. Nessuno dei suoi oppositori ha commesso reati, eppure vengono trattati come criminali.
Nel frattempo, il sistema giudiziario in alcuni casi ha frenato la sua brama di militarizzazione: un giudice federale ha stabilito che l'ICE ha violato un accordo del 2022 limitando la possibilità di arresti senza mandato in alcuni stati del Midwest. Ma Trump non si ferma: centinaia di soldati della Guardia Nazionale del Texas sono stati ammassati fuori Chicago, pronti a entrare in città non per proteggere la popolazione, ma per intimidire amministrazioni e comunità locali. Altri dispiegamenti sono stati minacciati a Portland, Memphis e persino Los Angeles e Washington D.C., nonostante i dati dimostrino che la criminalità violenta nelle città statunitensi è in calo.
La retorica di Trump è chiara: ogni opposizione politica, ogni limite legale o giudiziario, ogni critica alla sua gestione è interpretata come un attacco personale da reprimere con la forza. La militarizzazione interna non è mai stata così vicina: l'uso della Guardia Nazionale e la minaccia di invocare leggi anti-insurrezione per aggirare i tribunali segnano un pericoloso precedente.
In un Paese che si vanta della sua democrazia, l'arresto di sindaci e governatori per motivi politici, la persecuzione giudiziaria dei critici e la militarizzazione delle strade rappresentano un abuso di potere senza precedenti. Non si tratta più di opinioni divergenti: è un attacco sistematico ai diritti civili, alla separazione dei poteri e alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Se l'America non reagisce ora, domani sarà troppo tardi. La resistenza non è più un'opzione: è un dovere morale contro la deriva autoritaria.


