“Noi dobbiamo vincere questa battaglia.
Dobbiamo vincerla assolutamente.
Utilizzate tutti i mezzi possibili per convincere la gente.
Parlate con i vostri amici, con i vostri parenti, con i vostri conoscenti.
Utilizziamo anche questi mezzi, perché dobbiamo vincere questa battaglia.
Se serve, utilizzate anche il solito sistema… il sistema clientelare.”
AldoMattia, parlamentare di FdI, durante un incontro pubblico a Genzano di Lucania per la campagna del Sì

Un video circolato nelle ultime ore sta sollevando un’ondata di polemiche politiche in Basilicata e non solo. Al centro della bufera c’è il deputato lucano di Fratelli d’Italia, Aldo Mattia, ripreso durante un incontro pubblico a Genzano di Lucania mentre parla apertamente di utilizzare il “solito sistema clientelare” per raccogliere voti a supporto del Sì per il prossimo referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

Le immagini, diffuse sui social, mostrano un momento dell'incontro che ha avuto luogo della sezione locale del partito guidato da Giorgia Meloni. Nel passaggio più contestato si sente chiaramente l’invito a mobilitare reti personali e familiari per convincere gli elettori.

Secondo quanto emerge dal video, il riferimento è esplicito: fare leva su rapporti di parentela, amicizie e favori personali per ottenere consenso politico. In sostanza, il meccanismo classico del clientelismo, evocato senza imbarazzo davanti ai presenti.

Il passaggio che fa Il punto più controverso è l’invito a utilizzare quello che viene definito “il solito sistema”. Un’espressione che nel linguaggio politico italiano richiama pratiche ben note: chiedere voti appellandosi ai favori ricevuti o ai legami familiari.

Il concetto viene spiegato con esempi altrettanto diretti:
“Fammi questo favore perché sei mio cugino” oppure “Aiutami perché io ne ho fatti già tanti a te”.

Parole che per molti osservatori suonano come una legittimazione esplicita di pratiche clientelari. Un modello di costruzione del consenso che non si fonda su programmi, idee o confronto politico, ma su relazioni personali e scambi di favori.

Il video ha immediatamente alimentato critiche e indignazione. L’accusa rivolta al deputato è quella di aver descritto la politica come una rete di scambi personali, anziché come uno spazio di confronto democratico. Tra l'altro, la campagna del Sì si basa sulla correttezza dei magistrati mentre, invece, quella dei politici evidentemente non è richiesta!

Per i critici si tratta di un messaggio devastante: il voto trasformato in moneta di scambio, la cittadinanza ridotta a un sistema di debiti e favori. Un’idea di politica che, sostengono, mortifica il principio del merito e il valore della partecipazione libera.

A rendere il caso ancora più esplosivo, secondo gli oppositori, è l’assenza di una presa di posizione ufficiale da parte dei vertici di Fratelli d’Italia.

Né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, leader del partito, né la sorella Arianna Meloni, figura chiave dell’organizzazione interna, hanno commentato pubblicamente l’episodio.

Un silenzio che gli avversari politici interpretano come imbarazzo o come una scelta di non intervenire su una vicenda che rischia di alimentare ulteriormente la polemica.

Al di là delle polemiche di giornata, la vicenda riporta al centro un tema antico della politica italiana: il clientelismo.

Un sistema che storicamente ha segnato molte realtà locali e che consiste nello scambio implicito tra consenso elettorale e favori personali, spesso fuori da qualsiasi logica di interesse pubblico.

Proprio per questo, sottolineano i critici, il caso sollevato dal video non è soltanto una polemica locale. Tocca una questione più ampia: la credibilità delle istituzioni e il rapporto di fiducia tra cittadini e politica.

Perché, ricordano in molti, in una democrazia il voto dovrebbe essere libero, consapevole e fondato su idee e programmi. Non su debiti personali o relazioni familiari.